giovedì, Maggio 26, 2022

Al Parlamento europeo via libera alla risoluzione che spinge sul diritto alla riparazione

Attraverso il Comitato per il Mercato Interno e a Protezione dei Consumatori, il Parlamento europeo ha suggerito alla Commissione alcune proposte per migliorare il disegno di legge sul diritto alla riparazione. Entro il 30 marzo inoltre dovrebbe entrare in vigore la Sustainable Product Initiative

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e AIPS (Association internationale de la presse sportive). Si occupa di economia circolare e ambiente collaborando con Economia Circolare.com, Materia Rinnovabile e Life Gate.

“Il diritto alla riparazione significa prodotti più durevoli e riparabili, e le pratiche commerciali che limitano questo diritto potrebbero essere considerate sleali”: così la commissione per il Mercato Interno e a Protezione dei Consumatori (IMCO) del Parlamento europeo si è espresso dopo l’approvazione della risoluzione sul diritto alla riparazione.

Mentre si attende la plenaria di aprile per la votazione della bozza da parte degli eurodeputati, la Commissione europea (l’organo esecutivo) ha nel frattempo annunciato che presenterà una proposta di modifica della direttiva sulla vendita di beni e che sta valutando di presentare una proposta legislativa per il terzo trimestre del 2022.

“Riparare prodotti rotti o danneggiati significa risparmiare denaro, energia e risorse – ha dichiarato Anna Cavazzini, presidente della commissione IMCO –. Il diritto alla riparazione diventa più che mai essenziale per la creazione di un mercato resiliente. Riparare i propri prodotti consente anche ai consumatori di superare la società dell’usa e getta e di assumere un ruolo attivo nel passaggio a un’economia circolare”.

Anna Cavazzini ha sottolineato inoltre che un diritto effettivo alla riparazione dovrebbe occuparsi degli aspetti del ciclo di vita di un prodotto e tenere conto del design del prodotto, nonché dei principi etici chiave di produzione, standardizzazione, etichettatura sulla riparabilità e sulla durata di un prodotto.

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Limitare il diritto alla riparazione? Una pratica sleale

Nel testo di risoluzione si legge che un vero e proprio “diritto alla riparazione” dovrebbe dare alla filiera delle riparazioni – inclusi i riparatori indipendenti – e ai consumatori l’accesso gratuito alle informazioni sulla riparazione e sulla manutenzione dei prodotti.

Per quanto riguarda i dispositivi digitali, i deputati sostengono che “gli aggiornamenti software devono essere resi disponibili per un periodo di tempo minimo” e chiedono che “i consumatori siano pienamente informati al momento dell’acquisto sulla disponibilità degli aggiornamenti”. Queste richieste non dovrebbero portare a una riduzione delle prestazioni, ad esempio, degli smartphone.

Poi si arriva alla parte del documento più interessante e significativa. Le pratiche che limitano indebitamente il diritto alla riparazione o portano ad una volontaria obsolescenza del prodotto potrebbero essere considerate “pratiche commerciali sleali”. Sono consigliati anche incentivi a scegliere la riparazione rispetto alla sostituzione. Questi possono includere l’obbligo di fornire un bene sostitutivo per la durata di una riparazione per determinati prodotti, l’estensione delle garanzie e la concessione di bonus per i consumatori che scelgono di riparare.

Altre proposte includono:

  1. Requisiti per progettare prodotti che siano più duraturi e riparabili e che le loro parti siano facilmente rimovibili.
  2. Norme armonizzate per l’informazione dei consumatori presso il punto vendita. E informazioni sulla durata stimata, i pezzi di ricambio, i servizi di riparazione, nonché la disponibilità di aggiornamenti software.
  3. Un possibile meccanismo di responsabilità congiunta produttore-venditore.
  4. L’introduzione di requisiti di durabilità e riparazione in una futura direttiva sulla progettazione ecocompatibile.

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La Sustainable Product Initiative è in arrivo

Sono mesi caldi, non solo per il diritto alla riparazione. Come avevamo riportato su questo giornale, marzo doveva essere il momento dell’entrata in vigore della Sustainable Product Initiative (SPI), l’iniziativa che sostituirà la vecchia direttiva sulla progettazione ecocompatibile (The Ecodesign Directive, 2009) e che mira a rendere i prodotti immessi sul mercato europeo più durevoli, riutilizzabili, riparabili, riciclabili ed efficienti dal punto di vista energetico.

Dovrebbe essere il 30 marzo il giorno in cui la Commissione europea adotterà questa iniziativa, che, secondo Jean Pierre Schweitzer della ONG European Environmental Bureau EEB, replicherà l’innovativo approccio adottato dal regolamento sulle batterie, combinando diversi elementi: dall’approccio del ciclo di vita del prodotto, all’idea di includere un passaporto del prodotto digitale, con requisiti di durata e di riparazione.

Secondo le voci raccolte in un interessante speciale realizzato da Euractive, la SPI dovrà introdurre un’effettiva applicazione delle regole attraverso una vigilanza di mercato, che dovrà garantire condizioni di parità. “I produttori vogliono capire se tutti stanno seguendo le regole dettate dall’iniziativa – ha detto Malte Lohan, direttore generale di Orgalim – e i consumatori dovrebbero essere incentivati a scegliere questi prodotti. Senza sorveglianza del mercato, si rischia che alcune organizzazioni non seguano le regole così da avere vantaggi rispetto a quelle che adottano con rigore la legge”.

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