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domenica, Febbraio 25, 2024

Global Green Jobs: il lavoro che aumenta è solo quello che tutela l’ambiente

Crescono i green jobs, i posti di lavoro “verdi”, frutto di un cambio di paradigma nel mondo energetico e della produzione che sta influendo in maniera positiva anche sul mercato del lavoro. I numeri, soprattutto in alcuni Paesi, sono significativi

Luigi Politano
Luigi Politano
Giornalista e autore, si è occupato di lavoro, mezzogiorno e criminalità organizzata. Ha lavorato per Exit e Gli Intoccabili (La7), collaborato con Report (Rai 3) e Current Tv. Cronista parlamentare e inviato per RedTv e Nessuno Tv (890 Sky), ha scritto per Repubblica, Corriere, La Stampa, Il Manifesto. Vincitore del premio Giancarlo Siani (2010), e del premio Giornalisti del Mediterraneo (2016), è fondatore della Round Robin Editrice, di cui è direttore editoriale.

Triplica il dato dei lavori green nel Regno Unito, ma non solo. Nella terra di Carlo, neo Re d’Oltre Manica, i lavori verdi stanno crescendo di circa quattro volte il tasso del mercato del lavoro interno. Parliamo di 336mila lavoratori, un dato che conferma una tendenza degli ultimi anni con un 2,2% di tutti i nuovi posti di lavoro classificati come green. Circa un terzo di questi lavoratori sono collocabili nell’area di Londra e del suo Interland più prossimo, il resto collocabile per lo più nel sud est del Paese.

Il network Pwc – consulenti per servizi di revisione, consulenza strategica, legale e fiscale alle imprese – con il loro Green Barometer, misura “la performance relativa delle regioni e dei settori industriali del Regno Unito sui loro progressi nello sviluppo di posti di lavoro verdi nel tempo”. Giunto alla sua seconda edizione, il Barometro mira a sostenere una transizione equa verso emissioni zero, costruendo e monitorando l’impatto che questa tendenza ha sul mondo del lavoro e quindi la reale occupazione che ne deriva, assieme all’impatto sulle comunità.

Un cambio di paradigma necessario

Ma, come si diceva in apertura, la tendenza è globale e non riguarda il solo Regno Unito. Il significativo dato, non ancora sufficiente ma certamente da prendere in considerazione come un buon inizio, è direttamente collegabile alle costruzioni delle infrastrutture per le energie rinnovabili che viaggiano ad un ritmo incessante. Più che di reali intenzioni, la tendenza è dovuta a congiunture politiche ed economiche che stanno rendendo sempre più necessario il cambio di paradigma ma, al netto di motivazioni ideologiche, i numeri danno certamente qualche speranza.

L’ultimo rapporto sul mercato delle energie rinnovabili dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) stima che nel 2022 la capacità rinnovabile crescerà a livello globale di 350-400 gigawatt (GW) in tutto il mondo. Il dato è ovviamente ancora insufficiente, se si pensa che l’intera rete elettrica del Regno Unito è di circa 75 GW, ma fino a pochi anni fa anche solo pensare ad un simile cambio di passo era utopia. Sempre secondo l’AIE, la crisi Ucraina e la crisi energetica porterà tra 2022 e il 2027 una crescita, grazie alle rinnovabili, di 2.400 GW. Parliamo di un aumento pari all’85% in più rispetto ai cinque anni precedenti e il 30% in più rispetto a quanto previsto nell’equivalente rapporto del 2021.

Prendendo ancora come parametro di riferimento i dati inglesi, la ricaduta occupazionale degli investimenti in energia rinnovabile creerà tre volte più posti di lavoro, per milione di sterline investite, rispetto all’industria dei combustibili fossili.

La crescita si registra anche nel resto del Pianeta, magari in maniera meno evidente, ma sono comunque numeri importanti e significativi se si pensa che 12,7 milioni di persone sono state impiegate nelle energie rinnovabili in tutto il mondo nel 2021, con un aumento di 700.000 posti di lavoro rispetto al 2020, e quasi il doppio rispetto a un decennio fa. Una rivoluzione vera.

Leggi anche: Lavoro, l’economia circolare potrebbe creare oltre 250 mila posti a Londra entro il 2030

I Paesi in cima alla classifica

L’IRENA, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, ha pubblicato i dati numerici per singolo lavoratore del settore. Nella divisione planetaria del green job il posto in prima fila è per la Cina che, nonostante la quantità di emissioni inquinanti prodotte all’interno dei suoi confini, il numero elevato di abitanti la porta ad essere anche la prima al mondo per occupazione, con 5.368.000 lavoratori green nel 2021. Suoi sono il 63% dei posti di lavoro nell’industria di pannelli fotovoltaici a livello globale. Al secondo posto c’è il Brasile, con 1.272.000 persone impiegate nei green job, in particolare nel modo dei biocarburanti di cui il Paese è leader mondiale per la produzione. E poi ci sono i mercati dell’India, con 863.000 posti di lavoro, gli Stati Uniti con 923.000 e l’UE con 1.939.000 occupati.

Secondo la campagna Power for All, nel 2023 il mercato del lavoro rinnovabile decentralizzato della Nigeria dovrebbe superare l’industria petrolifera del paese, impiegando fino a 76.000 lavoratori, rispetto ai 32.000 del 2019.

Adeguati e sempre maggiori finanziamenti per l’efficientamento energetico, a livello planetario, porteranno ad un aumento esponenziale di questi numeri. La previsione di IRENA, per nulla azzardata, è che nel mondo potrebbero esserci circa 38,2 milioni di posti di lavoro nelle energie rinnovabili entro il 2030. La conditio sine qua non, però, è che i paesi rispettino le loro promesse sul clima, e le opportunità di lavoro nasceranno anche in altri settori collegati. Partendo dal dato delle rinnovabili ed aggiungendo il settore dell’idrogeno, della gestione del sistema di alimentazione, dei veicoli elettrici e dell’efficienza energetica, il sistema nel suo complesso potrebbe impiegare altri 74,2 milioni di persone entro il 2030.

Leggi anche: Lavoro, in tutto il mondo entro il 2050 potremmo avere 60 milioni di nuovi green jobs

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