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sabato, Ottobre 23, 2021

Global Wind Day, la giornata dedicata all’energia eolica. Con l’obiettivo della circolarità al 100%

La giornata mondiale del vento è stata istituita da Wind Europe e da GWEC. È l’occasione per scoprire l’energia eolica, il modo in cui può decarbonizzare le nostre economie e promuovere posti di lavoro. Si punta ad avere un riciclo totale dei materiali, dove il problema al momento è costituito proprio dalle pale

Economia Circolare
Redazione EconomiaCircolare.com

“La domanda ora non è “perché l’energia eolica” ma piuttosto “perché no”?”. Sarà pure una formula un po’ logora, ma la domanda retorica che pone Ben Backwell, ceo di Gwec (Global Wind Energy Council, ovvero il Consiglio globale per l’energia eolica che dal 2005 è la piattaforma internazionale per chi lavora con l’energia eolica), è ancora più attuale in questa giornata. Oggi infatti si festeggia il Global Wind Day, la giornata mondiale del vento. Istituita da WindEurope e da Gwec, con un sito ad hoc che raccoglie anche le storie di successo, la campagna di sensibilizzazione punta a far “scoprire l’energia eolica, la sua potenza e le possibilità che offre per rimodellare i nostri sistemi energetici, decarbonizzare le nostre economie e promuovere posti di lavoro e crescita”.

Ogni 15 giugno, inoltre, anche le associazioni nazionali di energia eolica e le aziende coinvolte nella produzione di energia eolica organizzano eventi in molti paesi del mondo. Ne è prova ad esempio il webinar “Il ruolo dell’energia eolica nella transizione ecologica”, organizzato da Anev – l’Associazione Nazionale Energia del vento.

“L’energia eolica, chiamata nell’attuale fase di transizione ecologica a dare il proprio contributo per la lotta ai cambiamenti climatici e per favorire la decarbonizzazione, incontra troppo spesso sul proprio cammino ostacoli burocratici che ne bloccano lo sviluppo – si legge nella descrizione dell’evento – È necessario quindi “liberare l’energia eolica” e da qui nasce lo slogan della campagna straordinaria di comunicazione “Libera l’energia, segui il vento” lanciata dall’Anev. Il tema della linearità e trasparenza dei processi autorizzativi è centrale nelle battaglie dell’associazione, che chiede da anni di ricondurre le tempistiche medie degli iter per la realizzazione degli impianti eolici, oggi pari a oltre 5 anni, ai 6 mesi previsti dalla normativa. I pareri discordanti tra decisori, il Ministero dei Beni culturali da una parte e il vecchio Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico dall’altra, hanno portato negli anni al blocco del settore. Nel quadro istituzionale attuale la nascita del Ministero della Transizione Ecologica e del Cite, Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica, rappresenta un importante passo verso il corretto funzionamento dei meccanismi autorizzativi e quindi verso il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione posti dall’UE al 2030”.

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“Non più il cosa, ma il come”

All’incontro organizzato da Anev tutti i pareri erano pressoché concordi su un punto: l’energia eolica conviene sia all’ambiente che all’economia, dunque non si discute neanche più del suo ruolo fondamentale all’interno della transizione ecologica, ma bisogna ancora disciplinare le modalità con cui incentivare il settore, dato che già il Pniec (Piano nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) prevede, al 2030, il raddoppio della capacità eolica rispetto a quella installata in Italia oggi che è poco più che 10 gigawatt con una produzione di energia elettrica di 20 TWh. Senza considerare il ruolo propulsivo in questo senso che dovrebbe avere anche l’ormai celebre Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

In questo senso è fondamentale il recente “Manifesto per lo sviluppo dell’eolico in Italia”, redatto proprio da Enav, che intende favorire “il buon vento della ripresa” in vista della ripartenza post-Covid. Tra i punti suggeriti da Anev, “semplificare l’iter autorizzativo, rivedere le linee guida nazionali per gli impianti eolici, istituire una Cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, prevedere dei meccanismi di supporto e di sostegno al comparto, istituire strumenti specifici per lo sviluppo del Power Purchase Agreement”.

Se l’eolico onshore, cioè le pale a terra, sono già diffusissime – grazie al cosiddetto primo boom delle rinnovabili – quello offshore, cioè i cosiddetti parchi eolici in mare, scontano ritardi (nelle tecnologie e nei prezzi) nonché soprattutto ostracismo da parte delle comunità locali, che negli anni passati e ancora oggi si sono opposti e si oppongono a impianti del genere. Ma i punti di forza restano comuni.

“L’eolico onshore è ora la forma più economica di nuova generazione di energia nella maggior parte dell’Europa e l’eolico offshore non è molto indietro con i costi scesi di oltre il 60% in 3 anni – dice Miles Dickson, ceo di Wind Europe – E sta diventando più facile ed economico integrare l’energia eolica nel sistema energetico. Come risorsa locale, il vento significa anche molto meno denaro speso per le importazioni di combustibili fossili. E ovviamente significa meno CO2 e aria più pulita nelle nostre città”.

“Le turbine eoliche hanno continuato a diventare più grandi, migliori, più economiche e più efficienti – afferma Ben Backwell, ceo di Gwec – L’energia eolica è ora una delle fonti energetiche più competitive nei mercati di tutto il mondo ed è una delle tecnologie chiave di cui abbiamo bisogno per costruire il sistema di energia pulita necessario per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. La crescita dell’eolico sia onshore che offshore in tutto il mondo significa anche maggiori investimenti locali, creazione di posti di lavoro e risparmio energetico”.

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Le prospettive di circolarità in Europa e nel mondo

Orsted è una multinazionale danese che in pochi anni ha trasformato completamente la propria mission: da azienda statale dedita alla gestione degli idrocarburi nel mare scandinavo, a società leader nella progettazione e costruzione di parchi eolici offshore. Ora Orsted punta a un ulteriore salto di qualità. Nei giorni scorsi la società danese ha annunciato di voler riutilizzare, riciclare o recuperare tutte le pale delle turbine nel suo portafoglio mondiale di parchi eolici una volta dismesse, affermando di avere “una chiara responsabilità nell’aiutare a trovare soluzioni alla sfida del riciclaggio delle pale”.

Il problema di cosa fare con le pale delle turbine eoliche quando non sono più necessarie costituisce infatti un vero e proprio grattacapo per il settore. Questo perché i materiali compositi di cui sono fatte le lame possono essere difficili da riciclare. È la stessa Orsted ad affermare che al momento “la maggior parte delle lame, una volta dismesse, sono state gettate in discarica”. Negli ultimi anni alcune aziende hanno cercato di trovare soluzioni al problema. Nel gennaio 2020 il gigante dell’energia eolica Vestas ha dichiarato di puntare a produrre turbine eoliche a “rifiuti zero” entro il 2040. Mentre lo scorso dicembre, GE Renewable Energy e Veolia North America hanno firmato un accordo pluriennale per riciclare le pale rimosse dalle turbine eoliche onshore negli Stati Uniti.

A maggio 2020 lo studio ‘Accelerating Wind Turbine Blade Circularity’, elaborato da WindEurope, Cefic (il consiglio europeo dell’industria chimica) ed EuCIA (l’associazione europea dell’industria dei materiali compositi) ha fornito indicazioni sulle modalità di riciclo delle pale. Un problema che si pone urgentemente, visto che la prima generazione dei grandi generatori eolici sta arrivando alla fine del ciclo di vita operativa. Secondo WindEurope, entro tre anni circa 14mila pale per turbine eoliche saranno dismesse soltanto nel Vecchio Continente. Come evidenzia il report, il problema è che esistono diverse tecnologie per riciclare le pale delle turbine, ma queste soluzioni “non sono ancora tutte disponibili su scala industriale né sono tantomeno economicamente competitive”.

Cosa fare dunque? Serve un approccio integrato. “La migliore strategia per le pale delle turbine eoliche è quella che combina progettazione, collaudo, manutenzione, aggiornamenti e la tecnologia di riciclaggio appropriata” si legge nel report. Che poi sintetizza: “per questo motivo è necessaria una migliore comprensione degli impatti ambientali associati alla scelta dei materiali durante la progettazione e ai diversi metodi di trattamento dei rifiuti a fine vita”

In sostanza, è necessario implementare l’economia circolare anche nel settore delle rinnovabili.

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E in Italia?

L’85-90% di una turbina è riciclabile, ma il settore sta lavorando per la piena circolarità e riciclo dei materiali di cui sono composte le turbine”. Da qualche tempo Anev, che dal 2002 mette insieme una 90ina di aziende del settore eolico e oltre 5mila soggetti, esalta non solo – come è prevedibile – l’assenza di emissioni climalteranti o le nuove prospettive di lavoro. Sul proprio portale e sui propri social Anev sostiene che “l’energia eolica garantisce la circolarità dei materiali”. In che modo? I “generatori eolici non producono impatti radioattivi o chimici dal momento che sono costituiti di metalli al 90% riutilizzabili, come acciaio, ghisa, rame, alluminio, piombo e zinco”.

Ma cosa ne è dell’altro 10%? La percentuale non sottoposta a riciclo è composta esclusivamente dalle pale, che sono costituite da compositi termoindurenti (fibra di vetro ed elementi di rinforzo). Si tratta di materiali che servono a garantire leggerezza ed elevata resistenza – fattori essenziali se si ha a che fare con la forza impetuosa del vento – ma che allo stesso tempo rendono difficile il processo di separazione e recupero degli stessi nel fine vita.

Ed è proprio su questo aspetto che si concentrano le ricerche. Vale la pena citare in questo senso il progetto di Enel Green Power. A giugno 2020 l’azienda energetica italiana ha annunciato di essere “alla ricerca delle startup più interessanti che possano dare il loro prezioso contributo alla sfida della nuova vita delle pale eoliche. Stiamo lavorando sul riciclo – aggiunge Enel – selezionando e testando alcune soluzioni con l’obiettivo di sviluppare una filiera che oggi non esiste a partire dal pre-trattamento delle pale e il loro riciclo, fino all’utilizzo finale per diversi usi e applicazioni”.

D’altra parte le pale eoliche attive in Italia hanno già più di 10 anni  di servizio alle spalle. Mentre secondo le previsioni di Enav “entro il 2030 la produzione di turbine continuerà a creare la maggior parte dei posti di lavoro, rappresentando il 54% del totale”. Numeri importanti, che potrebbero essere ancora più notevoli se diventassero anche circolari al 100%.

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