Eurostat ha pubblicato ieri i nuovi dati europei sull’impiego di materiali riciclati nell’economia europea: “Oltre il 12% dei materiali nell’UE proviene dal riciclaggio”, afferma l’ufficio statistico europeo. Si tratta del 12,2%, e parliamo di un indicatore chiamato “tasso di utilizzo circolare dei materiali” (Eurostat usa anche “circularity rate”, tasso di circolarità, ma questa etichetta sembra ridurre la circolarità al solo riciclo, dimenticando tutto ciò che attiene alla prevenzione dei rifiuti).
Questo indicatore – i cui metodi di calcolo sono spiegati in un documento di 40 pagine – viene definito così da Eurostat: “Il tasso di utilizzo circolare dei materiali (circular material use – CMU) misura la quota di materiali recuperati e reimmessi nell’economia – consentendo così di risparmiare l’estrazione di materie prime primarie – rispetto all’utilizzo complessivo di materiali. L’indicatore include i flussi di materiali ma non quelli di acqua. Include i flussi di combustibili fossili e prodotti energetici”.
Se questo è il tasso medio, le differenze tra i pasi UE sono importanti: si va dal 32,7% dell’Olanda (un terzo dei materiali impiegati nell’economia viene da riciclo) al 3% del Portogallo o al 2% di Finlandia o Irlanda. L’Italia non se la cava male: col 21,3% si piazza terza dietro al 32,7% olandese e al 22,7% del Belgio.
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Tendenze e materiali
Il tasso di utilizzo circolare dei materiali è aumentato di 1 punto percentuale in 10 anni (dal 2015) e di 1 decimo di punto tra il 2023 e il 2024 (ma nel 2022 era pari a 11,4%). La tendenza verso il riciclo e l’impiego di materiali riciclati cresce quasi in tutta Europa, con poche eccezioni.
Tra il 2015 e il 2024, il tasso è aumentato in 21 paesi dell’UE. I dati più rilevanti sono quelli di g (+14,0 punti percentuali), Estonia (+9,1 pp), Repubblica Ceca (+7,9 pp), Slovacchia (+7,2 pp) e Paesi Bassi (+5,3 pp). Al contrario, è diminuito in 6 paesi, in particolare in Polonia (-4,2 pp) e Finlandia (-3,2 pp), spiega Eurostat.
Quanto al tasso di utilizzo circolare dei diversi materiali, nel 2024 lo scettro in Europa va ai metalli, quindi ferro, rame, alluminio, acciaio, con il 23,4% (-1,2 pp rispetto al 2023). Seguono i minerali non metallici, che includono materiali da costruzione come sabbia, ghiaia e argilla, con il 14,3% (-0,1 pp). Poi le biomasse, col 9,9% (+0,2 pp).
Un bilancio
Che cosa ci dicono questi dati? Ci dicono che in Europa, e in particolare in Italia, siamo messi abbastanza bene. Se infatti confrontiamo la prestazione europea con quella globale, ci possiamo dire cautamente ottimisti. Il tasso globale di impiego circolare dei materiali, misurato dal Circularity Gap Report 2025, è 6,9% (l’anno di riferimento è il 2021). Un dato sceso di 0,3 punti percentuali rispetto al 2018. A confronto con il quadro globale, quindi, possiamo dire che l’Europa nel suo complesso è posizionata bene.
Le cose vanno meno bene se traguardiamo all’obiettivo che l’UE si è data nel 2020 con il Circular economy action plan. L’Europa, si legge, “deve fare il possibile per ridurre la sua impronta dei consumi e raddoppiare la percentuale di utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio” (quindi entro il 2030). Un lustro è già passato dall’approvazione del piano, ma dall’11,2% del 2020 siamo cresciuti di un solo punto percentuale. “I progressi sono stati lenti e l’UE è ancora lontana dal raggiungere il proprio ambizioso obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030”, sottolineava l’anno scorso l’Agenzia europea per l’ambiente. Motivo di grande rammarico, senza dubbio. Anche perché, come ricorda il Circular economy action plan, l’aumento della circolarità dell’economia continentale, “contribuirà in modo significativo al conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 e alla dissociazione della crescita economica dall’uso delle risorse, garantendo nel contempo la competitività a lungo termine dell’UE senza lasciare indietro nessuno”.
Con un solo punto percentuale guadagnato in cinque anni, dunque, non sembra probabile il raddoppio dell’utilizzo circolare dei materiali rispetto al dato del 2020. Unico fattore che può dare speranza è il balzo registrato tra il 2022 (11,4%) e il 2023 (12,1%): 0,7 punti percentuali in un solo anno. Ma c’è anche lo stallo registrato negli anni ’10 (11% nel 2012, 11,1% nel 2021) e quello dell’anno scorso (+0,1 pp). Difficile quindi capire se siamo ad “quasi” tipping point di una curva che ci permetterà di raddoppiare al 2030 la quota di materia circolare, oppure se stiamo colo cavalcando una lenta fluttuazione.
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