lunedì, Gennaio 17, 2022

EU, pronto il nuovo passaporto digitale dei prodotti. Si parte l’anno prossimo

Fornirà le informazioni sulla composizione delle merci sul mercato europeo per aumentare le possibilità che siano riutilizzate e riciclate. La sua introduzione in Europa è prevista nel 2022

Simone Fant
Simone Fant è giornalista professionista. Ha lavorato per Sky Sport, Mediaset e Startupitalia. Giornalista presso AIPS (Association internationale de la presse sportive) e collaboratore per Materia Rinnovabile, è appassionato di economia circolare e green economy.

L’introduzione del passaporto digitale dei prodotti (DPP) è prevista per l’inizio del prossimo anno. Questo è il piano della Commissione europea che vuole accelerare la transizione digitale e circolare secondo gli obiettivi posti dal Green Deal e in particolare dall’iniziativa sui prodotti sostenibili del piano d’azione per l’economia circolare.  Il nuovo passaporto digitale fornirà le informazioni sulla composizione delle merci sul mercato europeo per aumentare le possibilità di essere riutilizzate e riciclate. L’idea è identificare le informazioni più importanti di ciascun prodotto in modo che gli utenti lungo la catena di approvvigionamento possano riutilizzarlo o trattarlo correttamente presso gli impianti di gestione dei rifiuti.

Informazioni perdute

“Dobbiamo davvero assicurarci che i prodotti che vengono immessi sui nostri mercati siano progettati per essere durevoli, riparabili e così via – ha spiegato William Neale, consulente per l’economia circolare presso il Dipartimento dell’ambiente della Commissione europea, durante un evento sull’economia circolare organizzato da Euractive –. Quindi questo è ciò che abbiamo cercato di fare nell’iniziativa sui prodotti sostenibili”. Il passaporto del prodotto digitale fa parte di questa iniziativa. Al momento, man mano che le merci vengono prodotte, acquistate e vendute, le informazioni sui loro componenti e sulla riciclabilità vengono perse.

Attualmente metà delle emissioni totali di gas serra e oltre il 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico provengono dall’estrazione e dai processi di lavorazione delle risorse. Si prevede che il consumo globale di materiali raddoppierà nei prossimi quattro decenni, con una produzione annua di rifiuti che dovrebbe aumentare del 70% entro il 2050. Per contrastare questo fenomeno, l’Europa deve passare a prodotti sostenibili, durevoli e rallentare l’uso delle risorse che fluiscono nell’economia. L’iniziativa sui prodotti sostenibili, prevista per l’inizio del prossimo anno, significherà una grande spinta in questo senso.

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 La sfida al greenwashing

“Affinché l’Europa raggiunga i suoi obiettivi climatici è fondamentale che i consumatori e le imprese mantengano i prodotti in circolazione il più a lungo possibile – ha detto David Cormand, eurodeputato francese del partito dei Verdi –. Stiamo progettando e commercializzando oggetti che non sono creati per durare. Il più delle volte, non appena vengono immessi nel mercato, diventano rifiuti, di cui solo una piccola parte è progettata per essere riutilizzata, riparata o riciclata”.

Per affrontare questo problema, Cormand propone uno standard europeo obbligatorio per la durabilità e la riparabilità. “Le informazioni devono essere utilizzate anche per combattere il greenwashing e penalizzare quelle aziende che non lavorano in modo sostenibile” ha aggiunto. Con il passaporto digitale si potrebbero facilmente smascherare quei green claim che non si basano su informazione vere e contestualizzate, aiutando il consumatore ad orientarsi meglio.  “La maggior parte di noi ha le proprie case piene di sostanze chimiche tossiche, presenti nei mobili, nei pavimenti, nel cemento – è intervenuto Joan Marc Simon, direttore esecutivo dell’ONG Zero Waste Europe -. Oggi è impossibile sapere se il prodotto è sicuro, riparabile e riciclabile, quindi da questo punto di vista penso che le informazioni siano importanti per i consumatori”.

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La creazione del passaporto non basta

Tuttavia la spinta a creare prodotti sostenibili e durevoli deve andare oltre il passaporto. Ci devono essere anche processi attraverso i quali i consumatori possono inviare i prodotti per essere riparati. “Identificare le informazioni richieste dagli utenti lungo la catena di approvvigionamento è un’enorme quantità di lavoro -ha aggiunto Neale – per questo motivo, la Commissione europea se ne occuperà ‘prodotto per prodotto’ con atti delegati”.

La creazione del passaporto richiederà all’intera catena di approvvigionamento di sedersi e discutere sulle specifiche informazione che potrebbero impedire che un prodotto vada sprecato.  “Quando si tratta di proprietà intellettuale, privacy e così via, dobbiamo assicurarci che vengano gestiti tramite crittografia o rendere i dati disponibili in un secondo momento. In ogni caso, questo approccio sarà attuato prodotto per prodotto e in piena consultazione”.

Nel redigere la normativa, la Commissione europea deve tenere presente anche le differenze tra i beni di consumo, che sono prodotti in serie e hanno una durata relativamente breve, e i prodotti di lunga durata. “Se guardiamo ai prodotti tessili, abbiamo prodotti relativamente semplici che consistono in un numero limitato di materiali – spiega Karl Haeusgen, presidente di VDMA, l’associazione delle imprese europee della meccanica – ed è relativamente facile raccogliere i rispettivi dati su tali prodotti. Se passi a un telefono cellulare o ad un asciugacapelli, hai già prodotti più complessi”.

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