venerdì, Maggio 27, 2022

Il riscaldamento di casa? Diventa ibrido. Come funziona e quando può convenire

La transizione energetica può partire anche dai nostri appartamenti. Tra pompe di calore e caldaie a condensazione, quel che c'è da sapere sugli incentivi del governo e sulla possibilità di ridurre i propri impatti ambientali

Valeria Morelli
Content Manager e storyteller 2.0. Fa parte del network di Eco Connection Media. Si occupa di strategie di comunicazione web, gestione social, consulenza 2.0 e redazione news e testi SEO. Per Green Factor, all’interno dell’ufficio stampa, si occupa delle relazioni istituzionali.

Quando si sente parlare di impianti ibridi, solitamente si pensa immediatamente agli autoveicoli ma il termine non è certo nuovo, né specificamente tecnico per il settore automotive. Con il termine “ibrido” in biologia si intende un animale o una specie vegetale frutto di un incrocio. Nel caso di un veicolo ibrido, esso è dotato di un sistema a propulsione a due o più componenti che lavorano in sinergia tra loro ovvero il classico motore termico (a benzina) e quello elettrico. A seconda delle condizioni di viaggio e della tecnologia adottata, possono lavorare in parallelo o uno alla volta consentendo un risparmio nei consumi.

Quando si parla di quale sistema di riscaldamento vada installato in un appartamento o in ufficio, solitamente ci si interroga se sia più efficiente e opportuno installare una caldaia (a condensazione) o una pompa di calore: si ragiona ovvero per alternative tra sistemi preesistenti.

Nel caso delle caldaie, l’energia è prodotta attraverso la combustione del gas (per completezza segnaliamo che in commercio ne esistono anche a GPL e alcune residue a gasolio). Le pompe di calore invece hanno come unica fonte energetica l’elettricità e consistono in un sistema che recupera calore dall’aria esterna e la porta all’interno. In tale caso potrà esserci uno scambio aria-aria (pensate al climatizzatore, ovviamente a temperature invertite) o aria-acqua. In questo ultimo caso si sfrutta un gas refrigerante grazie al quale si cede il calore all’acqua delle tubazioni dell’impianto di riscaldamento della casa – ai termosifoni o a un impianto a pavimento – che verrà così scaldata.

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Gli impianti per il riscaldamento ibrido

Caldaie e pompe di calore presentano dei pro e dei contro. Prima di installarle, in termini meramente di costi, per valutare quale sia più efficiente dal punto di vista economico bisogna tenere presente variabili come il prezzo del gas, dell’elettricità (e in tal caso magari la presenza di un impianto fotovoltaico), il coefficiente di efficienza della pompa di calore e il rendimento della caldaia. In alcuni contesti però sarebbe utile averle entrambe. Per questo negli ultimi anni esistono sistemi di riscaldamento ibrido che combinano il tutto e che sono da tenere in considerazione, nelle valutazioni, come una terza alternativa alle due singole.

La tecnologia ibrida negli ultimi anni è infatti arrivata anche negli impianti di riscaldamento e, come per le auto, è una delle novità della tecnologia per ridurre consumi ed emissioni. Essi sfruttano da un lato i vantaggi delle caldaie, dall’altro quelli delle pompe di calore a questo aggiungiamo che sono sempre più i produttori di tali apparecchi che oggi realizzano impianti ibridi factory made, ovvero la cui presenza delle due componenti è così fin dalla realizzazione in fabbrica e non nasce dall’unione successiva. Per tornare all’esempio automobilistico, quest’ultimo caso è assimilabile agli interventi che si realizzavano negli anni passati che prevedevano l’aggiunta dell’alimentazione del GPL e il famoso “bombolone” ad auto alimentate solamente a benzina o diesel.

Un impianto di riscaldamento ibrido, specie se è nativo come tale, riesce a sfruttare di volta in volta il vettore energetico migliore tra la caldaia e la pompa di calore attivandole a seconda dei casi contemporaneamente o singolarmente, massimizzando l’utilizzo delle due differenti tecnologie. Facciamo un esempio in una tipica giornata autunnale o invernale.

Fino a una certa temperatura, il sistema di controllo di un impianto ibrido potrà far funzionare solo la pompa di calore che lavora bene a gradazioni esterne miti. Man mano che il termometro scende, la pompa di calore diviene meno efficiente e potrebbe venire attivata la caldaia con una potenza ridotta che viene via via incrementata al diminuire dei gradi ma finché, per una parte residuale, la pompa di calore continua ad avere una sua funzione, opereranno entrambi i sistemi.

A temperature rigide probabilmente funzionerà solamente la caldaia.

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Gli incentivi economici e la transizione energetica

Tali sistemi di riscaldamento ibrido hanno tra i punti dolenti costi ad oggi elevati. Sebbene siano ancora poco conosciuti da parte dei cittadini, i sistemi ibridi oggi però sono ben noti al legislatore che in buona sostanza ha previsto per tali modalità di riscaldamento gli stessi vantaggi fiscali previsti per le sole caldaie a condensazione e le pompe di calore. Rientrano quindi nel superbonus 110%, negli ecobonus e nel bonus casa, e anche nel conto termico per il quale vi è una differenza notevole: in questo caso non vi è la limitazione prevista ai soli enti pubblici.

Dal punto di vista ambientale, l’adozione di tali impianti consente di ridurre i consumi energetici, ma non solo. In un percorso che va verso l’abbandono delle fossili, rispetto a chi prima produceva acqua calda sanitaria e riscaldamento solamente con il gas, si riduce l’uso di questa fonte in favore di quella elettrica che, come sappiamo, può provenire anche da rinnovabili. Un passo in più verso l’elettrificazione dei consumi richiesta nel processo di transizione ecologica ed energetica in atto.

Per saperne di più vi è un interessante approfondimento curato da assotermica.

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