lunedì, Ottobre 26, 2020

IL LABORATORIO TRICICLO DELLA COOPERATIVA RUAH, DOVE L’ECONOMIA CIRCOLARE È BASE DI PARTENZA PER PROGETTI SOCIALI

Economia Circolare
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Redazione EconomiaCircolare.com
[di Giada Frana]
Un luogo dove la sostenibilità ambientale abbraccia i valori umani della solidarietà e della dignità: è il Laboratorio Triciclo della Cooperativa Impresa Sociale Ruah


Sinossi

Il Laboratorio Triciclo della Cooperativa Impresa Sociale Ruah è il cuore pulsante della sua Area Economie di solidarietà. Un luogo dove l’economia circolare diventa punto di partenza per altri progetti sociali sul territorio, mettendo in primo piano la dignità della persona: attraverso il lavoro cittadini in difficoltà economiche o sociali hanno la possibilità di riprendere in mano la propria vita e ri-immettersi nel mondo del lavoro. Oltre all’aspetto sociale, l’aspetto ambientale è fondamentale: il Laboratorio Triciclo è un esempio virtuoso di economia circolare in Bergamasca. Lì ciò che dovrebbe essere scartato viene infatti riammesso nel circuito economico, attraverso diversi progetti, e sempre più cittadini grazie alle sue attività diventano sempre più attenti all’aspetto ecologico, scegliendo consapevolmente di riciclare e riusare gli oggetti.

C’è un luogo a Bergamo, dove la sostenibilità ambientale si incontra con la solidarietà: si tratta del Laboratorio Triciclo, il cuore pulsante dell’Area di Economie di solidarietà della Cooperativa Ruah. Un esempio virtuoso di economia circolare in Bergamasca: ciò che dovrebbe essere scartato e diventare rifiuto viene riammesso – anche più volte – nel circuito economico, ma non solo: il plusvalore di questo Laboratorio, che lo contraddistingue dagli altri mercatini dell’usato è soprattutto il risvolto sociale che vi è dietro, e che permette a lavoratori svantaggiati di inserirsi nuovamente nel circuito lavorativo.

L’inizio: il sogno di poter aiutare i più deboli

A raccogliere mobili usati dando lavoro a persone svantaggiate e ai migranti accolti sul territorio Giulio Baroni, fondatore dell’Associazione Comunità Immigrati Ruah (diventata poi Cooperativa Impresa Sociale Ruah nel 2009) ci pensava da un po’ di tempo, ma mancavano i fondi e lo spazio necessari. Il tutto riesce a concretizzarsi nel 1997, a seguito di una donazione: Baroni acquista così un camioncino, il Patronato S. Vincenzo di Bergamo mette a disposizione un piccolo garage e da lì comincia l’avventura. “Andavo in giro ad osservare come operavano altre realtà simili a quella che volevo creare – racconta Baroni -, per capire come realizzare al meglio il tutto. Siamo partiti con un solo dipendente e un operatore senegalese, poi man mano si sono aggiunti un paio di obiettori di coscienza e alcuni volontari. Attraverso il passaparola avevamo fatto sapere che ritiravamo i mobili usati”. Il garage viene aperto al pubblico solo due giorni a settimana: ad acquistare, all’inizio, soprattutto i primi migranti economici, che cercavano un modo per arredare la propria casa a prezzi contenuti.

Non solo riciclo, ma un’attenzione alle persone più fragili

Il simbolo del Laboratorio Triciclo è – come indica il nome stesso – un triciclo: “Un mezzo che cammina lentamente – prosegue Baroni -, ma va avanti e cresce. Le persone che ci salgono vengono accompagnate piano piano dando loro la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità”. “Il Triciclo serve a non far buttare via alle famiglie bergamasche gli oggetti – aggiunge Bruno Goisis, presidente di Ruah -: qui hanno una seconda vita. Il nostro obiettivo primario rimane la dignità della persona: attraverso il lavoro riusciamo ad inserire persone in difficoltà economiche o sociali, dando loro la possibilità di riprendere in mano la propria vita, riacquistando dignità ed autostima”. Dal 1999 è infatti attiva la collaborazione con il Comune di Bergamo per l’inserimento propedeutico al lavoro di persone in difficoltà segnalate dai servizi sociali: attualmente in questo modo ogni mese vengono inserite nella struttura almeno due persone e altre due vengono introdotte in sostituzione di pena.

Le attività prevalenti: dal ritiro, al mercatino, agli sgomberi e alle iniziative ambientali

Alle tre “erre” – ritiro, riuso, riciclo – che affiancano il simbolo del Triciclo, negli anni si aggiungono sempre più servizi per la cittadinanza e cresce l’esigenza di avere uno spazio più adeguato per svolgere l’attività. Così nel 2001 viene inaugurata la sede più grande in un capannone in via Morelli a Bergamo; nello stesso anno parte il progetto Cambia Stagione, il ritiro degli abiti usati nei cassonetti della Caritas; nel 2003 prende il via il progetto Ri.Ca.Ri.Ca., il ritiro di toner esausti per stampanti. Il 12 marzo del 2005 viene inaugurato il nuovo magazzino in via Cavalieri di Vittorio Veneto 14, acquistato nel 2016. Negli anni successivi il Triciclo organizza “Rigira la moda”, diverse sfilate di abiti usati, partecipa alla Settimana europea della riduzione dei rifiuti con diverse iniziative e al Festival dell’ambiente. A seguito dell’aumento a dismisura degli abiti usati ritirati, Ruah decide di creare un altro canale ad hoc, creando altri posti di lavoro: a maggio del 2010 a Seriate apre il negozio Rivestiti, concepito per dare maggiore valore all’usato di qualità, con un occhio di riguardo per il vintage, che viene trasferito a Bergamo, in via Broseta 79/a, a febbraio di quest’anno. Nel 2014 parte il progetto “Abito di Casa in Casa”, raccolta di abiti usati porta a porta in collaborazione con il Comune di Bergamo, Albino, Grassobbio e Levate. Nel 2017 prende il via la raccolta degli oli alimentari esausti prodotti dalle utenze domestiche, per la quale Triciclo è il braccio operativo di Aprica e Comune di Bergamo e il progetto “Ci siamo tanto amati” all’interno del Laboratorio del Riuso in collaborazione con Aprica Spa, Comune di Bergamo e la Cooperativa Sociale Onlus Ecosviluppo. All’interno della Piattaforma Ecologica di via Goltara a Bergamo è presente un corner dove i cittadini possono lasciare gli oggetti che possono essere riutilizzati. Questi ultimi vengono trasferiti al Laboratorio Triciclo ed immessi di nuovo nel circuito economico. Il ricavato sarà utilizzato per sostenere il progetto “Terra fra le mani” in Senegal, finalizzato allo sviluppo dell’imprenditoria femminile.

Più di 22 mila ritiri e più di 25 mila clienti abituali

I numeri danno un’idea di come nel tempo siano cambiate anche le esigenze della cittadinanza: dai 135 ritiri effettuati nel 1997, si è arrivati a 911 nel 2017, per un totale, in tutti questi anni, di oltre 22 mila; gli sgomberi sono passati da 98 nel 2000 a 447. Tra i materiali che vengono ritirati vi sono spesso materiali ingombranti, oltre a carta, ferro e legno inutilizzabili che vengono conferiti in discarica seguendo la procedura prevista dalla legge. Anche qui i dati mostrano un cambiamento nel corso degli anni: da 47.250 kg di mobili nel 1997 a 318.850; da 77.927 kg di ferro nel 2000 a 57.380; carta da 13.370 kg nel 2000 a 26.260; legno da 237.048 kg nel 2009 a 204.180. Per i vestiti, da 552.050 kg nel 2001 a 897.890 kg nel 2017. “Gli sgomberi vengono effettuati su richiesta – spiega Federica Fassi, tra i coordinatori del Triciclo -. Ciò che è in buono stato viene ritirato gratuitamente. Per buono stato intendiamo non solo che non siano rotti, ma che possano rispettare i gusti della clientela. Negli anni è aumentato molto il materiale di scarto”. Una volta arrivati al magazzino, il materiale in buono stato viene selezionato e va ad aumentare la scelta nei vari reparti del Triciclo: Arredamento, Cose di Casa ed Abbigliamento. Anche sul lato degli acquirenti – italiani e stranieri – l’aumento è stato sbalorditivo: da una trentina nel ’97 a più di 25 mila attuali, mentre il negozio Rivestiti in sette anni è passato da 2.991 clienti a 4.119. “Abbiamo clienti fidelizzati – continua Fassi -: vengono almeno una volta a settimana. Il nostro è un ambiente amicale ed è unico nel suo genere: vi è un riciclo di merce più veloce e si trovano novità più intriganti rispetto agli altri mercatini dell’usato. I clienti italiani sono spesso collezionisti, ma negli ultimi anni sono comparsi sempre più proprietari di Bed&breakfast, che trovano da noi l’oggetto per dare un tocco di originalità al proprio locale”. Le vendite coprono il costo dei dipendenti; un’altra entrata è data dal servizio di raccolta dei cassonetti (Triciclo è pagato dalla ditta Mpt a seconda dei kg raccolti), dal servizio Ri.Ca. Ri.Ca (a fronte di un canone annuo) e dalla raccolta degli oli alimentari esausti.

Un piccolo mondo caratterizzato da dialogo, disponibilità, ambiente familiare

Il Triciclo è inoltre un micromondo in cui persone di nazionalità e culture diverse lavorano fianco a fianco: Italia, Tunisia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Sudan. Come Azzeddine Ghaiad, di origine marocchina, laureato in Geologia, arrivato in Italia nel 1998 con l’intenzione di proseguire i suoi studi. Per una serie di questioni burocratiche ha perso il diritto di ottenere il permesso di soggiorno per studio. Ha incontrato Giulio Baroni e in questo modo è diventato tra le prime persone che hanno cominciato a lavorare al Triciclo. O Mamine Yacine, arrivato in Italia nel 2000 dall’Algeria: laureato in elettrotecnica aveva deciso di tentare la fortuna in Europa a causa della forte disoccupazione nel suo Paese. A Bergamo viene indirizzato da un ragazzo albanese alla Ruah e così inizia a lavorare per il Triciclo. Attualmente sono 21 i dipendenti impiegati stabilmente, tra responsabili di magazzino e d’ufficio, le squadre per i ritiri, sgomberi e raccolta cassonetti e le commesse.

L’impatto sul tessuto sociale del servizio Triciclo

Recentemente, all’interno di un percorso di formazione sulla Valutazione dell’Impatto Sociale, la Cooperativa Ruah, accompagnata da Associazione IsNet, ha analizzato il caso studio Triciclo, raccogliendo dati utili alla valutazione dell’impatto che le azioni di Triciclo hanno sul tessuto sociale. Si tratta di dati parziali, dai quali emergono ad ogni modo risultati interessanti: per quanto riguarda i donatori, donano mediamente 3 – 4 volte l’anno, per una media di 48.6 kg di cui 40.8% abbigliamento, 22.1% piccoli mobili, 6.8% porcellana e vetreria, 17.2% libri, fumetti e giocattoli, 5% pentole e posate, 5.1% apparecchi radio, tv ed elettronica e 3% altro. Il 50.9% dei prodotti portati sarebbe stato buttato se non ci fosse stato il Triciclo, che ha stimolato nel 91.4% un’attenzione maggiore nel conservare in buono stato gli oggetti. I clienti individuali acquistano 33 volte all’anno e il 37.9% di quanto acquistato ha sostituito prodotti nuovi. Tra i clienti che rivendono all’estero, la maggior parte rivende in Marocco, Tunisia e Senegal. Per quanto riguarda invece i lavoratori svantaggiati, tra i principali effetti generati si sottolinea il recupero della propria autonomia, un maggior rispetto delle regole e un aumento delle relazioni con le altre persone.

Il Triciclo appare una realtà che propone un futuro e che assieme alle opere compiute ha relazioni di amicizia, collaborazione, condivisione di passioni, valori ed ideali.

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