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giovedì, Maggio 30, 2024

Materie prime critiche, ecco il piano della Commissione Ue per un “futuro verde e digitale”

La Commissione europea ha diffuso la proposta di legge sulle materie prime critiche, composta da un regolamento e da una comunicazione. In attesa della valutazione del Parlamento e del Consiglio, ecco quel che c'è da sapere. Tra il desiderio di una maggiore autonomia e le proposte rivolte agli Stati membri

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Redazione EconomiaCircolare.com

Nella giornata del 16 marzo, in contemporanea con il Net Zero Industry Act dell’Unione europea (che mira a incrementare la produzione nell’Ue di tecnologie chiave a emissioni zero o di neutralità climatica), la Commissione europea ha diffuso la proposta per una legge europea sulle materie prime critiche. Si tratta dell’ormai noto Critical Raw Materials Act che punta, si legge nell’annuncio della Commissione europea, a “garantire catene di approvvigionamento sicure e sostenibili per il futuro verde e digitale dell’Unione europea”.

Un provvedimento molto atteso, annunciato dalla presidente Ursula Von Der Leyen nel 2022 durante il suo discorso sullo stato dell’Unione, che dà seguito alla Dichiarazione di Versailles del 2022 adottata dal Consiglio europeo e alle conclusioni della conferenza sul futuro dell’Europa e alla risoluzione del novembre 2021 del Parlamento europeo per una strategia dell’UE in materia di materie prime critiche.

“Questa legge ci avvicinerà alle nostre ambizioni climatiche – ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen –  Migliorerà in modo significativo la raffinazione, la lavorazione e il riciclaggio di materie prime critiche qui in Europa. Le materie prime sono vitali per la produzione di tecnologie chiave per la nostra duplice transizione, come la generazione di energia eolica, lo stoccaggio dell’idrogeno o le batterie. E stiamo rafforzando la nostra cooperazione con partner commerciali affidabili a livello globale per ridurre le attuali dipendenze dell’UE solo da uno o pochi paesi. È nel nostro reciproco interesse aumentare la produzione in modo sostenibile e allo stesso tempo garantire il massimo livello di diversificazione delle catene di approvvigionamento per le nostre imprese europee”.

È importante chiarire che la proposta della Commissione è una bozza, dunque suscettibile di modifiche: il regolamento proposto sarà discusso e approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima della sua adozione ed entrata in vigore, presumibilmente entro la fine di quest’anno. Ma cosa prevede il regolamento sulle materie prime critiche definito dalla Commissione europea?

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Gli obiettivi della Commissione sulle materie prime critiche

Le materie prime critiche, lo abbiamo scritto più volte, sono indispensabili per un’ampia gamma di settori strategici tra cui l’industria elettronica, l’industria digitale, l’aerospaziale e i settori della difesa. “Mentre si prevede che la domanda di materie prime critiche aumenterà drasticamente – scrive la Commissione – l’Europa fa molto affidamento sulle importazioni, spesso da fornitori di paesi terzi quasi monopolistici. L’UE deve attenuare i rischi per le catene di approvvigionamento legati a tali dipendenze strategiche per migliorare la sua resilienza economica, come evidenziato dalle carenze all’indomani della Covid-19 e dalla crisi energetica seguita all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ciò può mettere a rischio gli sforzi dell’UE per raggiungere i suoi obiettivi climatici e digitali”. Lo scopo, dunque, è quello di garantire un approvvigionamento sicuro, diversificato, accessibile e sostenibile.

Oltre alla proposta di regolamento la Commissione ha elaborato anche una comunicazione sulle materie prime critiche, in cui vengono individuate alcune misure che  si basano sulla valutazione delle criticità del 2023, sulla relazione di previsione incentrata sulle tecnologie strategiche e sulle azioni avviate nell’ambito del piano d’azione 2020 sulle materie prime critiche. La proposta è stata poi sostenuta “dal lavoro scientifico del Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione. Insieme allo studio Foresight del JRC, il JRC ha anche rinnovato il sistema informativo sulle materie prime che fornisce informazioni sulle materie prime, sia primarie (estratte/raccolte) che secondarie, ad esempio dal riciclaggio. Lo strumento fornisce informazioni su materiali specifici, paesi, nonché per diversi settori e tecnologie e include analisi sia per l’offerta che per la domanda, attuale e futura”. Il regolamento, inoltre, si propone di monitorare e mitigare i rischi di interruzioni e migliorare la circolarità e la sostenibilità.

Lo scopo principale del Critical Raw Materials Act resta comunque quello di una maggiore autonomia interna, come si evince dagli obiettivi elencati nella proposta della Commissione e che dovranno essere raggiunti entro il 2030:

  • Almeno il 10% del consumo annuo dell’UE per l’estrazione,
  • Almeno il 40% del consumo annuo dell’UE per la trasformazione,
  •  Almeno il 15% del consumo annuo dell’UE per il riciclaggio,
  •  Non più del 65% del consumo annuo dell’Unione di ciascuna materia prima strategica in qualsiasi fase pertinente della trasformazione proveniente da un unico paese terzo

grafico 1 materie prime critiche+

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Le proposte della Commissione sulle materie prime critiche

Se questi sono i desideri, quali le pratiche per attuarli? Si parte dalla ripresa delle estrazioni minerarie, puntando su tempi di autorizzazione più rapidi e su procedure più semplici per la presentazione dei permessi di ricerca. In particolare “i progetti strategici selezionati beneficeranno del sostegno per l’accesso ai finanziamenti e di tempi di autorizzazione più brevi (24 mesi per i permessi di estrazione e 12 mesi per i permessi di lavorazione e riciclaggio). Gli Stati membri dovranno inoltre sviluppare programmi nazionali per l’esplorazione delle risorse geologiche”. Obblighi anche per le grandi aziende, che “dovranno eseguire un audit delle loro catene di approvvigionamento di materie prime strategiche, comprendente uno stress test a livello aziendale”.

D’altra parte è la stessa Commissione a ricordare che “l’UE non sarà mai autosufficiente nell’approvvigionamento di tali materie prime e continuerà a dipendere dalle importazioni per la maggior parte del suo consumo. Il commercio internazionale è quindi essenziale per sostenere la produzione globale e garantire la diversificazione dell’offerta. L’UE dovrà rafforzare il suo impegno globale con partner affidabili per sviluppare e diversificare gli investimenti, promuovere la stabilità nel commercio internazionale e rafforzare la certezza del diritto per gli investitori. In particolare, l’UE cercherà partenariati reciprocamente vantaggiosi con i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo, in particolare nel quadro della sua strategia per il portale globale”.

grafico 2 materie prime critiche

Un altro punto fondamentale della proposta di regolamento della Commissione riguarda la capacità di garantire la resilienza delle catene di approvvigionamento: ecco perché “la legge prevede il monitoraggio delle catene di approvvigionamento di materie prime critiche e il coordinamento degli stock strategici di materie prime tra gli Stati membri”. Si tratta di una questione cruciale anche se in questo caso l’annuncio è più un buon proposito che altro: il timore, infatti, è che prevalgano gli interessi nazionali dei 27 Stati membri e non la politica comune europea, come avvenuto ad esempio con il gas russo. Analogo discorso si può fare nei proclamati investimenti su ricerca, innovazione e competenze: anche in questo caso la Commissione si limita a delineare un auspicio, scrivendo che “l’istituzione di un partenariato di competenze su larga scala sulle materie prime critiche e di un’accademia delle materie prime promuoverà le competenze rilevanti per la forza lavoro nelle catene di approvvigionamento di materie prime critiche”.

Più corposo e interessante il capitolo dedicato alla protezione dell’ambiente, in cui si chiede di aumentare gli sforzi “per mitigare eventuali impatti negativi, sia all’interno dell’UE che nei paesi terzi, per quanto riguarda i diritti dei lavoratori, diritti umani e tutela dell’ambiente”. È noto infatti che la nuova stagione di estrazioni minerarie non potrà limitarsi all’interno dei confini comunitari ma si rivolgerà anche, se non soprattutto, agli Stati extraeuropei grazie alla presenza delle aziende europee. E, in ogni caso, neanche questo basterà. Ci si dovrà dunque rivolgere all’economia circolare.

“Gli Stati membri – scrive la Commissione – dovranno adottare e attuare misure nazionali per migliorare la raccolta dei rifiuti ricchi di materie prime critiche e garantirne il riciclaggio in materie prime secondarie critiche. Gli Stati membri e gli operatori privati ​​dovranno esaminare il potenziale di recupero di materie prime critiche dai rifiuti di estrazione nelle attuali attività minerarie, ma anche dai siti storici di rifiuti minerari. I prodotti contenenti magneti permanenti dovranno soddisfare i requisiti di circolarità e fornire informazioni sulla riciclabilità e sul contenuto riciclato”.

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