Riciclo tessile, come essere competitivi a livello industriale? L’esperienza di RE&UP

Riciclare 200.000 tonnellate di tessuti entro la prima metà del 2026 e superare 1 milione di tonnellate a livello globale entro il 2030. L'obiettivo dell'azienda RE&UP è ambizioso ma realistico. Marco Lucietti, Head of Global Marketing & Communications RE&UP, spiega perché

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Redazione EconomiaCircolare.com

Dodici chili a testa. È questo il peso dei rifiuti tessili prodotti ogni anno da ogni cittadino europeo: un totale di 12,6 milioni di tonnellate, di cui solo il 22% viene raccolto per essere riutilizzato o riciclato. Il resto finisce in discarica o negli inceneritori, generando un impatto ambientale ed economico enorme. Non è un caso che il Parlamento europeo, solo una settimana fa, abbia approvato la revisione della direttiva quadro sui rifiuti per ridurre lo spreco tessile e alimentare e l’impatto della loro gestione.

In questo scenario si inserisce la missione di RE&UP, azienda con sede a Eindhoven e parte di SANKO Holding, storica società tessile turca. L’obiettivo è importante: riciclare 200.000 tonnellate di tessuti entro la prima metà del 2026 e superare 1 milione di tonnellate a livello globale entro il 2030. Anche se RE&UP non si limita a fare riciclo: il suo modello di business è centrato sulla produzione e vendita di fibra di cotone riciclata e chip di poliestere, spediti in tutto il mondo per alimentare nuove filiere produttive. I brand europei sono i principali destinatari della produzione tessile di RE&UP e l’Italia è tra i mercati più importanti, in particolare per il denim e per il poliestere riciclato. 

riciclo tessile cotone

Dal riciclo alle certificazioni

Il cuore dell’innovazione di questa azienda, fondata nel 2023 ma figlia di dieci anni di ricerca, è la tecnologia proprietaria feedstock agnostic, capace di trattare rifiuti tessili di ogni tipo, anche misti, come il policotone.

“Grazie ai nostri processi meccanici e termomeccanici – spiega Marco Lucietti, Head of Global Marketing & Communications RE&UP – separiamo le fibre, le decoloriamo e le trasformiamo in Next-Gen Cotton e Next-Gen Polyester, completamente tracciabili e pronti per l’uso industriale. I capi arrivano nei nostri impianti in Turchia, vengono selezionati con tecnologia a raggi infrarossi e separati per composizione. Cotone e poliestere vengono riciclati, mentre le altre fibre vengono affidate a partner specializzati per essere reimmesse sul mercato locale. Anche bottoni, rivetti ed etichette vengono recuperati, perché il nostro è un processo a ciclo chiuso”.

La trasformazione prosegue con una fase di riciclo meccanico, dove i capi vengono ridotti in piccoli pezzi con macchinari modificati per preservarne la qualità, seguita dal trattamento termochimico: “Se il capo è prevalentemente in cotone – continua Lucietti – otteniamo una fibra bianca pronta per la filatura. Se invece prevale il poliestere, l’output è un chip di poliestere bianco, pronto per essere trasformato in nuovo filato”.

Il risultato sono materie prime di nuova generazione: fibre lunghe, resistenti e decolorate, compatibili con i metodi di filatura convenzionali. “Oggi il nostro cotone riciclato ha lo stesso prezzo del cotone vergine e il nostro poliestere riciclato compete a livello di costo con quello tradizionale. Questo dimostra che il riciclo è finalmente competitivo su scala industriale“.

Per garantire trasparenza e credibilità, tutti i processi sono certificati. “Abbiamo ottenuto la certificazione GRS, che assicura tracciabilità lungo l’intera filiera e l’uso responsabile di prodotti chimici e siamo l’unica azienda al mondo nel tessile ad avere la certificazione Cradle to Cradle Platinum (la nuova certificazione che aiuta le aziende a rendere i prodotti più circolari, a ridurre emissioni e rifiuti e a migliorare la qualità di aria e suolo, ndr)” fa sapere il Capo Comunicazione e Marketing. “Inoltre, tutti i prodotti chimici utilizzati sono certificati Bluesign (lo standard che fornisce gli strumenti necessari per promuovere l’uso di sostanze chimiche sicure e pratiche responsabili, ndr)”.

In collaborazione con Quantis, l’azienda aggiorna il proprio Life Cycle Assessment (LCA) per monitorare con precisione l’impatto ambientale. “I nostri processi riducono l’impronta di CO₂ di circa l’85% rispetto alle produzioni vergini – spiega Lucietti – e ci avvicinano rapidamente alla carbon neutrality”.

Il 2025 è un anno cruciale per RE&UP, che sta ampliando gli impianti e investendo per rendere i processi più efficienti e sostenibili. “Ecomondo è il luogo ideale per presentare la nostra capacità produttiva, che raddoppierà nei prossimi mesi, incontrare un mercato europeo strategico e creare nuove collaborazioni”, conclude Lucietti.

Leggi anche: Ecomondo 2025, il Textile District guarda al futuro del tessile e della moda

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