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lunedì, Maggio 27, 2024

Città circolari, qualcosa si muove: le 40 virtuose del rapporto ICLEI

Il rapporto della piattaforma di amministrazioni locali impegnate nella sostenibilità urbana (ICLEI) evidenzia passi avanti e ostacoli nella transizione circolare delle città. Raccontando quaranta esempi virtuosi in Europa. Compresi due casi in Italia: Genova e La Spezia.

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Le città europee hanno avviato la transizione verso l’economia circolare e ovunque aumentano le politiche per sostenere il percorso. È un quadro positivo quello che emerge dal rapporto “Circular Cities Declaration”, appena pubblicato da ICLEI, ong internazionale di amministrazioni locali per la sostenibilità, con la collaborazione della Ellen MacArthur Foundation. All’interno si trovano tanti esempi virtuosi di città, di piccole o grandi dimensioni, che stanno guidando il processo. E c’è spazio anche per l’Italia, con Genova e La Spezia incluse nella lista delle quaranta città analizzate nel rapporto e firmatarie della dichiarazione finale.

Dove non troviamo solo prese di posizione di principio sulla necessità di abbandonare l’economia lineare soprattutto negli affollati contesti cittadini, ma puntuali analisi sui trend della transizione e soppesate valutazioni delle sfide comuni e ostacoli nel passaggio all’economia circolare. Il cuore, tuttavia, sono i quaranta casi studio in cui si raccontano le diverse soluzioni e i progetti circolari avviati. Perché saranno le città a guidare in prima linea la transizione. E perché altre città possano conoscerle e replicarle. L’obiettivo, infatti, è di superare i 150 firmatari entro il 2025.

Quali sono i trend dell’economia circolare nelle città

“È la valutazione più ampia mai realizzata delle pratiche di economia circolare nelle città europee”, spiega Carolina Innella di Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che a sua volta fa parte del network Ecera, tra i firmatari del documento: “Il rapporto ha identificato otto trend chiave per l’attuazione della circolarità nelle aree urbane europee, nonché i quattro principali ostacoli che rallentano il passaggio a un’economia circolare”, riassume.

“Dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità, attraverso la crescente instabilità – si legge nel documento – le città in Europa si trovano ad affrontare sfide senza precedenti. L’economia circolare è sempre più riconosciuta come una grande opportunità per affrontare queste sfide, sbloccando vantaggi ad ampio raggio che aiutano le città a prosperare e diventare luoghi più vivibili e resilienti”. I trend evidenziati nel rapporto non sono altro che la presa di coscienza attraverso iniziative concrete di questa necessità.

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A che punto siamo nel percorso

Iniziative concrete che devono essere valutate con precisione: “Un quadro ben strutturato di monitoraggio/misurazione per le città con chiari indicatori sarebbe un grande sostegno per le città”, riconoscono gli autori del documento. Perciò le quaranta città firmatarie della dichiarazione si sono impegnate a rispettare dieci impegni, relativi alle politiche circolari a disposizione delle amministrazioni locali. Nel rapporto è stato chiesto alle città di valutare i propri progressi rispetto a ciascun impegno da uno (appena iniziato) a cinque (cambiamento raggiunto). Purtroppo, la sensazione è che ci sia ancora parecchia strada da fare, perché i punteggi medi su quasi tutti gli impegni sono inferiori a tre.

Gli impegni ad aver ottenuto punteggi più alti, in effetti, sono quelli relativi alle politiche future: individuare gli obiettivi (1), avviare consultazioni con la società civile locale (3), cominciare un lavoro di sensibilizzazione tra la cittadinanza (2) e avviare un ripensamento della gestione e pianificazione urbana (4).

Gli indicatori di punteggio più bassi, invece, sono quelli relativi agli incentivi economici per le politiche circolari (6) e la presenza di un quadro normativo ad hoc per i mercati circolari (7). Un messaggio diretto alle istituzioni, a livello nazionale ed europeo, perché “rallentano il ritmo della transizione verso l’economia circolare” al pari “della mancanza di competenze e conoscenze specifiche”, ugualmente evidenziata nel rapporto.

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Le best practice e i due casi italiani

Nonostante questo, risultati positivi sono stati raggiunti ovunque, come emerge nella sezione dedicata alle best practice delle città. Dall’esempio di Leuven, in Belgio, dove si sta sviluppando una piattaforma digitale per supportare tutti i servizi di riparazione per le abitazioni fino a Helsinki, in Finlandia, dove si lavora per migliorare la redistribuzione del cibo e rendere più rigenerativo il settore alimentare locale. Passando per l’iniziativa di compostaggio di comunità a Budapest, i Repair Café di Gand, in Belgio, fino all’ambizioso obiettivo di Haarlem, in Olanda, di avere il 100% di appalti pubblici circolari entro il 2030.

In Italia spicca Genova per i risultati del progetto PlastiPremia: nel 2022 sono stati raccolti 9,3 milioni di bottiglie e flaconi in plastica, circa 279 tonnellate di materiale oltre che 60.000 pezzi per circa 2 tonnellate di cartoni per bevande e alimenti, sintomo di un notevole impegno dell’amministrazione e della cittadinanza nella corretta gestione dei rifiuti da plastica monouso e imballaggi.

Per quanto riguarda La Spezia, il rapporto evidenzia la bontà dei progetti di mobilità condivisa e il regolamento comunale che prevede, per i nuovi progetti di costruzione e ristrutturazione, l’installazione di apparecchiature per la regolazione del flusso idrico e, nel caso di aree verdi superiori a 100 metri quadri, l’utilizzo dell’acqua piovana raccolta dai tetti per l’irrigazione del verde e la pulizia di aree pavimentate.

Gli altri progetti Enea per le città circolari

 “Circoscrivere l’impegno delle città italiane a questi due casi sarebbe tuttavia riduttivo”, precisa Innella: “Oltre alle azioni delle città, in questo report sono descritte anche alcune iniziative realizzate dai partner di supporto a favore della transizione verso l’economia circolare delle aree urbane”. Le iniziative condotte da Enea sono il progetto ES-PA, il progetto RECiProCo e le attività del Gruppo di Lavoro Città e Territorio Circolari della stessa Piattaforma ICESP.

ES-PA è un pacchetto di molte attività per responsabilizzare le autorità locali in materia di energia e sostenibilità come politica chiave per la transizione circolare. Molte attività circolari sono state realizzate in due aree rappresentative di diverse tipologie territoriali: l’area territoriale della città di Matera e provincia, nell’Italia meridionale, e l’isola di Lampedusa.

Il progetto RECiProCo si concentra invece sui consumatori e comprende iniziative volte ad attivare processi di co-progettazione partecipata di soluzioni di economia circolare in tre città pilota: Bologna, Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, e Taranto. L’obiettivo è che i progetti vengano attuati in collaborazione con i cittadini, le parti interessate locali e il governo locale.

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