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lunedì, Maggio 27, 2024

Elezioni, l’ambiente nell’urna. Il programma di Unione Popolare

Parla il leader politico di Unione Popolare Luigi de Magistris, che illustra il suo programma sui temi ambientali: giustizia climatica e sociale, beni comuni, rinnovabili in mano allo Stato per arrivare alla transizione ecologica. Nell’immediato, però, l’unico modo per affrontare la crisi energetica è lavorare per la pace.

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Redazione EconomiaCircolare.com

“Unione Popolare è l’unica forza politica ad avere una proposta credibile sui temi ambientali e sull’economia circolare”, afferma convinto Luigi de Magistris, ex magistrato e sindaco di Napoli per dieci anni, oggi leader della lista in cui sono confluiti la sua rete politica Dema, Potere al Popolo, Rifondazione comunista e ManifestA. Perché proteggere l’ambiente vuol dire garantire la giustizia climatica, salvaguardare i beni comuni come l’acqua, sostenere l’agricoltura e trasformare il sistema energetico e dei trasporti con una riconversione ecologica che porti a ripensare l’intero apparato industriale. E, in ultima analisi, avere più giustizia sociale. “Lo vediamo in questi mesi, in cui politiche energetiche sbagliate colpiscono ingiustamente i ceti sociali più deboli”.

Come giudica, a proposito, la corsa a sostituire il gas russo con altre forniture? Che fine hanno fatto le rinnovabili? Qual è la ricetta di Unione Popolare per risolvere il problema energetico nel breve e lungo termine?

Risolvere il problema energetico sarà possibile nel lungo periodo sono ripensando completamente il modo in cui l’energia si produce e investendo sulle fonti rinnovabili. Cosa che finora è stata fatta in maniera molto ridotta, spesso a macchia di leopardo sul territorio italiano. Il nostro programma propone una via diversa, basata su una equilibrata sinergia e un deciso intervento statale che permetta, con l’adeguata visione strategica, di raggiungere in tempi relativamente rapidi l’autosufficienza energetica carbon neutral.

Nell’immediatezza è indispensabile mettere in campo una proposta di pace credibile che porti a una tregua in Ucraina, perché non siamo in grado di eliminare totalmente la dipendenza dal gas russo, e la soluzione non può essere quella di andare a sostituire il fabbisogno facendo affari con nazioni spesso altrettanto inaccettabili dal punto di vista del rispetto dei diritti umani e dei valori democratici. Né autorizzare, come ha fatto il governo Draghi, la riapertura delle centrali a carbone alzando addirittura il tetto ai limiti delle emissioni.

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Come vi ponete in merito al piano di contenimento dei consumi energetici? Avete alternative e proposte che si possano accompagnare al contenimento?

La necessità del risparmio energetico oggi appare in tutta la sua urgenza, ma dovrebbe essere un tema legato alla quotidianità e al rispetto dell’ambiente. In Italia, invece, nessuno finora ci ha pensato, a partire dal modo in cui si costruiscono gli edifici e le modalità con cui sono regolamentati i riscaldamenti durante l’inverno, dove ci sono orari assolutamente sproporzionati in relazione alle esigenze. Una cultura del risparmio energetico è assolutamente indispensabile e deve essere compresa e fatta propria nei comportamenti dei cittadini. L’indirizzo, però, spetta alla politica con misure ad hoc e agli enti pubblici con esempi virtuosi.

Crisi energetica e delle materie prime: qual è secondo voi il ruolo delleconomia circolare?

L’economia circolare è centrale nel programma di Unione Popolare. Nelle nostre liste ci sono testimonianze di vita dedicate all’attuazione di progetti e stili di vita legati all’economia circolare. E questo ci mette in una posizione di assoluta controtendenza rispetto a quanto sta facendo il governo Draghi e tutti i partiti che lo sostengono. Siamo convinti che l’economia circolare sia non solo un argine al cambiamento climatico, ma anche a un’idea predatoria di capitalismo e uno strumento di lotta contro le ecomafie.

Quali iniziative prevede il vostro programma per la prevenzione della produzione dei rifiuti?

Sicuramente è fondamentale il trattamento differenziato dei rifiuti a cominciare dalla frazione umida, un porta a porta efficiente e l’utilizzo diffuso di impianti di compostaggio. È necessario, però, anche un cambiamento culturale: educazione ambientale della cittadinanza e, ampliando il discorso, abbandonare la mentalità del consumismo, privilegiando la cultura del risparmio: che non è un elogio al Francescanesimo, ma semplicemente un utilizzo razionale delle risorse e dei beni di consumo.

Inceneritori: favorevoli o contrari? Quanti dovrebbero essere nel paese? Come si finanziano?

Quando fui eletto per la prima volta, Napoli era invasa dalla spazzatura. Le forze politiche che avevano contribuito a questa emergenza vedevano nell’inceneritore l’unica soluzione. Ho dimostrato come un indirizzo politico chiaro fondato sull’intervento pubblico e una visione di lungo periodo abbiano risolto problemi ritenuti endemici. Che è possibile chiudere le discariche, migliorare la raccolta differenziata e gestire efficacemente il ciclo dei rifiuti. Per questo motivo sono contrario agli inceneritori.

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La sua forza politica è favorevole o contraria a misure come il divieto di usa e getta, la plastic tax e il deposito su cauzione?

Unione Popolare è favorevole a tutte queste misure. Come ho detto in precedenza, il tema è principalmente culturale: dobbiamo abbandonare l’idea consumistica dell’usa e getta e lo stesso concetto può essere esteso alle abitudini alimentari. È però necessario l’intervento normativo per favorire e accompagnare i cambiamenti culturali, ad esempio indirizzando la produzione industriale verso la durevolezza dei beni di consumo.

Questo discorso si collega agli altri due punti: superare in maniera graduale l’utilizzo della plastica è necessario e perciò vanno incoraggiate le soluzioni alternative come il deposito su cauzione, che riduce e disincentiva forme di produzione inquinanti come gli imballaggi, e colpire con la tassazione i prodotti inquinanti, scoraggiando l’utilizzo della plastica.

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Come giudica l’attuazione del Pnrr finora sul fronte della transizione ecologica? Cambierebbe qualcosa alla luce della attuale situazione economica?

Sono molto critico nel modo in cui si vuole attuare il Pnrr e lo riassumo con “molte parole e pochi fatti”. Il Pnrr nasce con una serie di obiettivi e uno dei principali è la transizione ecologica. Mi sembra, invece, che piano piano stiamo destinando risorse del Pnrr a consolidare disastri ecologici realizzati in passato e lo stesso ministro Cingolani in parte lo ammette quando di fatto afferma che siamo in emergenza e non è il momento di pensare al paesaggio e alla natura.

Le faccio un esempio: da sindaco di Napoli presentai un progetto per Abc (l’azienda di gestione dell’acqua del comune di Napoli ndr): non fu accolto, mentre si finanziano tanti progetti gestiti e realizzati da multinazionali. Invece i fondi del Pnrr dovrebbero andare a sostegno di una visione in cui i beni comuni tornano nella disponibilità del popolo e sono gestiti da chi, pro tempore, governa con una maggioranza parlamentare il Paese.

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Imprese energivore. Il suo partito come intende supportarne la transizione energetica?

Dobbiamo innanzitutto prepararci a sostenere tutti coloro che pagheranno il prezzo  della transizione energetica. La vicenda stessa delle bollette dimostra come il settore dell’energia sia profondamente influenzato da una speculazione che va oltre le dinamiche del libero mercato. Nelle fasi cruciali della transizione energetica è necessario l’intervento dell’Unione europea e dello Stato italiano per sostenere i cambiamenti nel settore industriale a cui andremo incontro, ad esempio tassando gli extra profitti di chi guadagna con il caro energia.

La ricetta di Unione Popolare è la nazionalizzazione del settore energetico, a partire da Enel Green Power, per creare un’azienda pubblica che investa nelle rinnovabili, creando migliaia di nuovi posti di lavoro senza lasciare un asset strategico per l’autonomia energetica del Paese nelle mani dei privati. Ancora più in profondità, una vera transizione ecologica ed energetica sarà possibile solo conciliando diritti ancora troppo spesso in conflitto: il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Il lavoratore non deve essere costretto a scegliere tra l’occupazione e mettere in pericolo la propria salute a causa di un ambiente di lavoro insalubre.

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