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sabato, Ottobre 23, 2021

L’economia circolare del rifiuto organico: chiudere il cerchio e nutrire la terra

Nelle città, nelle nostra case, produciamo rifiuti. La frazione più consistente della raccolta differenziata domestica è l'organico. Una sua gestione ottimale in ambito urbano consente il recupero di una risorsa fondamentale per restituire fertilità al suolo e garantire la chiusura del ciclo produttivo, un vero esempio di economia circolare

Alberto Fragapane
Lavora nel Centro Studi di Novamont, Società Benefit certificata B corporation, leader internazionale nel settore delle bioplastiche e nello sviluppo di bioprodotti e biochemical di origine rinnovabile. Dopo una doppia laurea magistrale in Economia e Scienze Politiche, ha perseguito il Master di II livello “Bioeconomy in the Circular Economy (BIOCIRCE)”, primo master europeo in bioeconomia nell'economia circolare, promosso da quattro atenei italiani in collaborazione con le imprese e il mondo della finanza.

È la componente della raccolta differenziata più consistente, che se gestita al meglio rappresenta una risorsa fondamentale per consentire di aumentare la fertilità del suolo e promuovere l’economia circolare.

Stiamo parlando della frazione organica, quello che comunemente chiamiamo “umido”, l’insieme di tutti i resti di cibo che consumiamo quotidianamente e che, proprio per questo, rappresenta circa il 40% dei rifiuti prodotti nelle nostre città.

Da problema a risorsa

La frazione umida è composta da un insieme di sostanze organiche, che per natura tendono quindi a degradarsi ed emettere gas e liquidi. Proprio per questo, se lasciato in discarica, il rifiuto umido rappresenta una problematica sia per l’emissione di gas serra, che per il rischio di generare il percolato, un liquido potenzialmente inquinante per il terreno e le falde acquifere sottostanti.

La discarica non è ovviamente il destino previsto per questa categoria di rifiuto. Il Pacchetto Europeo per l’Economia Circolare vieta infatti il conferimento in discarica dei rifiuti organici dal 2024 e richiede che si raggiunga il 65% di riciclaggio dei rifiuti urbani entro il 2035 (obiettivo il cui raggiungimento dipende molto dalla frazione organica, dato che ne rappresenta la quota maggiore).

Sono obiettivi ambiziosi ma fondamentali, sia per evitare le conseguenze negative accennate in precedenza, ma soprattutto perché il rifiuto umido, se raccolto e trattato correttamente, rappresenta una risorsa di grande valore per ottenere fertilizzante (compost) ed energia rinnovabile (biogas).

Il fine vita ideale per il rifiuto organico è infatti il trattamento presso impianti di compostaggio e/o impianti integrati di compostaggio e digestione anaerobica. Nei primi il rifiuto umido, attraverso un periodo adeguato di “maturazione” in presenza di ossigeno e in condizioni di temperatura specifiche, viene convertito in compost di qualità, fertilizzante organico che può essere utilizzato per restituire nutrimento e sostanza organica al suolo. Nei secondi, il rifiuto umido viene inizialmente posto in condizione di assenza di ossigeno, raccogliendone le emissioni gassose (che se lasciate in aria andrebbero a contribuire al riscaldamento climatico) e convertendole in energia rinnovabile, il biogas. La rimanente massa organica (il digestato) viene poi sottoposta ad un successivo processo di compostaggio, che consente di ottenere il compost.

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Il suolo: una risorsa fondamentale fortemente a rischio

Il suolo è un elemento fondamentale per la vita nella Terra e, forse non ne siamo sufficientemente consapevoli, si tratta di una risorsa non rinnovabile: occorrono 2000 anni per formare 10 cm di terreno. Contemporaneamente ci troviamo di fronte ad uno scenario fortemente critico: il 33 % dei suoli al mondo è influenzato da fenomeni di degrado e in Europa l’area con un’elevata sensibilità alla desertificazione è aumentata di 177.000 km2 in meno di 10 anni.

Per questi motivi il suolo è oggetto di una delle cinque “missioni” identificate nel 2019 dalla Commissione Europea, che ridisegnano l’approccio della ricerca e dell’innovazione: il Mission Board for Soil Health and Food, che ha l’obiettivo di individuare soluzioni alle sfide della sicurezza alimentare e della qualità del suolo. Nell’ambito del Green New Deal, il principale piano di politiche europee sviluppato dalla nuova Commissione, è prevista inoltre una strategia, denominata Farm to Fork (dalla fattoria alla tavola) finalizzata ad aumentare la materia organica e la tutela del suolo dall’inquinamento.

Il compost di qualità derivante dalla raccolta e dal trattamento del rifiuto organico ha un ruolo centrale per raggiungere questi obiettivi, ma non solo. Riportare materia organica nel terreno è anche un metodo per intrappolare il carbonio (carbon sink), che se rilasciato in atmosfera è una delle principali cause dell’effetto serra e, quindi, dei cambiamenti climatici.

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Garantire una raccolta e un trattamento efficace

Per raggiungere gli obiettivi citati, evitare il conferimento in discarica e sfruttare al meglio le potenzialità del rifiuto organico, occorre avere un sistema di raccolta e di trattamento il più possibile efficiente.

Un tema fondamentale è legato alla qualità e la purezza del rifiuto, ossia la sua reale differenziazione da altri elementi che potenzialmente ne possono contaminare il contenuto e compromettere quindi il trattamento. Il sistema porta a porta, affiancato da una campagna adeguata di sensibilizzazione, incentiva il cittadino a conferire correttamente i rifiuti e rappresenta una soluzione ottimale, in particolare in ambito urbano.

Inoltre, altro elemento fondamentale è l’utilizzo di bioplastiche biodegradabili e compostabili per tutti quei prodotti a contatto con il rifiuto organico: pensiamo ad esempio ai sacchi in cui lo stesso viene raccolto. Tali bioplastiche sono studiate per biodegradare all’interno degli impianti di compostaggio, trasformandosi anch’esse in compost di qualità, insieme al rifiuto umido a contatto con esse, evitando così qualunque tipo di impurezza del prodotto finale.

Per quanto riguarda invece il trattamento, è fondamentale la presenza di una rete di impianti di compostaggio e/o di compostaggio e digestione anaerobica, che consenta di trattare direttamente sul territorio i rifiuti prodotti dai cittadini. Impianti altamente tecnologici ed innovativi, che possano impedire qualunque tipo di emissione odorigena e generare un prodotto finale di alta qualità.

L’Italia rappresenta un caso virtuoso per la gestione del rifiuto umido. Il Comune di Milano è un punto di riferimento a livello europeo per il livello di raccolta differenziata, che supera il 50%, grazie in particolare ad una raccolta dell’umido di alto livello, ottenuta in virtù dell’introduzione della raccolta porta a porta in tutto il territorio e l’impiego di sacchi compostabili, promossa anche attraverso l’attivazione di campagne informative rivolte ai i cittadini per incentivare il riutilizzo degli shopper compostabili distribuiti alle casse dei supermercati.

Proseguire su questa strada consentirà al nostro Paese non solo di andare nella direzione prevista dalle normative comunitarie, ma anche di affrontare alcune delle grandi sfide ambientali: dalla tutela del suolo, alla lotta ai cambiamenti climatici.

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