fbpx
giovedì, Febbraio 22, 2024

Greenwashing, compagnie aeree sotto accusa. “Necessario ridurre il traffico aereo”

La denuncia di 14 ONG francesi che chiedono una reale riduzione del traffico aereo. "Finora solo false soluzioni alla crisi climatica"

Lucia Guarano
Lucia Guarano
Giornalista e autrice, ha firmato per Round Robin editrice il romanzo-inchiesta: “La Guerra è finita”, candidato al premio Strega 2016. Ha collaborato con numerose testate internazionali (Al Jazeera English, Al Arabiya, The National, T- Qatar - The New York Times Style Magazine e Qatar Tribune) e nazionali (Giornalettismo, Huffington Post, Apcom). Ha tradotto dall’inglese il graphic novel “La Lucha” (Ed. Verso Books). Nel 2020 ha firmato, “Ilaria Alpi. Armi e veleni, le verità interrotte”, inchiesta a fumetti uscita in edicola, in allegato al Fatto Quotidiano.

Le compagnie aeree europee non stanno facendo nulla, o comunque troppo poco, per ridurre il livello di emissioni inquinanti che provocano.

È quanto denunciato da un gruppo di organizzazioni ambientaliste francesi che ha accusato l’industria dell’aviazione di greenwashing.

La dichiarazione, firmata da 14 gruppi che si occupano di clima e giustizia ambientale – tra cui Greenpeace e Scientist Rebellion – è stata resa pubblica in occasione della giornata inaugurale dell’Air Show di Parigi di quest’anno.

La denuncia delle ONG: greenwashing per confondere i consumatori

Le ONG hanno chiesto che l’evento “smetta di offrire false soluzioni per il clima – come la promessa di carburanti per l’aviazione sostenibili e soluzioni tecnologiche – che sono mero greenwashing e totalmente insufficienti per raggiungere gli obiettivi essenziali di riduzione delle emissioni”.

Il punto centrale della denuncia è la richiesta di una reale riduzione del traffico aereo senza il quale “non saremo in grado di ridurre sufficientemente le emissioni del settore, né l’inquinamento acustico e atmosferico, nei tempi richiesti”.

“La vera domanda non è più se il traffico aereo debba essere ridotto, ma come farlo in modo equo e coerente con le sfide climatiche e sanitarie – si legge ancora nella nota – Il disinteresse del settore, come mostrato da Airbus e Boeing, che mirano a raddoppiare il numero di aerei in servizio entro il 2045, impedisce qualsiasi pianificazione futura, mentre ogni anno di ritardo aumenta la vulnerabilità per i dipendenti del settore”.

Leggi anche: Moda e greenwashing, Greenpeace: “Così i brand mascherano il fast fashion con le etichette verdi”

Le richieste: fine sussidi pubblici e riduzione del traffico aereo

Lounes Dupeux, attivista di Stay Grounded, ha definito l’Air Show di Parigi, l’apice della negazione del clima. “I dirigenti del salone stanno ancora una volta cercando di fare greenwashing, concentrando la conversazione sulle soluzioni tecnologiche e sui carburanti alternativi. Non ci si può fidare di loro”.

Dupeux ha poi continuato, accusando i dirigenti dell’air show di tentare “di distrarci dalle vere soluzioni, come la fine dei sussidi al settore dell’aviazione, la riduzione del traffico aereo e la creazione di posti di lavoro sicuri per i lavoratori dell’aviazione che devono abbandonare l’industria. Si tratta di soluzioni semplici che getterebbero le basi per un mondo migliore e più equo.”

Il presidente del Paris Air Show, Patrick Daher ha replicato alle accuse, definendo l’evento un’occasione per dimostrare quello che il settore sta facendo per cercare di ridurre il suo impatto ambientale oltre che un’opportunità di dialogo in materia di clima.

Leggi anche: Greenwashing, anche gli Usa ci provano: nuove norme per contrastarlo

Rapporto Greenwashing 2023: i casi Lufthansa e Ethiad

Diverse compagnie aeree sono finite nel mirino delle autorità competenti per greenwashing, sia in Europa che nel resto del mondo. È quanto emerge dal Rapporto Greenwashing 2023 – elaborato da EPR comunicazione e presentato a maggio di quest’anno a Circonomìa, il Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica.

Tra i casi di greenwashing citati nel report troviamo la compagnia aerea, Lufthansa. Nel Regno Unito, la Advertising Standards Authority (ASA) ha accusato l’azienda tedesca di aver dato un’impressione “fuorviante” dell’impatto ambientale dell’aviazione, vietando la pubblicità dal claim “Connecting the world. Protecting the future”. Nella sentenza l’Autorità ha concluso che “la base dell’affermazione non era chiara e adeguatamente motivata”.

Anche la compagnia aerea di Abu Dhabi, Etihad, è stata bacchettata dall’ASA per due post apparsi su Facebook nell’ottobre del 2022. Sulla pagina social della compagnia si affermava, infatti, di adottare “un approccio più forte e più audace per l’aviazione sostenibile”.

L’agenzia, in questo caso, pur riconoscendo come la compagnia stia adottando misure per ridurre l’impatto ambientale del suo servizio, ha rilevato che “attualmente non ci sono iniziative o tecnologie commercialmente valide in funzione all’interno dell’industria aeronautica che suffragherebbero adeguatamente un’affermazione assolutamente ecologica come aviazione sostenibile”.

Il Vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante, commentando il report, ha sottolineato gli oltre 200 esempi di brand che fanno greenwashing (indagine di Eurobarometro) creando confusione nei consumatori. “La proposta di direttiva sui ‘green claims’ che è stata presentata dalla Commissione europea il 22 marzo non impatta solo sulle scelte di marketing aziendale, ma ha una valenza di enorme portata, soprattutto in ambito economico – ha aggiunto – Per questo nel rapporto mettiamo sotto la lente ‘casi di scuola’ di greenwashing in Italia e nel mondo”.

Leggi anche: Greenwashing, questo sconosciuto. Ma sulla sostenibilità delle imprese prevalgono i dubbi

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie