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venerdì, Aprile 19, 2024

Il Cile verso l’approvazione di una nuova costituzione ecologica. Le speranze degli attivisti

Il 4 settembre, attraverso un plebiscito, le cittadine ed i cittadini cileni saranno chiamati ad approvare o respingere la nuova costituzione. Il documento acquisisce moltissime richieste del movimento femminista e dei diritti sociali, dai popoli originari del Paese, nonché dai movimenti ecologisti. Il reportage

Emanuele Profumi
Emanuele Profumi
Emanuele Profumi, è dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista free lance. Collabora con diverse università italiane ed europee. Ha scritto e pubblicato per riviste italiane (es: Micromega, Left, La Nuova Ecologia) e straniere (es: Le Monde Diplomatique) ed è stato anche corrispondente estero per alcuni giornali e riviste italiani (Londra, Parigi, Atene, Messico). In Italia ha già pubblicato una trilogia di reportage narrativi (le "Inchieste politiche") sul tema del cambiamento sociale e politico: sul Cile (Prospero, 2020), sulla Colombia (Exorma, 2016) e sul Brasile (Aracne, 2012). È professore di "Storia della pace in Epoca Contemporanea" presso l'Università di Pisa e "Scienza della politica" presso l'Università della Tuscia (Viterbo), e scrive e pubblica saggi filosofici. L'ultimo libro di filosofia è una curatela realizzata insieme all'importante filosofo italiano Alfonso Maurizio Iacono (Ripensare la politica. Immagini del possibile e dell'alterità. Ets 2019).

In Cile sta succedendo qualcosa di eccezionale. Dopo la grande rivolta del 2019, l’Estallido Social, si è innescato un nuovo processo costituente che ha visto, nel 2020, l’approvazione dell’80% dei cileni e delle cilene nell’archiviare la costituzione del 1980 voluta da Pinochet, e che il 4 settembre vedrà il suo momento finale. Quello che viene chiamato “Plebiscito di uscita”. Ossia un referendum per approvare o rifiutare la costituzione messa in piedi da 155 padri e madri costituenti, dopo un anno di lavoro fitto e ininterrotto che ha coinvolto quasi 2 milioni di persone attraverso meccanismi consultivi e propositivi, e un meccanismo istituzionale che ha sancito un dialogo continuo tra loro e il resto della popolazione politicamente attiva e consapevole.

Una costituzione ecologica

Al di là del risultato finale, la nuova proposta costituzionale è sicuramente un fatto storico di prima importanza da diversi punti di vista: per la prima volta acquisisce moltissime richieste del movimento femminista (come la parità salariale, una sua maggiore presenza nelle istituzioni pubbliche e private, il diritto all’aborto, il riconoscimento del lavoro di cura e del lavoro domestico), del movimento per l’affermazione dei diritti umani (che diventano il centro dell’intero sistema giuridico, e il principio a cui si devono sottomettere anche le forze armate e quelle di polizia), delle rivendicazioni dei popoli originari del Paese (prima di tutto dei mapuches, dato che viene trasformato lo Stato unitario in Stato Plurinazionale), e dei movimenti per l’affermazione dei diritti sociali, come gli studenti o i sindacati (si crea una specie di Welfare State di nuova generazione, capace di creare un’educazione, una sanità, un sistema pensionistico, pubblico e di qualità).

Ma è sul piano delle rivendicazioni storiche dei diversi movimenti ecologisti, e su quello delle necessarie risposte alla crisi ecologica, che la proposta cilena brilla di una luce eccezionale. “Almeno a partire dal 2015 la coscienza sulla crisi ecologica è diventata sempre più grande in Cile,  così come la pressione della cittadinanza per migliorare la protezione ambientale. “Nel 2019, prima dell’Estallido Social, c’è stata una grandissima mobilitazione sul problema del clima, perché il Cile aveva ospitato la COP25 (Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ndr), e questo ha posto nell’agenda pubblica la questione ambientale. In ogni regione del Cile, tra l’altro, esistono delle resistenze territoriali alla devastazione ambientale portata dal sistema economico, dei conflitti socio-ambientali. Tutto ciò è stato assorbito con forza prima di tutto durante l’Estallido Social, e poi con l’elezione dei costituenti. La metà dei candidati indipendenti che sono entrati nella Convencion Constitucional che ha redatto la nuova Carta Magna, erano leader ambientali”, afferma a questo proposito Ezio Costa, professore di diritto e regolazione ambientale presso l’Universidad de Chile e membro del direttivo dell’ong ecologista Fima. Lo incontriamo nel suo ufficio di questa ong, per farci spiegare la novità epocale della proposta cilena.

“Questa è una costituzione ecologica, perché esiste una struttura giuridica che ristabilisce nel suo complesso la corretta relazione tra l’essere umano e la natura. Indipendentemente dalla bontà di questa o quella norma specifica. Il grande risultato è proprio questa struttura generale, che si basa su due presupposti principali: in primo luogo che esiste una crisi climatica ed ecologica, e in secondo luogo che l’essere umano è parte indivisibile della natura. È su questo che si costruisce la nuova relazione” chiarisce ancora Costa, davanti a un thè di cortesia.

La nuova costituzione si pone l’obiettivo, in effetti, di generare questa nuova relazione a partire da regole giuridiche, alcune delle quali già presenti in altre costituzioni come quelle di Ecuador e Bolivia: “Principi, diritti, organismi e limiti all’uso dei beni naturali (che è forse ciò che è più innovativo), sono presenti in diversi articoli costituzionali”, continua Costa. “I principi servono per affermare la giustizia ambientale, la solidarietà intergenerazionale, il buen vivir, per prevenire il danno ambientale, etc, e fanno riferimento a nuovi doveri dello Stato. I diritti si rivolgono all’ambiente sano ed ecologicamente equilibrato, all’accesso all’acqua, all’aria pulita, e a quelli che si possono chiamare ‘diritti di accesso’ in materia ambientale (accesso alla giustizia, partecipazione civica, e all’informazione). Per affermare i limiti che dobbiamo rispettare quando usiamo la natura, vengono sanciti i ‘diritti della natura’ e i ‘beni comuni naturali’. Essa diventa un soggetto di diritto, e oltre ad avere un’importanza epistemica e simbolica, significa praticamente che essa ha diritto di esistere nel suo ciclo, processo e funzione, e che, se subisce dei danni, ha diritto ad essere curata e rigenerata. In sostanza, viene sancito che non abbiamo alcun diritto a danneggiarla e a farla scomparire. Le nostre attività sono libere sino a quando il carico che stiamo generando sull’ecosistema può essere sostenuto, ossia fino a che non diventa distruttivo. A questo limite ecocentrico se ne affianca un altro, più antropocentrico, quello dei beni comuni naturali. Vengono definiti questi beni (il mare, la montagna, l’aria, etc) come comuni, ossia che non sono nostri, della generazione attuale, perché non sono dei beni di cui ci si può appropriare. Perciò non possiamo disporne fino a esaurirli, eliminandoli per le generazioni future. Per rafforzare tutto questo, diamo allo Stato il ruolo di custode di questi beni”, ragiona Costa sintetizzando l’importanza dell’approccio generale e della struttura ecologica della nuova costituzione.

In merito agli organismi per la difesa di questi beni e diritti, il testo costituente, in effetti, si dota di un’importante istituzione, “La Defensoria de la Naturaleza” (art. 148-49-50). Un organo autonomo, con una specifica personalità giuridica e un’autonomia finanziaria, capace di promuovere e difendere i diritti e i doveri che ha ricordato Costa, tanto nei confronti dei privati quanto nei confronti dello Stato. Inoltre, ci sono diversi articoli che pongono limiti ambientali alla produzione e allo sfruttamento delle risorse naturali, così come si sottolinea che le questioni ecologiche devono essere prese in considerazione, e difese, da tutti gli ambiti dello Stato (dal comune alla regione, dalla sanità al lavoro, etc).

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Foto Emanuele Profumi

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Superare il neoliberismo

In uno dei tanti incontri pubblici organizzati in queste settimane a Santiago del Cile, che pullula di manifesti, murales ed eventi organizzati dal basso, dai partiti e dai movimenti che sostengono la nuova Costituzione, e che cercando di ribaltare i sondaggi di opinione che danno l’Apruebo sconfitto di almeno 9%, Alberto Acosta, economista e Presidente della costituzione ecuadoriana del 2008, in cui per la prima volta nel mondo vengono riconosciuti i “diritti della natura”, prende la parola pubblicamente per portare sostegno e solidarietà internazionale al processo.

“Ci sono molti elementi che mettono in discussione il modello neoliberista nella nuova Costituzione. Viene abbandonata, per esempio, la definizione di individuo come produttore e consumatore, e viene meno l’individualismo che ha caratterizzato la sua ragione d’essere”, dice ad EconomiaCircolare.com a margine dell’evento. “Si mette in discussione la relazione con una natura considerata in funzione dello sviluppo o come oggetto di cui uno si può appropriare. Ciò avviene perché nella Costituzione si riconosce il valore di tutti gli esseri viventi, indipendentemente dall’utilità che hanno per gli esseri umani. Questo dovrebbe aprire, tra le altre cose, la possibilità di una de-mercantilizzazione della natura”, ci indica con un certo entusiasmo.

Costa sembra condividere uno degli slogan che stanno circolando per convincere la popolazione incerta a votare a favore della nuova Carta Magna: “Il neoliberismo comincia e finisce in Cile”. Guardando bene il teso, in effetti, è difficile dargli torto, perché la proposta è chiaramente contraria ai principi dello sfruttamento dei beni comuni naturali. Vengono sanciti, in particolare, due statuti specifici completamente contrari alle regole del mercato globale per come le abbiamo conosciute sino ad oggi. Da una parte, lo Statuto dei minerali dà allo “Stato il dominio assoluto, esclusivo, inalienabile e imprescindibile di tutte le miniere e le sostanze minerarie, metalliche, non metalliche e i depositi di sostanze fossili e degli idrocarburi presenti nel territorio nazionale”, si legge chiaramente nell’articolo 145. Dall’altra parte, lo Statuto dell’acqua (art.140-41-42-43-44), impone che lo Stato metta in piedi un sistema di governance partecipativo e decentralizzato, a partire dalla gestione diretta delle fonti d’acqua. Essa diventa un diritto umano con una sua specifica Agenzia nazionale volta a difenderne il carattere non commerciale.

Rodrigo Faundes, capo di gabinetto del governatore della regione di Valparadiso, dirigente del più importante movimento cileno per l’acqua pubblica, Modatima, sottolinea un altro aspetto contrario al neoliberalismo presente nella nuova proposta giuridica: “In caso di conflitti tra istituzioni (regionali, statali, comunali), la logica della governance neoliberista si potrebbe superare in base ad una governance democratica che parta dalla comunità, che faccia dialogare questo livello con quello degli interessi nazionali”, mi dice mentre mi indica il grande porto industriale di Valparadiso da una finestra del suo ufficio, e ipotizzando che si possa creare un conflitto ambientale tra gli interessi dello Stato (dato che è uno dei porti strategici del Paese) e quelli della città.

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Foto Emanuele Profumi

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Una corsa contro il tempo

Mentre la destra contraria alla nuova costituzione sta facendo una delle più discutibili campagne di fake news della storia del Paese, il centro-sinistra favorevole ad una nuova costituzione, ma contrario a questa proposta specifica, riunito nel movimento de los amarillos (i gialli), cerca di convincere come può la grande maggioranza degli indecisi con appelli pubblici e interventi sui giornali e sulle tv. Ciò che viene maggiormente contestato non è l’approccio ecologico né le proposte femministe, bensì l’assetto politico dello Stato (che smette di essere bicamerale e sancisce una supremazia della politica sulla giustizia) e lo Stato Plurinazionale (che non viene accettato per via della radicale regionalizzazione portata avanti dall’Autonomia territoriale, culturale e politica). La posta in gioco è la parte della popolazione de-politicizzata, che dovrà recarsi alle urne perché è stato deciso che il voto di settembre sarà obbligatorio. Ciò rende il suo possibile esito altamente incerto.

La campagna dell’Apruebo, invece, è principalmente una campagna informativa. Gli argomenti a favore vengono tutti ricondotti agli articoli innovativi, come quelli che abbiamo appena ricordato.

Come tutti i padri e le madri costituenti che stanno andando su e giù per quartieri, paesi, città e regioni per spiegare la bontà della nuova proposta, anche Valentina Miranda Arce, la più giovane donna (22 anni) ad essere eletta come costituente nel distretto 8 della Regione metropolitana di Santiago, comunista, femminista ed ecologista, non ha dubbi sulla bontà del lavoro svolto: “La Convencion è stata la prima vera istituzione democratica che ha conosciuto il Paese. Finalmente stiamo mettendo un punto finale all’ultimo vestigio ereditato dalla dittatura, che è la costituzione di Pinochet. È stato davvero emozionate aver visto quello che ha implicato la partecipazione di tutti i settori della società a questo processo costituente. A questo proposito basta ricordare che, per la prima volta nel Paese, è stato fatto un registro di persone non binarie (né uomo né donna, ndr), per farli partecipare. Stiamo parlando di 21 mila persone. Questo riconoscimento storico ha permesso loro di partecipare alla proposta di norme specifiche per difenderne i diritti”, dice con orgoglio al margine di un incontro organizzato in un giardino pubblico nella Comuna di Ñunoa, a Santiago.

“Il Rechazo (rifiuto, ndr) ha un anno di vantaggio (inizia al momento dell’insediamento della Convencion, ndr) rispetto alla nostra campagna . Con il mio gruppo politico abbiamo fatto uno studio su quanto ha investito la destra nella campagna elettorale. Sembra che sia un milione di dollari, se consideriamo l’ultimo periodo, da quando è finita la Convencion (il 4 di Luglio del 2022, ndr). Sono moltissimi soldi. Non dobbiamo dimenticare chi sono i padroni che fanno fare le inchieste. Credo che noi che facciamo attività di strada, che ci mettiamo a parlare con i vicini, che facciamo volantinaggio, chiarendo i dubbi che sorgono nei nostri incontri, abbiamo il polso della situazione. Sono convinta che vincerà l’Apruebo e che la maggioranza dei cileni hanno maturato l’idea che questa è la migliore scelta. Anche se ci sarà un risultato sul filo di lana. Dobbiamo lottare per ogni singolo voto. Sono convinta che i giovani e le donne, alla fine, si mobiliteranno per un futuro migliore”, mi dice sorridendo e con gli occhi che scintillano.

Insomma, tutto si giocherà nelle ultime settimane. Una corsa contro il tempo per convincere la “zona grigia” di cui parlava Primo Levi. La cui esistenza non è solo determinante nel momento in cui una società cade nell’abisso della brutalità, ma anche per potersene liberare. Il processo di politicizzazione della società cilena, in fondo, si deve confrontare con la de-politicizzazione radicale ereditata dalla dittatura e dal sistema neoliberista. Il 5 Settembre si aprirà una nuova fase del lungo parto democratico iniziato con gli anni ’90.

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