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mercoledì, Settembre 22, 2021

Città in balìa degli eventi atmosferici estremi: è l’ora dell’adattamento

I centri urbani e i loro abitanti sono sempre più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il rapporto di C40 e McKinsey chiama all’azione i leader politici e stila un decalogo per aumentare la resilienza

Nicoletta Fascetti Leon
Giornalista pubblicista, allevata nella carta stampata. Formata in comunicazione alla Sapienza, in giornalismo alla Scuola Lelio Basso, in diritti umani all’E.ma (European Master’s Programme in Human Rights and Democratisation) di Venezia. Ha lavorato a Ginevra e New York nella delegazione UE alle Nazioni Unite. Vive a Roma e da nove anni si occupa di comunicazione ambientale e progetti di sostenibilità

Bastano le immagini, sempre più frequenti, di strade inondate d’acqua in cui le automobili galleggiano come fossero barche in balia di fiumi in piena tra i palazzi, per constatare quello che gli esperti dicono da tempo. Le città sono sistemi tra i più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il report di C40 e McKinsey Sustainability, pubblicato a luglio 2021 con il titolo Focused adaptation. A strategic approach to climate adaptation in cities, definisce i centri urbani “la prima linea” dei rischi fisici legati al riscaldamento globale.

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Sempre più vulnerabili

Le aree urbane ospitano una densa concentrazione di persone – più della metà della popolazione mondiale vive nelle città – e sono spesso situate in luoghi ad alto rischio climatico, come le coste, le pianure alluvionali e le isole. Le costruzioni che le caratterizzano, palazzi e infrastrutture, possono spesso esacerbare l’impatto degli eventi climatici. Dato l’attuale livello di emissioni, alcuni cambiamenti climatici sono già in corso, rendendo i rischi connessi, come è sempre più evidente, inevitabili. Tali rischi, come rileva Human Right Watch, diventano sempre più letali specialmente nel caso di abitanti urbani particolarmente vulnerabili, come anziani o disabili. Per proteggere le vite e i mezzi di sussistenza dei residenti urbani, le città non hanno altra scelta se non migliorare la propria resilienza, che va in tandem con la vivibilità.

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L’imperativo è adattarsi, ora

Partendo da questo presupposto gli autori del report, scritto in collaborazione con C40, una rete di grandi città impegnate ad affrontare il cambiamento climatico, individuano 15 azioni ad alto potenziale applicabili in molti tipi di realtà. L’inazione, da parte di chi ha responsabilità di governo nelle città, semplicemente, non è un’opzione sul tavolo. Precedenti ricerche hanno mostrato le possibili conseguenze: centinaia di milioni di persone potrebbero subire ondate di calore letali in India, le inondazioni a Ho Chi Minh City in Vietnam potrebbero causare perdite di miliardi di dollari e le case in Florida rischierebbero di veder decrescere il loro valore da 30 a 80 miliardi di dollari.

Considerato che più del 90% delle aree urbane sono costiere, si stima che entro il 2050 più di 800 milioni di residenti urbani potrebbero essere colpiti dall’innalzamento del livello del mare e dalle inondazioni costiere. Inoltre, 1,6 miliardi di persone rischiano di essere esposte al caldo estremo cronico (rispetto ai 200 milioni attuali) e 650 milioni potrebbero affrontare la scarsità d’acqua. L’imperativo è adattarsi e iniziare ora.

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Un set di azioni per la resilienza

Tuttavia, le città sono sistemi complessi, con un’ampia varietà di caratteristiche naturali, dotazioni economiche, condizioni sociali e ambienti edificati, che rendendo difficile stabilire le priorità e scegliere una linea d’azione. Le innumerevoli città del mondo affrontano, infatti, diversi tipi di rischi climatici e hanno diversi livelli di vulnerabilità. Alcune opzioni di adattamento efficaci nella maggior parte delle città potrebbero non essere realizzabili in altre, date le condizioni del suolo, la topografia, l’altitudine, la composizione energetica, l’età degli edifici e molti altri fattori.

A ragione di tale complessità, il report di McKinsey elabora una guida semplice capace di identificare un set di priorità per accrescere la resilienza. Le prime 4 misure individuate (eseguire la valutazioni del rischio, incorporare il rischio climatico nella pianificazione, costruire sistemi di allerta precoce, aumentare l’accesso a finanziamenti e assicurazione contro i rischi) sono azioni volte alla resilienza sistemica, ossia puntano a rinforzare le capacità di adattamento delle città di ogni tipo, al di là degli specifici rischi climatici a cui sono esposte. Le altre 11 azioni si concentrano invece sulla capacità di risposta a 5 specifici rischi fisici climatici (ondate di calore, inondazioni dovute a precipitazioni, inondazioni costiere e onde anomale, siccità, incendi).

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Nature-based solution

Il set elaborato nel report comprende vari tipi di azioni, dunque, da quelle infrastrutturali a misure comportamentali. Alcune di esse, come la costruzione di barriere per proteggere le aree costiere e l’adeguamento delle infrastrutture per resistere alle inondazioni, sono complesse e costose. Altre, come piantare alberi vicino alle strade e avviare programmi di cambiamento comportamentale per conservare l’acqua durante la siccità, sono meno dispendiose ma altrettanto importanti. Esempi da tutto il mondo, sia nei paesi ad economia avanzata che in quelli in via di sviluppo, dimostrano che si può fare. Dalla ricerca emerge l’importanza delle soluzioni “basate sulla natura”.

La piantumazione di alberi, la buona gestione dei bacini idrografici, i sistemi di drenaggio urbano sostenibili, le barriere costiere naturali, sono tra le azioni più performanti in termini di impatto sulla riduzione dei rischi e di fattibilità. Le soluzioni nature-based spesso forniscono anche benefici che trascendono l’adattamento ai cambiamenti climatici e riguardano per esempio la decarbonizzazione, la crescita economica e la salute.

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Chiamata all’azione

In estrema sintesi il rapporto di McKinsey e C40 è una chiamata all’azione rivolta ai decisori politici delle città. L’adattamento climatico è una delle tante priorità in competizione per risorse urbane limitate. In uno studio sui fondi per il clima raccolti dai paesi sviluppati per i paesi in via di sviluppo dal 2013 al 2018, l’OCSE ha rilevato che nel 2018 solo il 21% dei finanziamenti è andato all’adattamento climatico e alla resilienza. Con a disposizione un elenco delle azioni più efficaci e fattibili, l’auspicio è che le città possano concentrarsi sulla loro applicazione e creare lo slancio per fare di più.

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