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mercoledì, Settembre 22, 2021

Overshoot day, l’urgenza delle piccole rivoluzioni per ripianare il debito con il Pianeta

Nel giorno in cui il mondo ha già esaurito le risorse naturali previste per il 2021, la nostra testata sceglie di agire come un colibrì, portando sul becco una piccola soluzione che è anche una piccola rivoluzione in corso. Vi proponiamo uno Speciale sui sistemi di riuso di contenitori e imballaggi: dati, esperienze, interviste. E un appello al governo

Raffaele Lupoli
Direttore editoriale di EconomiaCircolare.com. Giornalista, si occupa di ambiente da un quarto di secolo. Ha diretto diverse testate, tra cui il settimanale Left e LaNuovaEcologia.it. Ha lavorato con Legambiente collaborando tra l’altro alla redazione del Rapporto Ecomafie, ha coordinato la redazione del periodico Rifiuti Oggi e il mensile La Nuova Ecologia. Si occupa di comunicazione politica e nel 2020 ha collaborato con il ministero dell’Istruzione sui temi della sostenibilità ambientale e innovazione sociale.

Anche stavolta lo celebriamo e ce lo lasciamo alle spalle questo strano anniversario che mette decisamente più ansia dei compleanni. Molta più ansia sì, perché arriva ogni anno qualche giorno o settimana prima, raccontando così quanto vorticosamente aumenti il nostro debito nei confronti del Pianeta. Cosa sia l’Overshoot day e perché ci debba preoccupare tanto lo abbiamo raccontato ed è superfluo ricordarlo nel giorno in cui lo fanno media e social “a reti unificate”.

Così, mentre tutt’intorno risuona l’allarme antincendio, noi di EconomiCircolare.com proviamo a fare i colibrì, portando nel nostro minuscolo becco una goccia di rivoluzione, un tentativo di superare sia l’ansia sia il rumore di fondo di un allarme che indigna ma non sempre impegna. Così facciamo il nostro mestiere di giornaliste e giornalisti e apriamo i bocchettoni del nostro osservatorio sulla circolarità per proporre una piccola soluzione che è anche una piccola rivoluzione in corso.

Grazie allo sguardo attento (e al tanto studio) della nostra Silvia Ricci e di altri colleghi e colleghe come Veronica Ulivieri, Andrea Turco e Simone Fant vi proponiamo un viaggio nella “rivoluzione” dei sistemi di riuso di contenitori e imballaggi. Un settore in gran fermento, molto più all’estero che in Italia purtroppo. Contemplato e promosso dalle norme europee in materia di packaging e rifiuti, che mettono al bando l’usa e getta e al tempo stesso dicono che riutilizzare gli imballaggi più e più volte, ritirandoli e sanificandoli, è una buona pratica da estendere il più possibile, anche ricorrendo alle nuove tecnologie e diventando un vero e proprio servizio basato sul “prodotto packaging” (in ottica di servitizzazione): non compri e non butti via il bene imballaggio ma paghi per il servizio e quello stesso imballaggio anziché finire tra i rifiuti torna al mittente che poi lo rimette in circolazione.

Nello speciale che abbiamo realizzato in occasione dell’Overshoot day troverete tante storie di “pionieri” dei sistemi di riuso, startupper e solidi imprenditori impegnati a mettere a punto un modello che funzioni, renda e che sia poi in grado di raggiungere dimensioni di scala tali da poter esprimere il massimo del loro potenziale in termini di benefici economici, occupazionali e ambientali. Come già evidenziato quando abbiamo posto all’attenzione di lettrici e lettori un’altra piccola rivoluzione, quella dei sistemi di deposito su cauzione, per liberare questo potenziale serve un quadro legislativo nazionale che renda i sistemi di riuso un’opzione sempre disponibile e appetibile per i cittadini, un’alternativa comoda, conveniente ed efficace quanto, se non più del monouso, che come sappiamo deve il suo successo a questi fattori chiave e al fatto che scarica sulla collettività le cosiddette esternalità negative (nel prezzo delle stoviglie usa e getta, ad esempio, non è compreso il costo del loro corretto smaltimento).

Pensiamo allora cosa potrebbe accadere se, oltre a disincentivare il consumo di monouso, si prevedesse una tassazione più favorevole per chi propone le diverse esperienze di riutilizzo, anche legate a sistemi di deposito su cauzione. Siamo alla vigilia della presentazione, da parte del governo, di una riforma fiscale che, stando agli annunci, metterà ordine nella selva attuale. Ma soprattutto si presenta come una “riforma di accompagnamento” al Piano nazionale di ripresa e resilienza, quello stesso piano che vanta tra le sue missioni “rivoluzione verde e transizione ecologica” e che, almeno sulla carta, sarà permeato dal principio europeo DNSH, “Do no significant harm”: non arrecare un danno significativo.

Allora sarebbe davvero importante che quella riforma fiscale contenesse forme di sostegno a misure che vanno nella direzione della prevenzione della produzione di rifiuti, che finalmente insieme al riciclo e al prezioso lavoro di recupero di materia prima seconda, prendesse in considerazione anche le azioni prioritarie del cosiddetto Paradigma delle R: rifiutare, ripensare, ridurre, riusare

Noi intanto continuiamo a praticare, come minuscoli colibrì, proposte di giornalismo costruttivo fondate sui dati, sulle esperienze sul campo, sulla centralità del ripensamento di prodotti e processi. E scopriamo ad esempio che sempre più imprese – anche note multinazionali e grandi marchi – sperimentano sistemi di riutilizzo. E che sempre più cittadini vi fanno ricorso con entusiasmo, quando ricaricano il flacone di detersivo al supermercato, quando rispediscono al mittente l’imballaggio vuoto dopo l’acquisto on line, quando al ristorante entrano con il conteinitore utilizzato la volta precedente ed escono poco dopo portandone con sé un altro, pulito e “ricaricato” di buon cibo.

Anche in questo Speciale troverete l’analisi dei vantaggi e gli aspetti controversi, punti di forza e di debolezza, il racconto dei diversi modelli in campo e le voci dei protagonisti. E anche stavolta ci prepariamo a raccogliere il punto di vista di chi magari ha perplessità da esprimere o critiche da muovere. Mettendo a confronto i punti di vista, coltivando il dubbio e continuando a porci nuove domande. Perché urgono nuove risposte. Urgono tante nuove risposte circolari.

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