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venerdì, Ottobre 22, 2021

La “strana” Olimpiade di Tokyo punta sull’economia circolare

Nell'era pandemica che stiamo vivendo anche i Giochi Olimpici saranno diversi. Essendo a porte chiuse, il Giappone sperimenterà pratiche circolari e soluzioni innovative. Dalle sedi fino ad arrivare alle medaglie e perfino alla storica torcia olimpica, si punta a riusare o riciclare il 99% delle merci acquistate

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e Startupitalia. Giornalista presso AIPS (Association internationale de la presse sportive) e collaboratore per Materia Rinnovabile, è appassionato di economia circolare e green economy.

Tra la totale incertezza dello scorso anno e i rigidissimi protocolli anti-Covid del 2021, le Olimpiadi di Tokyo iniziano ufficialmente il 23 luglio con gli occhi di tutto il mondo addosso. Sarà quindi un imperdibile opportunità per testare idee e soluzioni innovative che puntino, attraverso l’economia circolare, a rendere sostenibile l’evento sportivo più importante al mondo.

“I giochi sono uno degli eventi televisivi più diffusi a livello globale e offrono un’eccellente occasione per sperimentare soluzioni sostenibili”, ha detto Marie Sallois, direttore del CIO per lo sviluppo aziendale e sostenibile. “Con le sue potenzialità in ottica circolare, Tokyo 2020 è un esempio per il mondo di ciò che può essere raggiunto nel presente e nel futuro”.

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Opportunità di ridurre i costi

Le potenzialità circolari di Tokyo 2020, che causa pandemia si svolge nel 2021 senza pubblico e blindatissima, sono approfondite nella ricerca Potential Circular Economy strategies for the Tokyo 2020 Olympics condotta dalla Harvard University Extension School. Il rapporto fornisce una panoramica delle aree chiave in cui le Olimpiadi possono promuovere la sostenibilità. Si stima che il costo delle Olimpiadi raggiungerà i 18 miliardi di dollari, di cui circa un terzo comprende le spese nella costruzione complessiva di strutture e infrastrutture.

Date le ingenti cifre – le previsioni dicono che si spenderà quattro volte in più di Rio 2016 – sono state individuate diverse opportunità per ridurre i costi a lungo termine e migliorare la sostenibilità dell’evento applicando strategie di economia circolare che vanno dall’applicazione di design modulare all’incentivazione dell’uso materiali riciclati per le nuove costruzioni.

Essendo Olimpiadi a porte chiuse, le prime della storia, gli organizzatori dovranno gestire un flusso di persone – atleti, staff, giornalisti – estremamente contenuto rispetto al passato. Tra lockdown e assenza di tifosi basterà il servizio di bus già perfettamente performante per trasportare i circa 11mila atleti dal villaggio alle sedi delle competizioni. E le cause di forza maggiore ridurranno l’impatto – ad esempio in termini di trasporti verso gli impianti e produzione di rifiuti – molto più del previsto.

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Medaglie riciclate

Oltre alla sostenibilità di infrastrutture, trasporti e cibo, il comitato organizzatore ha pensato di lanciare un messaggio anche attraverso gli oggetti più ambiti dagli atleti: le medaglie. Per realizzare le 5mila medaglie d’oro, d’argento e di bronzo di Tokyo 2020, i metalli preziosi sono stati estratti da piccoli dispositivi elettronici forniti da persone di tutto il Giappone. I cittadini giapponesi hanno anche donato rifiuti di plastica per la produzione dei podi grazie a un’iniziativa con il partner olimpico mondiale P&G. Anche la torcia olimpica è stata prodotta utilizzando alluminio proveniente da alloggi temporanei costruiti dopo il devastante terremoto che ha colpito il Giappone orientale nel 2011.

Gli organizzatori si aspettano di riutilizzare o riciclare il 99% di tutti gli articoli e le merci acquistate e di riutilizzare o riciclare il 65% di tutti i rifiuti. Noleggiando attrezzature anziché acquistandole, Tokyo 2020 ha ulteriormente ridotto la produzione di beni e rifiuti. Verranno utilizzati e poi trasferiti circa 65mila computer, tablet e altri dispositivi informatici e di consumo, oltre a 19mila scrivanie, sedie e altri dispositivi.

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Il curioso caso dei letti “anti sesso”

A far rumore in questi giorni è stato un “mistero” piuttosto curioso, che potremmo intitolare “il caso dei letti anti sesso”. Secondo il mezzofondista statunitense Paul Chelimo, i letti del villaggio olimpico sosterrebbero il peso di una sola persona. Come fa a dirlo? Perché sono realizzati in cartone riciclabile e, dunque, sarebbero molto “leggeri”.

Molti giornalisti hanno subito rilanciato la polemica, ipotizzando che sarebbero stati realizzati in questo modo affinché non possano essere utilizzati per fare sesso, per evitare in questo modo contatti che potrebbero causare contagi da coronavirus. Una notizia che ha fatto subito scalpore, anche se non era stata neppure verificata e sulla quale era stato accantonato il messaggio circolare del Sol Levante. A smentire però poco dopo la bufala è stato un collega dell’atleta Usa.

Il ginnasta irlandese Rhys McClenaghan ha infatti pubblicato un video sui propri canal social in cui si riprende mentre salta ripetutamente su uno dei letti del villaggio olimpico. Mostrando dunque che la struttura di cartone riciclabile è anche molto resistente. Consapevole o meno, il miglior messaggio promozionale (finora) per l’economia circolare.

Gli effetti a lungo termine

Come parte di una più ampia mossa per ridurre il numero di nuove infrastrutture olimpiche – e conseguentemente emissioni di gas serra -, sono solo 8 su 43 le sedi delle gare olimpiche costruite da zero. Circa 25 esistevano prima dei giochi e 10 sono temporanei. Questo ha ridotto significativamente le emissioni dell’evento. I governi locali hanno donato un totale di 40mila pezzi di legno per costruire l’Olympic Village Plaza, quando i giochi saranno finiti, il legno sarà restituito e utilizzato altrove. Insomma, diverse interessanti iniziative per mitigare gli impatti ambientali dell’evento sono state prese. Tuttavia gli effetti di una manifestazione come l’Olimpiade su una città (o Paese) si notano davvero solo dopo qualche anno.

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