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domenica, Gennaio 24, 2021

PIÙ BELLO PERCHÉ RE-CREATO

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Economia Circolare
Redazione EconomiaCircolare.com
[di Gabriele Bianconi]
Recrea, il sigillo indelebile della rinascita che traspare dal nome del Brand. Un principio ideologico diventato missione operativa e poi “Positive Causes” impresso su ogni capo prodotto

Sinossi

Volevo testimoniare lo sviluppo di una Società e non redigere una storia in virtù di potenziali episodi e successi aziendali.
Recrea s.r.l. ha una vicenda tessuta in quest’ultimo decennio di non florida economia generale, nonostante ciò non ha vissuto e non vive di aspettative perché ha raggiunto subito apprezzabili risultati.
È da pochi anni insediata in un nuovo habitat lavorativo, all’interno di un ex area industriale torinese che le conferisce il sigillo indelebile della rinascita, che è poi anche il proprio scopo operativo. La giovane età societaria le impedisce di aver accumulato una memoria fluente, mentre invece ha elaborato una strategia di lavoro da azienda navigata. È su questo aspetto “culturale” che ho insistito maggiormente, in considerazione del fatto che c’è la mancanza oggi di tenere alto il vessillo dell’esperienza, intesa appunto come cultura del fare.
Recrea ha infatti il volto di un’azienda incentrata sull’individuo-artigiano il quale celebra ogni giorno l’abilità tecnica e la determinatezza di essere partecipe alla causa ambientale, senza nulla togliere alla ricercatezza dell’offerta finale al mercato.
3 marchi: Erareclam, Cingomma e Neomeno nati per creare originali borse, cinture e complementi d’arredo eco friendly. Tutti aderenti al progetto aziendale “Positive Causes”: motivare chi esercita un’attività sapendo che ogni aspetto del proprio fare ha finalità positive in senso lato, circolare, globale; fino a promettersi di tradurre su chi acquista il proprio sentirsi “amatore” di un fine solidale, piuttosto che banale consumatore.

Al giorno d’oggi, si sente da più parti dire che la nostra civiltà pare abbia preso la distanza dal sapere artigianale e faccia sempre più rima con produttività. Questo è infatti ciò che maggiormente viene richiesto alla e dalla produzione industriale.

Non tutte le frazioni di mercato sono però così e Recrea è una di queste espressioni, perché Maurizio, Silvia, Ivan e Monica hanno messo in circolo le rispettive energie per un comune scopo: Positive Causes lo chiamano loro. Un ideale trasformatosi ben presto in motto operativo, con richiami alla figura archetipa dell’Homo artifex: inclini all’autonomia, ma con intatti i valori di squadra richiesti oggi dalla produzione, e traendo forza anche dalle indiscusse qualità manuali che sono il patrimonio del saper fare italiano.

….e pensare che qualcuno sorrise quando iniziarono nel loro intento, ma ora, otto anni dopo, osserva i risultati positivi di un lavoro fondato sulle buone intenzioni di fare “mercato”, consolidando le fondamenta del mercato stesso attraverso un identità di lavoro per così dire conviviale. Sì perché Recrea, quasi quasi neologismo del concept, è il nome composito di una famiglia allargata i cui brand sono Cingomma, Neomeno ed Erareclam. Poi c’è il motto “Positive Causes”, pensato e usato come fosse un prodotto, ma dal sapore valoriale. Traduce in pratica lo spirito dell’iniziativa in ogni sua procedura operativa, siglando ogni pezzo con una label in tessuto che certifica l’avvenuta causa positiva: vale a dire, un modello produttivo artigianale sostenibile sia dal punto di vista retributivo che di qualità del lavoro.

Una rete fluida di artigiani dove non esistono dipendenti e ognuno è padrone del proprio avvenire. Credere in ciò che si sta portando avanti è la regola prima. Il codice di lavoro per far si che ognuno rispetti l’opera di tutti gli altri, per una politica e un’azione davvero comunitarie.

E queste buone intenzioni sono diventate anche la loro filosofia di vendita.

«Il cliente»

ci dice Ivan

«sta imparando a valorizzare il nostro prodotto che seppur composto in origine da materiale esausto, sul quale la traccia del tempo e dell’uso hanno lasciato una sorta di cicatrice, risplende di nuova bellezza e valore perché rinato»

e gli fa eco Maurizio, aggiungendo

«perché questi segni si sono ormai rimarginati in un codice estetico nuovo, e ora ciò che emerge è il valore reale della materia»

E a proposito di materiali, interviene Silvia chiarendo

«già, la materia… si parla tanto in questi ultimi tempi dei nuovi diamanti ottenuti senza stressare il territorio e l’opera di chi li estrae. Recrea, invece, ha trovato i suoi diamanti nelle proprie città»

Gomme  e camere d’aria di bicicletta; teli pubblicitari in pvc, quelli delle grandi affissioni che “decorano” le aree urbane; e poi i fogli scartati di Neoprene utilizzati per creare guarnizioni per auto, sono infatti, per ora, i supporti base del loro Core Business, ma altri appunto potrebbero aggiungersi in futuro. Sempre per confezionare accessori moda per uomo e donna, e ben presto anche capi vestiari.

Prodotti che testimoniano e traducono il senso di appartenenza delle persone con la materia tutta, e quindi con i materiali che sono stati trasformati dall’uomo.

Un po’ come accade con i diamanti: appena estratti, cocci di vetro all’apparenza e solo dopo il taglio finale raggiungono il valore e lo splendore che li contraddistingue.

Alla stessa maniera, le materie prime di Recrea sanno continuare a essere preziose in funzione delle libertà che incarnano, rappresentando una rivincita per molti artigiani e quindi per quella manualità che oggi pare non debba essere più parte del mondo del lavoro. Tale è l’uomo artigiano (l’Homo artifex) ben descritto da Richard Sennett, sintetizzabile con colui che persegue per la propria soddisfazione e per quella del futuro utilizzatore la ricerca dell’opera eseguita con cura: il lavoro sviluppato da colui che è artista e sperimentatore, frutto di sapienza e coscienza, contro la mediocrità del “tanto basta che sia fatto”; dove dunque il radicarsi dell’esperienza, cioè di informazioni e pratiche, confluisce nel sapere tacito, vanto dell’artigiano giudice del lavoro e delle pratiche materiali.

Da qualche anno, la casa madre di Recrea si è stabilita nell’ex apparato industriale di via Valprato a Torino, ricavando nello spazio di sua pertinenza una zona abitativa adiacente al laboratorio vero e proprio… sì perché Maurizio, desideroso di essere lui il primo a dare l’esempio – riguardo il veder nascere un prodotto accudendolo come una cosa di casa e non gestito come una merce – ha fatto del detto “Casa-bottega” un proprio cavallo di battaglia.

Altri laboratori sono sorti sul territorio torinese, anche decentrati rispetto all’azienda madre per far evitare spostamenti di persone rispetto dove abitano, implementando così una rete di piccole attività in grado, tra l’altro, di intercettare la materia prima in luoghi sempre diversi.

La loro causa è dunque decollata e, come già detto, generandone altre.

“Quello che non  mi uccide, mi fortifica”

Il celebre aforisma di Friedrich Nietzsche fa al caso loro e non deve stupire che la frase è anche una delle più utilizzate nei tatuaggi. D’altronde ce lo hanno suggerito all’inizio Ivan e Maurizio, paragonando il proprio operato a una cicatrice riconvertita in memoria.

Cos’altro non è questo se non il segno evidente della cultura che traduce la propria esperienza ?!

L’operato di Recrea è attualmente plasmato su tre marchi:

-Viviamo nell’era dell’informazione commerciale. La pubblicità per farlo impiega materiali sempre più resistenti all’usura. Erareclam ricicla i manifesti delle campagne pubblicitarie riutilizzandoli come se fossero vera pelle.

-Tutto torna alla partenza come una gara lungo un percorso circolare. Cingomma recupera i copertoni di bicicletta. Risultato: prodotti di nuovo in “pista” perché restituiti a una nuova vita.

 –Neomeno ricicla il neoprene. La compassionevole idea di unire scarti di questo materiale industriale che hanno percorso magari tragitti opposti ma ora s’incontrano in ricercati accessori moda.

Borse, cinture e giubbotti da far gola a un target allargato: regimental, chic, glamour e casual.

Pezzi oltretutto unici, diversi l’uno dall’altro.

« Ogni accessorio »,

ci spiega Monica con dovizia di particolari,

« è impreziosito con un’etichetta in tessuto che riporta un numero: è questa la testimonianza che quel pezzo è unico e irripetibile. Inoltre, la numerazione riportata sulla scatola e sull’articolo è negativa, cioè contrassegnata dal segno matematico “-”, risultato ottenuto dunque per sottrazione, così da dimostrare al futuro proprietario che quell’articolo è stato creato riportando in vita della materia ritenuta esausta, e la cifra seriale stampigliata sul loro acquisto corrisponde a una autentica porzione di materia intercettata e “salvata”.

Pertanto il numero segnala la quantità di pezzi creati con elementi sottratti alle discariche e la certezza della qualità e della benevolenza di cui l’artigiano si è saputo rendere interprete ».

È così che l’utopia di pochi singoli si è tradotta prima in teoria e dopo in causa concreta di ogni giorno. Senza rifondere o produrre altra materia nobile, perché così com’è, è già una causa positiva per Maurizio, Silvia, Ivan, Monica, visionari e realisti al tempo stesso, nel saper riconoscere una borsa in un manifesto, una cintura in un pneumatico di bicicletta, un giubbotto in una camera d’aria, ecc..

Sì perché l’ambiente non sono solo alberi, prati, fiori, acqua, aria, ecc., l’ambiente è ogni aspetto del paesaggio.

Ed è proprio per questo che la ricerca a materiali e lavorazioni da accomunare possiede in Recrea un volto diverso dalla ricerca con cui si è soliti confrontarci, e basata sostanzialmente sulla tecnologia. Qui la ricerca propone uno sguardo in dietro e uno di fronte. Cercare il già fatto da reinterpretare, e cercare, o meglio sperimentare, applicazioni espressive d’avanguardia: le Cingomma, per esempio, ci danno evidenza di ciò nelle variegate versioni frutto di quel particolare processo di decorazione tridimensionale conosciuto come “cubicatura” “dippatura” o “water transfer printing”. Tecnologia d’avanguardia senza dubbio, ma nata per tutt’altri supporti e che ora si misura con la preesistente impressione a secco del pneumatico, senza che nessuna delle due prevalga. Cause comuni, cause ancor più positive.

La produzione di circa 20.000 pezzi dell’ultimo anno è distribuita per l’80 % sul territorio nazionale e per il restante 20% copre la richiesta europea. Tutto questo senza far promozione o pubblicità, eccezion fatta per quei “Format” editoriali che hanno deciso di portare a conoscenza del grande pubblico questa esperienza, perché esplicita di una “maniera” nuova nell’affrontare il mercato e la cultura del lavoro senza rinnegare nulla del passato, e anzi traendone forza.

La vendita è diffusa in negozi di abbigliamento casual e non, accessori per la persona e Concept store.

Le Cingoma, inoltre, hanno una buona penetrazione tra negozi di culto della “city-bike” e degli sport più in generale.

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