sabato, Maggio 28, 2022

Refashion: il mondo della moda sostenibile incontra quello del riuso creativo

Cos'è la refashion? Si tratta della modifica o del riadattamentento di un capo o un accessorio di abbigliamento, che dà vita a un pezzo unico. Gli esempi sono tantissimi. E a New York si tiene persino la ReFashion Week

Ludovica Nati
Social media manager, copywriter, blogger e fotografa paesaggista. Collabora con diverse realtà i cui ambiti spaziano dalla sostenibilità ambientale alla medicina, dalla promozione territoriale e turistica alle aziende di servizi o di trasporti. Digital strategy, gestione social, redazione di testi SEO, copywriting, consulenza 2.0 e creazione di contenuti fotografici e grafici sono i suoi principali ambiti di competenza. Fa parte del network di Eco Connection Media

Sarà capitato ad ognuno di voi di aprire l’armadio e trovarsi di fronte a capi di abbigliamento che, magari, sono passati di moda, non vi piacciono più o vi stanno troppo larghi o troppo stretti. Per dare nuova vita ai vestiti che non usate cercate una soluzione alternativa che non sia quella di venderli ad un negozio dell’usato o di regalarli (buttarli non è una ipotesi che prendiamo in considerazione)?

Esiste una nuova tendenza che si sta velocemente diffondendo tra il pubblico: parliamo del refashion. Non sapete di cosa si tratta? Continuate a leggere l’articolo per scoprirlo e conoscerne alcuni esempi.

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Che cosa è il refashion

Detto in parole semplici, per refashion si intende modificare o riadattare un capo o un accessorio di abbigliamento, allargarne uno che ci sta stretto o allungarne uno che è troppo corto per dare vita ad un esemplare completamente nuovo: praticamente parliamo di upcycling della moda.

Come raccontato nel volume “Il sogno nel cassetto” di Stefano Sacchi & Humana People to People (Franco Angeli editore), grazie all’upcycling si riesce a creare oggetti nuovi impiegando parti di indumenti o accessori ancora in ottimo stato.

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I vantaggi ambientali dell’upcycling nel mondo della moda

Grazie a una sempre maggiore sensibilità ai temi ambientali, negli ultimi anni è aumentato il numero delle persone che sono consapevoli del fatto che anche il settore dell’industria tessile contribuisce in modo significativo alla produzione di gas serra: pensate che questo settore “pesa” il 10% delle emissioni globali (più delle emissioni generate dai voli internazionali e dal trasporto marittimo).

Inoltre, secondo le stime, l’industria della moda è responsabile anche del 20% circa dell’inquinamento globale dell’acqua potabile. Non parliamo poi del consumo di acqua necessario nel corso delle diverse fasi di produzione: pensate che per produrre una sola maglietta in cotone servono ben 2.700 litri d’acqua dolce (praticamente quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo!).

Questi numeri lasciano senza parole e, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a diminuire il fenomeno dando spazio alla nostra creatività e dando fondo al nostro armadio attraverso il refashion.

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Idee di refashion

Cosa possiamo creare attraverso il refashion? Alcuni esempi dei tanti capi riadattabili ce li fornisce Sartoria Annalisa.

Si parte da idee più semplici come allargare una maglietta troppo stretta o allungarne una troppo corta utilizzando parti di un’altra (magari rovinata o che non ci piace più), a progetti più creativi come trasformare un jeans in un grembiule da cucina, in una fodera per cuscini o ancora in un resistentissimo porta ombrelloni. E di ottenere da un vecchio maglione un paio di caldissimi guanti, che ne pensate?

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A scuola di refashion

Tuttavia non è sempre facile – o almeno non lo è per tutti – mettere in pratica le tecniche sartoriali e improvvisarsi modiste e non tutti hanno la creatività necessaria a riadattare o riparare un capo di abbigliamento.

Se avete voglia di imparare a dare una seconda vita ad abiti che non utilizzate più attraverso tecniche base di maglieria e di decorazione o volete trasformare gli scarti tessili in oggetti completamente nuovi, esiste un corso online, disponibile sul portale Domestika, tenuto da Gaia Segattini, fashion designer e fondatrice del marchio sostenibile Gaia Segattini Knotwear.

Il suo motto è “Riparare è meglio che consumare” e noi non possiamo che essere d’accordo con lei.

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Acquistare online abiti e accessori refashioned

Must Had è una piattaforma dedicata alla vendita di capi di abbigliamento e accessori prodotti esclusivamente dagli scarti dell’industria della moda che offre un modello davvero sostenibile di produzione nel quale i capi vengono realizzati partendo da ciò che già esiste.

Scopo della startup, oltre a promuovere la sostenibilità ambientale, è quello di contribuire a sostenere piccoli artigiani, brand e designer, favorendo creatività, artigianalità e innovazione. Attraverso questa piattaforma, infatti, i marchi responsabili ed i consumatori consapevoli possono entrare facilmente in contatto tra di loro.

Un atelier ri-creativo

A Savignano sul Rubicone, in Emilia-Romagna, è nata Refashion Aps, un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro che intende creare percorsi per sviluppare competenze nell’ambito della modelleria, della confezione e del cucito. Con questa idea hanno dato vita – insieme al Comune di Savignano e grazie a un bando regionale – a un atelier stabile in città.

Questo luogo viene definito “uno spazio condiviso dove sia possibile sviluppare talenti, competenze e creatività, riappropriandosi del lavoro fatto con le mani e che sia incubatore di idee per allenare i giovani, le donne, le mamme a credere in sé stessi, a imparare e trovare luoghi di cultura, di identità, di professionalità spendibile”, in cui si svolgono corsi, workshop ed eventi legati al mondo del refashion.

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ReFashion Week

Il fenomeno del refashion sta prendendo talmente piede che a New York, dopo la Settimana della Moda ufficiale, si tiene anche la ReFashion Week. Giunta alla sua quarta edizione, – la ReFashion Week – che nel 2022 si svolgerà tra il 2 e l’8 aprile -, è una fiera che si sviluppa nel corso di una intera settimana dedicata alla moda “usata”, di seconda mano, ma anche al rammendo e al riuso, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone alla riduzione dei rifiuti tessili.

Da dove nasce questa esigenza? Dal fatto che a NYC, ogni anno, vengono inviate in discarica circa 200mila tonnellate di vestiti, scarpe, biancheria e accessori. Una quantità pari a quasi 900 Statue della Libertà, oltre 4500 vagoni della metropolitana e 13,5 ponti di Brooklyn! Uno spreco che, secondo il dipartimento di igiene e sanità della città, la Grande Mela non può e non deve permettersi. (https://www.refashionnyc.org/)

Noi ve ne avevamo parlato in occasione dell’edizione 2021.

Insomma, siete pronti a diventare dei creativi protagonisti del cambiamento?

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