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domenica, Luglio 21, 2024

L’Italia all’asciutto. Tra siccità e impronta idrica, tutta l’acqua che manca

Questo inverno la siccità ha colpito l’Italia, in particolare il Nord, e gran parte d’Europa: ci aspetta con tutta probabilità un’estate difficile. Ecco la situazione dei distretti idrici italiani e l’impronta idrica del nostro Paese con l’acqua che consumiamo e inquiniamo, senza saperlo

Silvia Santucci
Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”

È arrivata la primavera, ma l’inverno non è andato come speravamo: la siccità ha colpito l’Europa, ondate di calore e mancanza di piogge hanno lasciato i sistemi fluviali impoveriti, con livelli ben al di sotto della media, e in montagna le precipitazioni nevose sono state scarse.

Di fronte a questo quadro desolante, si confida nelle piogge primaverili ma è probabile che non saranno sufficienti: a fine febbraio il climatologo ricercatore del CNR Massimiliano Pasqui dichiarava in un’intervista al Corriere della Sera che per “salvare l’estate” occorrerebbero, soprattutto nel Nord-Ovest, all’incirca una cinquantina di giorni di pioggia durante questa primavera, eventualità che lo stesso ricercatore definisce “improbabile”, perché c’è bisogno di più tempo per risanare situazioni così critiche.

Il governo italiano corre dunque ai ripari: la prossima settimana dovrebbe essere varato un decreto che prevede un piano acqua straordinario d’intesa con Regioni ed enti territoriali, con risorse da 7,8 miliardi. Verrà individuato – fa sapere una nota di Palazzo Chigi – un commissario straordinario con incarico a tempo rinnovabile, fino al 31 dicembre 2023, e un “perimetro  molto circonstanziato di competenze”, che dovrebbe occuparsi delle questioni più urgenti. Accanto al commissario ci sarà una cabina di regia che avrà il compito di accelerare sulle azioni a medio e lungo termine. I primi interventi riguarderanno “lo sfangamento e lo sghiaiamento degli invasi di raccolta delle acque, l’aumento delle loro capacità, la gestione e l’utilizzo delle acque reflue, la mediazione in caso di conflitti tra regioni enti locali in materia idrica e una ricognizione del fabbisogno idrico nazionale”.

La situazione in Italia e il bacino del Po 

La situazione italiana è ben visibile in questa mappa, aggiornata al 15 marzo, elaborata dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sui dati degli  Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici: riporta lo stato di severità idrica su scala nazionale, suddividendo il nostro Paese in distretti idrici. Emerge chiaramente che nel distretto del fiume Po, in quello dell’Appennino Settentrionale e nel distretto dell’Appennino centrale la severità è “media”, nel resto d’Italia sarebbe “bassa”.

Stato severità idrica acqua Italia
Stato di severità idrica a scala nazionale. Fonte Ispra

A febbraio i livelli dell’acqua nel Po erano diminuiti del 61% rispetto alla norma. Più nel dettaglio, secondo l’Osservatorio del Distretto idrografico del Fiume Po dell’Ispra, il mese di febbraio il distretto è stato caratterizzato da temperature generalmente superiori ai valori di riferimento – STI (Standardized temperature index) compreso tra 0 e +1, localmente prossimo o superiore a +1,5 sull’estrema parte nord/orientale del Distretto – e da accumuli precipitativi generalmente inferiori ai valori tipici del periodo, con uno SPI-(Standardized Precipitation Index) inferiore a -1.

Su Romagna e basso Piemonte gli accumuli sono risultati in linea o anche superiori a quelli di riferimento per il mese di febbraio. I valori di portata media mensile calcolata nelle principali sezioni del Fiume Po hanno portato a identificare le condizioni idrologiche di “siccità severa” per le sezioni di Boretto (Reggio Emilia) e Borgoforte (Mantova) e di “siccità estrema” per le sezioni di Piacenza, Cremona e Pontelagoscuro (Ferrara).

Secondo l’osservatorio la severità idrica a livello distrettuale, in assenza di precipitazioni, rimane “media”, mentre una condizione migliore caratterizza le aree sud/orientali del distretto. Il bollettino è aggiornato al 9 marzo.

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L’impronta idrica dell’Italia

Ma se è necessario adottare soluzioni nell’immediato, è anche ora di guardare alla questione dell’acqua con uno sguardo più ampio: a partire dal suo ciclo di vita, dall’uso e consumo che ne facciamo; con concretezza e, per lo meno a questo punto, lungimiranza.

Per avere un quadro esaustivo dell’acqua che consumiamo è perciò necessario guardare all’impronta idrica del nostro Paese. Se infatti siamo a conoscenza, per esempio, della gravissima dispersione che affligge da anni le nostre reti idriche, con 157 litri al giorno andati persi per ogni abitante, l’impronta idrica calcola invece quell’acqua che “non vediamo” ma che finisce per avere una pressione anche notevole sulle riserve di acqua dolce. Si ottiene misurando il volume di acqua consumata e quella necessaria per diluire gli inquinanti, in tutti gli step della catena di produzione e distribuzione di un prodotto, o nella diversi fasi di un processo, sino al consumatore finale.

La Water Footprint Implementation, in collaborazione con il Water Footprint Network, ha sviluppato uno strumento di valutazione dell’impronta idrica in grado di redigere una mappatura mondiale ma anche individuare le azioni strategiche per migliorare la sostenibilità, l’efficienza e l’equità dell’uso dell’acqua. “Lo strumento – spiegano su sito – combina il Global Water Footprint Standard, riconosciuto a livello internazionale, e il più completo database globale sull’impronta idrica, WaterStat“.

Una tabella mostra ad esempio tutti i settori e le colture in Italia e le loro impronte idriche annuali totali, o divise in verdi, blu e grigie. L’impronta idrica blu rappresenta il volume di acqua dolce prelevato dalla superficie e dalle falde acquifere. L’impronta idrica verde indica l’acqua piovana che evapora o traspira, nelle piante e nei terreni. Infine, quella grigia indica la quantità di risorse idriche necessarie a diluire il volume di acqua inquinata per far sì che la qualità delle acque rimanga al di sopra degli standard idrici prefissati. Le tre impronte idriche forniscono una visione completa del consumo idrico ma incidono in modo differente sul ciclo idrogeologico: il consumo di acqua verde, ad esempio, provoca un impatto meno invasivo sugli equilibri ambientali rispetto alla blu.

In Italia tra le coltivazioni che consumano maggiore acqua ci sono le colture foraggere: indicono del 16% sull’impronta idrica totale, e del 20% sull’impronta idrica verde con 8,4 miliardi di metri cubi di acqua all’anno. C’è poi il grano con il 16% sull’impronta idrica totale e il 21% sull’impronta idrica verde, con 8,7 miliardi di metri cubi di acqua all’anno. 

Per quanto riguarda l’impronta idrica blu la coltivazione del mais incide del 17% con 1,1 miliardi di metri cubi di acqua all’anno: non a caso in Veneto la produzione è crollata del 30% proprio a causa della siccità. Vent’anni fa la produzione nazionale di mais copriva quasi totalmente il fabbisogno del Paese, mentre oggi siamo sotto al 40%.

Per il consumo di acqua dolce, consumo domestico e settore industriale incidono allo stesso modo con più di 800 miliardi di metri cubi di acqua all’anno.

Impronta idrica blu Italia
Impronta idrica blu Italia, suddivisione in colture e settori. Fonte e grafica: www.waterfootprintassessmenttool.org

Per quanto riguarda l’impronta idrica grigia, quella relativa all’inquinamento dell’acqua, il settore industriale incide del 32% con 4,7miliardi di metri cubi di acqua all’anno, ma anche l’uso domestico incide del 25,7%, seguito dalle coltivazioni di mais, grano e coltura foraggere, rispettivamente del 10,8%, 9,2% e 6,8%.

Impronta idrica grigia Italia
Impronta idrica grigia in Italia, suddivisione in colture e settori. Fonte e grafica: www.waterfootprintassessmenttool.org

Oltre a queste informazioni il tool permette di confrontare i vari Paesi e scendere nei dettagli dei diversi bacini fluviali. Per l’Italia è disponibile solo il bacino del Po, di cui sono disponibili i dati relativi all’impronta idrica delle singole colture: a pesare maggiormente sulle riserve di acqua dolce sono le colture di riso, che rappresentano il 26,9% dell’impronta idrica blu, e mais con il 24,6%. Risulta infatti, secondo quanto riportato da Greenpeace Italia, che il 38% delle risaie e delle colture irrigue italiane è affetto da “siccità severo estrema”, cioè soffre per un deficit di pioggia che dura da ben due anni.

Anche nel distretto del Po l’industria rappresenta il fattore maggiormente determinante nell’inquinamento dell’acqua – e quindi nel calcolo dell’impronta idrica grigia – con il 30,7% (1,4 miliardi di metri cubi all’anno) ma anche la coltivazione di mais incide del 18.8% (860 10miliardi di metri cubi all’anno): il bacino del Po, secondo i dati del tool, sarebbe quindi gravato da un livello di inquinamento dell’acqua indicato come “grave”.

Leggi anche: Impronta idrica: cosa è, a cosa serve e come calcolarla

Non solo in Italia: la siccità in Europa

Anche nel resto d’Europa, purtroppo, non va meglio. Secondo uno studio pubblicato a gennaio dalla Graz University of Technology in Austria, in cui gli scienziati hanno utilizzato dati satellitari per analizzare le riserve di acque sotterranee, l’Europa sarebbe in uno stato di siccità dal 2018 e la sua situazione idrica è ora “molto precaria”.

Dopo l’estate più secca degli ultimi 500 anni, gran parte dei Paesi europei si trova a dover fronteggiare le conseguenze della siccità invernale causata dalla crisi climatica, in termini di sicurezza idrica per le cittadine e i cittadini, ma anche per il comparto produttivo e l’agricoltura. 

Una mappa della siccità in corso in Europa, elaborata dal programma Copernicus dell’Unione europea, mostra allarmi per scarse precipitazioni o umidità del suolo in aree della Spagna settentrionale e meridionale, dell’Italia settentrionale e della Germania meridionale, con quasi tutta la Francia interessata.

Siccità Europa
Mappa siccità Europa. Fonte: Copernicus Eu

Come riportato da The Gurdian, in Germania, le acque basse del Reno stanno già intralciando il passaggio delle chiatte, costringendo le imbarcazioni dirette verso l’Europa centrale a caricare a metà capacità, e in Catalogna, ormai a corto d’acqua da tre anni, Barcellona ha smesso di irrigare i suoi parchi.

Anche in Francia il ministro per la Transizione ecologica francese, Christophe Béchu, ha avvertito che il Paese dovrà far fronte a una riduzione dell’acqua fino al 40% nei prossimi anni, aggiungendo che il Paese è già in “stato di allerta”.

In Spagna a gennaio, il ministro dell’Ambiente, Teresa Ribera, ha affermato che il Paese deve prepararsi a “cicli molto più lunghi di estrema siccità e a periodi di inondazioni incredibilmente difficili”.

Leggi anche: il nostro SPECIALE ACQUA

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