domenica, Ottobre 1, 2023

I sei “fulcri” della Ellen MacArthur Foundation per fare leva sull’ecodesign

Partendo dalla necessità dell’ecodesign, la Ellen MacArthur Foundation ha pubblicato un documento - Dall'ambizione all'azione: una strategia adattiva per il design circolare – per promuovere il design circolare e creare un ambiente organizzativo per la trasformazione circolare

Alessandra De Santis
Alessandra De Santis
Educatrice e comunicatrice ambientale, per il giornale si occupa di applicazioni web e multimediali e di coordinamento esecutivo. Dopo gli studi in biologia segue il Corso EuroMediterraneo di giornalismo ambientale Laura Conti. Dal 2016 collabora con l'associazione A Sud e con il CDCA - Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, per cui si occupa di educazione ecologista, formazione e progetti per costruire una maggiore consapevolezza sui modelli di produzione e consumo sostenibili. Dal 2017 coordina il lavoro di mappatura per l'Atlante Italiano dell'Economia Circolare. Nel 2020 contribuisce all'ideazione e al lancio della rivista EconomiaCircolare.com.

Perché il design circolare e l’ecodesign sono importanti per la transizione verso modelli di produzione e consumo più sostenibili? “Approcciare la transizione dell’economia circolare attraverso una lente progettuale significa passare dall’apportare modifiche a livello superficiale, che per molti versi è molto comodo, alla riprogettazione dei sistemi. Richiede di mettere in discussione i costrutti sociali profondi, compresi i comportamenti, i rituali, le mentalità e i valori che influenzano il modo in cui l’economia opera oggi e di considerare ciò che deve cambiare affinché l’economia circolare possa raggiungere il suo pieno potenziale”. Lo scrive la Ellen MacArthur Foundation nella sua “Adaptive Strategy for Circular Design”.

Il documento sottolinea che per realizzare le proprie ambizioni di economia circolare, le organizzazioni (che siano imprese o amministrazioni cittadine) “devono sfruttare il design in modo sistematico”. Vengono così fornite “una serie di strategie complementari e interconnesse per coloro che guidano le attività di progettazione circolare”. Partendo dall’’esperienza dei leader del design all’interno della rete di relazioni della Ellen MacArthur Foundation e dalla competenza della Fondazione sono state identificato “sei aree di interesse”, denominate “fulcri di leva del design che, nel loro insieme, creano un ambiente organizzativo per la trasformazione circolare”.

Pensiero olistico

Ogni fulcro, oltre ad essere definito e descritto è arricchito da casi di studio e da citazioni dei leader del design. Ad esempio Malin Orebäck, Senior Expert Design, McKinsey Design: “La mancanza di un pensiero olistico è uno dei motivi per cui le industrie sono rimaste finora bloccate in modelli di business lineari; è solo attraverso un ripensamento a livello di sistema che è possibile sbloccarsi. Ciò significa che, per implementare un modello più circolare, un’azienda dovrebbe applicare il talento del design e il pensiero del design all’intero sistema, dall’inizio alla fine… o, per un modello circolare, dall’inizio alla fine all’inizio”.

Proprio il pensiero olistico, dalla culla alla tomba, è uno dei parametri chiave dell’economia circolare e della sostenibilità al quale ci si deve attenere. Anche per evitare che la transizione sia un intervento di maquillage. La Fondazione fa l’esempio, di un’ipotetica azienda che produce shampoo in flaconi e che “potrebbe prendere in considerazione il riciclo dell’imballaggio solo alla fine del ciclo di vita. Tuttavia, se i progettisti hanno il mandato di ripensare il prodotto stesso o il modello di business – esplorando nuove strade come lo shampoo solido o le ricariche concentrate – potrebbero non solo eliminare grandi volumi di rifiuti da imballaggio, ma anche creare nuove fonti di reddito e identificare risparmi sui costi associati al trasporto, allo stoccaggio e al materiale di imballaggio, riducendo al contempo l’uso dell’acqua o le emissioni di carbonio dovute al trasporto”.

La radicalità della conversione dei soggetti verso l’economia circolare è tale che “richiede una trasformazione fondamentale del modo in cui operano, ma significa anche rivedere la nozione stessa di creazione di valore. Può essere difficile rendersene conto, accettarlo e agire, soprattutto perché molti modelli aziendali attuali si basano sulla corsa all’innovazione solo per vendere di più e più velocemente – un modello che è in diretta contraddizione con la creazione di un’economia circolare che è rigenerativa per concezione”, leggiamo nel documento. Lo stesso ruolo del designer va rivisto, o meglio ricollocato: “Per dare ai designer il mandato di superare i limiti e innovare per un’economia circolare, il design deve essere visto come un impegno strategico integrato nelle funzioni aziendali”.

Nelle intenzioni della Ellen MacArthur Foundation la strategia “può offrire alle organizzazioni una guida su come navigare in una trasformazione dell’economia circolare guidata dal design e su dove concentrare i propri sforzi”. Vediamo quali sono i fulcri identificati.

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1. Osservare e interpretare il sistema

La conoscenza è il dato essenziale. Mappare un sistema significa “portare in superficie i diversi elementi che lo costituiscono, nonché le loro interconnessioni e interdipendenze”. Quando si fa riferimento all’economia circolare, gli elementi da considerare di un sistema “includono attori, attività ed eventi, risorse e informazioni, politiche e strutture di incentivi, nonché i flussi e le relazioni tra di essi – tutti elementi che devono essere visti nel contesto dell’insieme”. Un processo di osservazione che deve guardare anche al contesto e che serve a rivelare le forze che influenzano (in positivo e in negativo) il sistema stesso. Esempio fatto nel documento è quello di un’organizzazione che utilizza materiali biobased: “La creazione di una ‘visione a volo d’uccello’ del ciclo di vita del prodotto potrebbe consentire di capire che la mancanza di un’infrastruttura adeguata impedisce ai prodotti di raggiungere la completa biodegradazione”. Dice Bruce Mau, designer, autore e fondatore di Bruce Mau Design Studio: “Il brief di progettazione è andato nella direzione sbagliata, cercando di isolare il problema invece di mostrarne l’intera complessità. Di conseguenza, abbiamo bloccato una soluzione su un problema isolato”. Torna insomma il tema dell’approccio olistico.

Il processo di lettura preliminare al design vero e proprio “aiuta anche a identificare i collaboratori o i punti focali per la collaborazione”. Altro esempio: una serie di marchi di moda potrebbe non lavorare insieme sul design finale degli abiti, ma potrebbe collaborare per scalare l’approvvigionamento rigenerativo, le soluzioni di imballaggio riutilizzabili o l’infrastruttura digitale per consentire modelli di noleggio. “Far emergere ed esplorare queste connessioni aiuta le organizzazioni a evitare di reinventare la ruota o di ‘fare da sole’”.

2. Immaginare un futuro circolare

Con l’osservazione e la mappatura, la comprensione approfondita di un sistema esistente prevalentemente lineare ne identificherà certamente le carenze. A questo punto la Fondazione sottolinea il rischio maquillage: che le iniziative per la sostenibilità si limitino a “rattoppare semplicemente questo sistema difettoso”: per ciò “è fondamentale immaginare qualcosa di diverso: un futuro circolare che sia rigenerativo per design”. Il secondo fulcro della strategia, infatti, è proprio “Immaginare un futuro circolare”: “Può essere utile immaginare come un prodotto, una gamma o una tecnologia specifici potrebbero manifestarsi in uno scenario futuro in cui i principi dell’economia circolare sono prioritari”. Il processo immaginativo, sottolinea la Fondazione, “accelera la scoperta delle opportunità che un futuro circolare presenta e aiuta le persone a pensare in modo creativo al ruolo che svolgono nel viaggio per arrivarci”. Questo esercizio di immaginazione incoraggerà a chiedersi come un’industria, una città, un’azienda o un prodotto potrebbero funzionare secondo i principi dell’economia circolare: “Aiuta gli operatori a esplorare e perfezionare i loro concetti, offrendo spunti che i dati esistenti – probabilmente derivati da pratiche consolidate nell’economia lineare – non potrebbero mai fornire”.

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3. Creare le condizioni per la collaborazione

La sostenibilità, ormai è chiaro, è complessità. La transizione verso un’economia circolare è una sfida per sistemi complessi e non può che partire dalla collaborazione. “Il motivo per cui questo aspetto è estremamente rilevante per il passaggio all’economia circolare – leggiamo nella Strategia – è che le persone o le organizzazioni che perseguono l’innovazione dell’economia circolare in silos possono trovarsi bloccate ‘a valle’, semplicemente affrontando i sintomi dell’economia lineare che sembrano inevitabili”. Per questo sono necessarie connessioni nuove e precedentemente non immaginate – di persone, istituzioni, industrie, risorse e informazioni.

Racconta ad esempio Martin Pauli, Global Circular Economy Services Leader di Arup, il colosso globale dell’ingegneria: “Per modificare i modelli di business consolidati nell’ambiente costruito, dobbiamo influenzare interi ecosistemi, non solo architetti e investitori. Arup ha stabilito rapporti di lavoro con partner del settore pubblico e privato, incentrati sulla condivisione delle conoscenze e sulla collaborazione. Lavoriamo a stretto contatto con fornitori, aziende di logistica e responsabili politici, oltre che con partner nello spazio della circolarità come la Ellen MacArthur Foundation, il World Business Council for Sustainable Development e il World Green Building Council”.

Quando si tratta di progettazione circolare, dunque, l’imperativo è quello di coinvolgere attori diversi nel processo e creare lo spazio per utilizzare i loro punti di forza per lavorare sull’intersezione dei problemi: “Un’azione collaborativa di successo mette insieme le qualità uniche, le competenze, le capacità di innovazione e di produzione, le risorse finanziarie e l’influenza di un’organizzazione, di una comunità o di un individuo per rispondere a una sfida di progettazione circolare”.

Nel documento, si cita a titolo esemplificativo Svenska Retursystem, sistema di pooling circolare intelligente per l’industria alimentare svedese. L’idea del sistema di pooling è che la distribuzione di alimenti e bevande avvenga in casse e pallet riutilizzabili invece che in imballaggi usa e getta. I produttori di alimenti, i grossisti, i negozi e i ristoranti condividono le stesse casse e gli stessi pallet riutilizzabili e più del 50% di tutti i prodotti freschi in Svezia viene consegnato in casse riutilizzabili. L’efficacia del sistema è dovuta alla collaborazione dell’industria e al design standardizzato di alta qualità che consente sistemi di imballaggio precisi, automazione, riduzione dei costi di trasporto e del rischio di danni agli alimenti.

4. Costruire capacità di progettazione circolare

Formazione, altra parola chiave della conversione de un’economia lineare a una circolare: “Per implementare efficacemente i principi dell’economia circolare nei processi di innovazione, i team dovranno sviluppare la loro conoscenza delle mentalità e delle pratiche di progettazione circolare”. Si dovrà partire, spiega la Fondazione MacArthur, dalle competenze interne, ma non tutte le competenze necessarie saranno facilmente disponibili all’interno dell’organizzazione. Quindi i progettisti dovranno probabilmente £sviluppare il loro mestiere, acquisendo conoscenze su argomenti che riguardano sia i cicli tecnici che quelli biologici dell’economia circolare, tra cui la progettazione per la longevità e il riutilizzo, il disassemblaggio e la riparazione nonché la progettazione per i risultati rigenerativi”.

Quali opportunità di apprendimento devono essere progettate per supportare gli individui? Si potrebbe trattare di iscrivere i team a una masterclass sull’economia circolare o di creare una serie di corsi di apprendimento sulla progettazione circolare o di playbook con esperti interni ed esterni in materia. “Altri esempi possono essere la promozione di ambasciatori del design circolare, l’avvio di gruppi di pratica formali o informali per imparare facendo e discutendo sfide e opportunità”. AD esempio viene citato il Circular economy change management programme di Arup, in cui i dipendenti sono al centro di un piano di implementazione strategica globale, che comprende formazione, kit di strumenti, sviluppo di servizi, road show interni, comunità di pratica regionali, sessioni di formazione per il coinvolgimento dei clienti e reti di competenze per condividere le conoscenze in tutta l’azienda.

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5. Riscrivere le regole

Una visione olistica della transizione non può non osservare che le regole (dalle leggi nazionali e internazionali fino alle linee guida di un’impresa) hanno un ruolo importantissimo. I designer, secondo la strategia adattiva per il design circolare della Ellen MacArthur Foundation sono chiamati a mettere le loro capacità a disposizione anche del cambiamento delle regole. “Molti designer si trovano a rispondere a direttive politiche, ma altri hanno l’opportunità di influenzare la politica stessa, attraverso consorzi di imprese, co-creazione con il settore pubblico o, sempre più spesso, attraverso il coinvolgimento diretto nella progettazione delle politiche”. Design delle normative, potremmo dire. Oppure, spostandoci verso una dimensione di lavoro quotidiano, i brief: “Il brief di progettazione […] è il modo più consolidato per un designer di ricevere indicazioni. I brief modellano il modo in cui i designer, gli ingegneri e gli altri specialisti lavorano: ciò che viene considerato prioritario e ciò che viene realizzato. Quindi, se vogliamo vedere più innovazione a sostegno della transizione verso un’economia circolare, dobbiamo ripensare a ciò che è contenuto nel brief di progettazione”. Tra gli esempi citati, gli IKEA Circular Product Design Principles, impiegati per sviluppare principi di progettazione che traducano gli obiettivi di economia circolare a lungo termine di IKEA in criteri di progettazione dei prodotti.

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6. Sviluppare strumenti per progettare e valutare

Scendendo via via verso la prassi quotidiana, arriviamo, nella lista dei fulcri di leva, agli strumenti che assistono nella progettazione. “Gli strumenti per la progettazione circolare aiutano a incorporare le politiche, i principi e le linee guida dell’economia circolare nei processi di progettazione quotidiani e ad allineare i risultati con gli obiettivi legati all’economia circolare, sia che si tratti di progettare la struttura di un edificio o una soluzione di imballaggio, sia che si tratti di strategie pratiche applicate a un progetto specifico”. Parliamo di un ampio spettro di strumenti, che possono includere, tra gli altri, servizi digitali, spunti ideativi, linee guida e indicatori per la valutazione dell’impatto.  Tra questi strumenti vengono citati l’Agnostic design toolkit della Ellen MacArthur Foundation per IDEO, una raccolta di metodi, strumenti e risorse per la progettazione, indipendenti dal settore, che accompagna i professionisti in un percorso di progettazione circolare. Oppure il Circular Buildings Toolkit realizzato da Arup per la Ellen MacArthur Foundation: un toolkit per gli edifici circolari che riunisce le competenze dell’industria e dell’economia circolare per creare una serie di strategie e misure pratiche, nonché esempi del mondo reale per aiutare architetti, designer e ingegneri ad applicare la progettazione circolare.

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