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mercoledì, Giugno 19, 2024

Semiconduttori, la corsa dell’Ue per l’indipendenza passa dal Chips Act

I chip sono fondamentali nei settori dell’elettronica e automobilistico, ma l’Europa è gravemente in ritardo rispetto a Usa, Taiwan, Cina e Corea. Di fronte a una crisi di approvvigionamento, come già avvenuto durante la pandemia, l’industria europea si bloccherebbe. Ecco come l’Ue vuole rispondere alle sfide tramite il Chips Act

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Il Parlamento europeo ha approvato il piano dell’Unione europea per aumentare notevolmente la produzione di semiconduttori, un obiettivo considerato di vitale importanza per l’economia europea dei prossimi anni. Il testo legislativo, proposto dalla Commissione europea, per diventare legge a tutti gli effetti, dovrà adesso essere approvato dal Consiglio europeo dei ministri. A sostenere il Chips Act è stata la stragrande maggioranza dei parlamentari europei, con 587 voti a favore e solo dieci contrari.

Il percorso legislativo del Chips Act era cominciato nel febbraio del 2022, su stimolo della crisi globale dei semiconduttori durante il periodo della pandemia di Covid-19, che aveva messo in crisi la catena di approvvigionamento di semiconduttori e, come conseguenza, bloccato quasi completamente la produzione di numerosi oggetti nei quali questi componenti sono indispensabili: dagli strumenti elettronici come pc e smartphone fino all’industria automobilistica.

Il mercato dei semiconduttori e il ritardo europeo

L’Unione europea si era improvvisamente scoperta esposta a una “dipendenza strategica” nel settore dei chip, progettati principalmente negli Stati Uniti e prodotti in Asia. Tali carenze hanno portato, tra l’altro, a un aumento dei costi dell’industria e dei prezzi dei prodotti finali e rallentato la ripresa economica dell’Europa. Il mercato globale dei semiconduttori, infatti, è dominato da Taiwan, che produce il 90 percento dei chip più avanzati, dalla Corea del Sud e, in maniera crescente, dalla Cina.

Mentre su spinta della globalizzazione e dell’aumento della produzione nelle nazioni asiatiche, l’attività europea nel settore negli ultimi decenni era drasticamente diminuita. Uno studio realizzato dallo stesso Parlamento europeo ha evidenziato come la capacità dell’intera Unione europea di produrre semiconduttori è inferiore al 10% su scala mondiale. Insomma, l’Europa è in una condizione di estrema vulnerabilità e perciò tenta di correre ai ripari.

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Perché i semiconduttori sono così importanti

“Il Chips Act sarà uno strumento di leadership tecnologica e industriale per l’Europa. Non c’è politica industriale senza fabbriche e senza semiconduttori”, ha commentato su Twitter il commissario Ue al Mercato Interno, Thierry Breton, dopo il voto del Parlamento. Senza entrare nei dettagli tecnici, nella famiglia dei semiconduttori rientrano tutti i materiali con caratteristiche intermedie tra i conduttori di corrente elettrica, come il rame, e i materiali non conduttori, ad esempio il legno.

I semiconduttori, invece, a seconda di come vengono lavorati, possono comportarsi come conduttori o non conduttori. Questo li rende particolarmente utili per i componenti della moderna elettronica. I semiconduttori, infatti, sono vitali non solo nell’industria automobilistica, ma anche per molti altri oggetti di uso quotidiano, dagli smartphone agli elettrodomestici. Sono anche necessari per l’archiviazione dei dati, che è in piena espansione, e nelle tecnologie green per ridurre le emissioni di carbonio.

Non bisogna pensare solo a strumenti super sofisticati: ci sono chip che costano dai 100 dollari fino a diverse migliaia, ma anche semplici strumenti da un dollaro il cui unico scopo è trasmettere le informazioni base per illuminare lo schermo di uno smartphone o dei monitor sul cruscotto dell’automobile: sono stati proprio questi a essere i più coinvolti nella crisi di approvvigionamento durante la pandemia. Senza di loro, tutta la catena produttiva si arresta ed è facile immaginare quanto diventeranno ancora più importanti in futuro.

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Gli obiettivi e gli investimenti del Chips Act

Il Chips Act cerca di intervenire per ridurre la dipendenza dell’Unione europea per prima cosa quadruplicando la produzione interna di chip fino a coprire il 20% della quota globale entro il 2030. La nuova legge Ue mira, inoltre, a creare un ecosistema favorevole per gli investimenti sui chip in Europa accelerando le procedure di autorizzazione e riconoscendo la loro importanza critica attraverso il cosiddetto “statuto di massima importanza nazionale”. Particolare attenzione è dedicata alle piccole e medie imprese, che beneficeranno di un maggiore sostegno.

Per raggiungere il suo ambizioso obiettivo nella produzione di chip, si stima che l’Unione europea dovrà mobilitare oltre 43 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati. Il Chips Act chiede all’Ue di stanziare 3,3 miliardi di euro dal proprio budget. Il Vecchio continente risponde così al Chips and Science Act con cui il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha investito 53 miliardi di dollari nel settore dei chip made in Usa.

Le ragioni geopolitiche dietro il Chips Act

Nella corsa all’autosufficienza strategica non bisogna dimenticare, infatti, quanto siano determinanti le relazioni internazionali tra gli Stati, come hanno evidenziato gli shock energetici e alimentari scatenati dall’invasione russa dell’Ucraina. Tensioni analoghe tra Cina e Taiwan potrebbero portare a una crisi di portata ancora più catastrofica della pandemia sul mercato dei semiconduttori, visto che il colosso mondiale di chip, la Tsmc, è proprio di Taiwan.

E la stessa Cina sta investendo per diventare leader globale, forte del fatto che il 41% dei giacimenti di terre rare necessari per produrre chip è all’interno dei suoi confini e il 30% in Africa, dove la Cina ha una grandissima penetrazione economica e di influenza (dati della Commissione europea). Insomma, non solo motivazioni economiche: anche dal punto di vista geopolitico avere una certa indipendenza è l’unico modo per proteggersi da shock esogeni.

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Ricerca, innovazione e competenze nei semiconduttori

Nel Chips Act sono inclusi poi tutta una serie di altri interventi collaterali, ma altrettanto importanti. Prima di tutto nel campo della ricerca e dello sviluppo, perché la conoscenza è uno degli asset strategici principali. Sempre in relazione alla concorrenza con la Cina, il Parlamento europeo durante il voto di approvazione ha spinto per includere nel testo disposizioni che impongano la protezione di qualsiasi diritto di proprietà intellettuale derivante dai finanziamenti dell’Ue.

Ci saranno precise limitazioni della partecipazione a progetti di ricerca e innovazione a società collegate a Paesi come la Cina, per contrastare trasferimenti di tecnologia o furti di segreti commerciali e industriali. Inoltre, l’Unione europea si è impegnata ad approfondire proposte concrete per rafforzare l’intero quadro di controllo sugli investimenti e le esportazioni, sempre in ottica di protezione della proprietà intellettuale.

Prevedere e gestire crisi commerciali

Il Chips Act include un meccanismo per prevenire e gestire le crisi della catena di approvvigionamento, attraverso il quale la Commissione valuterà i rischi per la fornitura dell’Ue di semiconduttori. Tale meccanismo dovrebbe basarsi su una mappatura strategica a lungo termine per identificare le possibili strozzature commerciali e sviluppare degli indicatori di allarme precoce per far scattare lo stato di emergenza di fronte al rischio di nuove carenze nell’approvvigionamento di semiconduttori.

Se si raggiunge una fase di crisi, l’esecutivo dell’Ue avrà il potere di avviare misure di emergenza, come dare priorità alla fornitura di prodotti particolarmente colpiti da carenze individuati in una lista di settori critici o, come ultima risorsa in caso di una crisi del settore dei semiconduttori, effettuare acquisti comuni per i Paesi Ue, sulla falsariga di quanto avvenuto nel caso dei vaccini per il Covid-19, ma solo sulla base di accordi firmati volontariamente.

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