giovedì, Maggio 6, 2021

L’investimento più importante per la transizione ecologica? È il capitale umano

Che si parli di energia, città circolari, trasporti o prodotti sostenibili, nel cambiamento dei processi di lavoro diventano cruciali figure come il circular economy e sustainability analyst, il manager ambientale, il supply chain manager della sostenibilità. Cruciale una formazione che sappia integrare ambiti scientifici, tecnici e professionali

Enrico Maria Mosconi
Enrico Maria Mosconi
Insegna Innovazione Tecnologica per l’economia circolare e coordina la laurea magistrale in Circular Economy dell’Università degli studi della Tuscia presso il Polo Universitario di Civitavecchia . Membro di numerose commissioni e centri per lo studio dell’economia circolare, dirige il Master per la Finanza Competitiva AIGEP e partecipa al gruppo di lavoro UNI/CT057 per lo sviluppo dello standard sulla Circular Economy dell’ISO. Expert e coordinatore di team di esperti e studiosi nell’ambito dell’europrogettazione presso la Commissione Europea

Anche in un modello economico, come quello dell’economia circolare, che ambisce a staccarsi dal consumo delle risorse e tendere all’autosufficienza, la “molla imprenditoriale” scatta quando le opportunità del potenziale di mercato sono favorevoli. Le professionalità coinvolte sono chiamate a portare su scala industriale concetti d’avanguardia ispirati all’innovazione e alla sostenibilità. È il capitale umano, quindi, l’asset più importante in cui investire per avere la capacità di agire sulle leve critiche e acquisire un posizionamento strategico nella conversione energetica e digitale.

Skill gap

Che si parli di energia, città circolari, trasporti o prodotti sostenibili, nel cambiamento dei processi di lavoro, la comparsa di figure come il circular economy e sustainability analyst, il manager ambientale, il supply chain manager della sostenibilità, sono solo una parte in sintesi dei fabbisogni di qualifica richiesti per operare nella dimensione multidisciplinare dell’economia circolare. Un tema dove stiamo imparando che l’ampiezza dei campi di attività da un lato e la specificità dei diversi settori di interesse dall’altro spinge a ricercare soluzioni pratiche e strutturate in termini industriali e di mercato evidenziando lo skill-gap nel mondo del lavoro.

Che profilo dare a chi deve immergersi in questa dinamica? A chi deve scegliere gli obiettivi, gestire strategie e fattori critici dei sistemi di gestione? Remanufacturing, flexible ed eco-design, gestione dei colli di bottiglia tecnologici, identificazione digitale della componentistica per un mercato strategico di materie prime seconde, anche questi sono solo alcuni esempi di domande pratiche di professionalità a cui rispondere nei fatti per ripartire e ricominciare a competere.  In questo senso è importante tanto il ricambio delle competenze quanto l’arricchimento di quelle già presenti nei sistemi di gestione. Perciò un elemento chiave nello strutturare i percorsi formativi diventa proprio la capacità di integrazione dei i diversi ambiti e tra le varie discipline poste sul tavolo.

Costruire qualifiche solide per avere nuove generazioni di professionisti all’altezza della sfida della complessità richiede un passaggio non scontato che è quello del confronto con la realtà e le sue dinamiche.

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Una formazione per fare delle eccellenze il sistema

I nuovi entranti nel fare impresa con l’economia circolare necessitano di strumenti per lo scale-up, e questo fa sì che le conoscenze apprese dai singoli casi di eccellenza di imprese e settori che hanno sperimentato con successo e condiviso principi e meccanismi di circolarità debbano convergere verso un sistema di diffusione dei requisiti di approccio in interi sistemi industriali.

Un trasferimento di conoscenza a respiro internazionale dove non solo la qualità della formazione raccoglie a rete le necessità e le opportunità del cambiamento su scala planetaria ma accresce anche la presenza strategica in uscita, all’estero, intercettando da qui le necessità di formazione internazionali e formare, come sistema Paese, competenze spendibili ovunque.

Una formazione per l’industrializzazione del pensiero creativo impegnato ad aprire i mercati secondo il sano concetto di remunerazione del ciclo dell’investimento che guarda ai trade-off di mercato per prodotti e servizi sostenibili, “intelligenti e improntati all’auto-sostenibilità delle risorse”. Apprendere la capacità di implementare nuovi processi che integrano la tecnologia con l’industria e l’ambiente sin dal primo passo nella progettazione spaziando dalla valorizzazione di mercato dell’ambito tecnologico delle materie prime critiche alla realizzazione di nuovi beni e servizi carbon-negative.

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Fornire “l’equipaggiamento giusto”

Il double transfer of knowledge per una valenza inter-settoriale è fondamentale per formare nuovi profili per creare una via sistemica della conoscenza ad affrontare problematiche nuove. Oggi i ruoli e le competenze maturano “sul campo” dove non è tanto importante andare a cercare un’identità accreditata quanto lavorare su come fornire “l’equipaggiamento giusto” a chi opererà in un contesto di sostenibilità economica e ambientale. Inglobare e interagire con chi già si trova a fare scelte sul campo, come ad esempio in materia di produzione o anche di procurement o design permette di recepire non solo elementi specifici di problemi particolari ma anche di cogliere le attese di operatori che rappresentano gli stakeholders. La sperimentazione aumenta la valenza delle competenze già in un ambiente multidisciplinare e ne permette una sintesi aumentandone il valore inter-settoriale, elemento chiave nella gestione manageriale delle potenzialità, opportunità e rischi di nuovi mercati dove gli scarti di una filiera sono le materie prime di altre ma non si sa quali.

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Perché formarsi sulla finanza competitiva

Per iniziare a svolgere un’attività imprenditoriale è necessario reperire i finanziamenti.  Attrarre investimenti, creare start-up per mettere in campo progettualità concrete che generino valore per la finanza sostenibile richiede ruoli formati per il paradigma della circolarità. Oggi la finanza competitiva e in modo particolare quella agevolata europea offrono, selettivamente e a diversi livelli, molte opportunità per chi cammina sulla strada della transizione giusta. Promuovendo il criterio di eccellenza il sistema europeo di valutazione ottiene, oltre a finanziare i progetti migliori, il triplice effetto di fornire requisiti di visibilità che attestano quali sono le migliori idee rispetto a tutte le altre, di conseguenza favorisce il processo imitativo e permette in ultimo la diffusione di principi innovatori green e circular.  Gli applicants, cioè chi ha avuto l’idea, sono le organizzazioni e le imprese non i professionisti di progettazione che invece accompagnano sul piano del project management che ha bisogno di “fare”.  Come individuare, assistere e gestire un progetto che oltre all’eccellenza innovativa abbia un effetto sistemico in termini di ricadute?

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Dare la percezione del rischio imprenditoriale

Saper dare la percezione del rischio imprenditoriale è un elemento fondamentale della finanza.  Chiunque, nella propria vita, abbia pensato a fare un investimento per realizzare una nuova iniziativa o anche solo un acquisto importante, si è posto la semplice domanda: “E se non riesco a ripagare o remunerare l’impegno?” Un concetto semplice che a volte si confonde soprattutto nella finanza agevolata e che può incidere negativamente sulle probabilità di riuscita di una eccellente idea o di riuscita nel lungo termine. Vedere la prospettiva di nuovi prodotti in settori particolari. Capire le esigenze, costruire prospettive e strategie nel particolare mercato delle assicurazioni ancor più ispirati a principi di sostenibilità, responsabilità sociale ed etica.  Nella transizione energetica, costruire nuovi meccanismi assicurativi per internalizzare i costi sociali dell’inquinamento atmosferico legato ai fattori ambientali ed esterni del settore energetico e dei trasporti. Questo per realizzare da un lato un regime di compensazione nello stretto rapporto tra inquinamento e salute, particolarmente vero con i costi sociali che non possono essere trattati.

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 La formazione per una governance aperta per la transizione dei sistemi industriali

Gli indicatori o anche le metriche per misurare la circolarità sono fondamentali nello stabilire e mantenere una rotta verso la economia circolare e aiutare le scelte nelle politiche industriali.

Fornire la capacità di governare gli aspetti rilavanti e le leve competitive dei sistemi di gestione ad imprese ed operatori pubblici nell’economia circolare è però un cambio di paradigma che, come vediamo, investe l’integrazione di numerosi ambiti scientifici, tecnici e professionali sul lato del fare. Non è facile, ad esempio, nel mondo dei “device”, risolvere problematiche industriali e di mercato come quella che vuole da un lato il cellulare progettato per la migliore smontabilità al fine di renderlo sempre più predisposto a operazioni di recupero dei componenti e delle materie prime critiche, e dall’altro invece lo vuole certificato per il suo più elevato grado di protezione per garantirne la durabilità. Problematiche complesse che vanno su scala mondiale e che scontano la capacità di lavorare sui modelli delle alleanze tra produttori multinazionali tesi alla riconversione di processi e mercati. L’interesse a sviluppare standard industriali in tema di economia circolare come la norma BS 8001, l’ XP X30-901 così come oggi anche il draft della famiglia delle ISO 59000 hanno lo scopo di promuovere la dinamica industriale lavorando sulle caratteristiche qualitative per una nuova imprenditorialità e crescita tra le PMI.

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L’innovazione aperta

Mettere a sistema tutte le risorse a rete dentro e fuori l’organizzazione per il proficuo sviluppo nell’innovazione aperta, apprendere come gli strumenti per la gestione della qualità favoriscano nascita di mercati e cooperazione tra filiere fortemente interconnessi tra loro aiuta all’applicazione del corretto approccio ai principi di circolarità trasversali. Una capacità professionale in termini di valutazione dei requisiti su caratteristiche qualitative che indirizza i processi a seguire fattori trainanti gli scambi internazionali e la mutua cooperazione in campo economico.

Una formazione che permetta di sfruttare le potenzialità multilivello per le organizzazioni in termini di requisiti ed elementi critici. Un piano infrastrutturale della conoscenza di aree e ambiti che si integrano tra loro, che agisca da fulcro per i ruoli e le capacità professionali, tutte coinvolte per la conversione e la transizione ecologica; che alimenti un sistema chiave di formazione all’economia circolare trasversale a tutti gli elementi della politica industriale di imprese e organizzazioni che creano il proprio mercato verso la transizione ecologica con la produttività dei propri investimenti.

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