venerdì, Febbraio 26, 2021

Ok del Parlamento Ue al Piano d’azione per l’economia circolare. Cosa cambia per l’Italia?

Con un voto a larga maggioranza il Circular Economy Action Plan passa al Consiglio. Tante le misure approvate, come quelle sul diritto alla riparazione o sul greenwashing dell'aziende. Si punta poi alla prevenzione e alla riduzione di rifiuti, che dovrà essere un indirizzo per il Recovery Plan italiano

Madi Ferrucci
Madi Ferrucci
Nata in provincia di Pisa il 26 giugno 1991. Laureata in Filosofia e diplomata alla scuola di Giornalismo della Fondazione Basso di Roma. Assieme a due colleghi ha vinto il Premio Morrione 2018 e il Premio Colombe d'Oro per la Pace 2019 con un’inchiesta internazionale sulla fabbrica di armi RWM in Sardegna. Ha lavorato a The Post Internazionale nella sezione news e inchieste. Collabora con Economiacircolare.com, il Manifesto e altre testate nazionali. Fa parte del collettivo di giornalisti freelance “Centro di giornalismo permanente".

Maggiore attenzione alla progettazione e realizzazione di prodotti sostenibili per ridurre gli sprechi e prevenire la produzione di rifiuti: è questo il messaggio centrale del nuovo Piano d’azione per l’economia circolare, approvato con il voto espresso dal Parlamento europeo martedì 9 febbraio e reso noto oggi, 10 febbraio. Il piano ha ottenuto l’assenso dell’Europarlamento con 574 voti favorevoli, 22 contrari e 95 astenuti e passerà ora al vaglio del Consiglio.

Obiettivo, aiutare i Paesi membri ad aumentare la possibilità di realizzare prodotti in chiave circolare, con materiali recuperati e allungandone il più possibile la vita, agendo preventivamente attraverso strumenti concreti come l’ecodesign, l’applicazione delle etichette “green” e l’introduzione di standard minimi obbligatori per gli appalti verdi delle pubbliche amministrazioni.

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Un programma d’azione complesso, proposto al Parlamento dalla Commissione Ue nel marzo 2020, che risponde al profondo cambiamento richiesto dal Green Deal europeo e mette in campo nuovi modelli di consumo volti ad evitare l’eccessiva generazione di rifiuti. Un significativo passo avanti rispetto al Piano d’azione per l’economia circolare varato nel 2015 e concentrato prevalentemente sul post-fine vita dei prodotti, mettendo ad esempio paletti importanti sulla riciclabilità e sulla diffusione di plastica monouso e microplastiche.

Che cosa prevede il nuovo Action Plan sulla circular economy

Le misure previste dal nuovo Piano sono 35 (comprese alcune revisioni di misure preesistenti) e saranno attuate fino a tutto il 2023: tanti i settori coinvolti, dal tessile, all’edilizia, passando per l’agroalimentare, l’eco-packaging e l’elettronica, coinvolgendo anche la sfera della mobilità sostenibile.

Tra le iniziative legislative più rilevanti c’è sicuramente la proposta di estendere la cosiddetta “direttiva Ecodesign” a tutti i prodotti non legati all’energia, cosa che permetterebbe di ridurne l’impatto ambientale già in fase di progettazione. Per venire incontro ai consumatori il piano prevede, inoltre, un utilizzo più scrupoloso dei “marchi di sostenibilità” o etichette verdi che potranno essere concessi solo nel rispetto di alcuni criteri stringenti.

Grande attenzione, poi, all’elaborazione di norme contro il greenwashing, l’ecologismo “di facciata” portato avanti da molte aziende per fini promozionali, che molto spesso non si accompagna a delle strategie d’impresa effettivamente sostenibili e circolari.

Un’ulteriore nota positiva riguarda “il diritto alla riparazione” con proposte concrete sull’estensione delle garanzie dei prodotti, l’accesso ai pezzi di ricambio e l’utilizzo di batterie con una bassa impronta di carbonio.

Il documento approvato dedica infine un lungo paragrafo alle imprese, sottolineando l’importanza di investimenti e agevolazioni per le aziende virtuose che hanno adottato modelli di economia circolare. “La circolarità è un elemento essenziale di una trasformazione più ampia dell’industria verso la neutralità climatica e la competitività a lungo termine. Può determinare notevoli risparmi di materie in tutte le catene di valore e i processi di produzione”, si legge nel testo.

Action plan per l’economia circolare: le richieste della commissione Ambiente

Queste necessità sono state ribadite anche dalla commissione Ambiente del Parlamento Ue che il 27 gennaio scorso ha approvato una risoluzione in merito al piano, chiedendo maggiori garanzie.

Per gli eurodeputati e le eurodeputate, infatti, la strategia per l’economia circolare si deve calare in un quadro normativo che imponga obiettivi precisi, prevedendo penali e sanzioni in caso di inadempienza. Ulteriori suggerimenti hanno poi riguardato l’urgenza di diffondere ed estendere il ricorso all’ecodesign e il rafforzamento della normativa in materia già nel corso di quest’anno.

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Che cosa accade ora al nuovo piano d’azione per l’economia circolare?

Le indicazioni della commissione Ambiente sono state accolte dal Parlamento Ue riunito in plenaria e adesso il Piano per la circular economy passerà al vaglio del Consiglio europeo per un’ulteriore fase di discussione, mentre toccherà poi alla Commissione europea entrare nel dettaglio dell’approvazione di nuove misure già entro l’anno. Su richiesta dell’Europarlamento i principi dell’economia circolare dovranno essere integrati “nei piani di ripresa nazionali degli Stati membri”, una raccomandazione che l’Italia potrebbe accogliere nel suo Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e già recepita nel testo approvato dal governo Conte prima della crisi di governo.

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Nel Piano che il nascente governo Draghi erediterà dal precedente si fa esplicito riferimento, infatti, alla necessità di mettere a punto una Strategia nazionale per l’economia circolare basata su tracciabilità dei flussi di materiali, innovazione tecnologica, diffusione di buone pratiche e sinergia tra i settori pubblico e privato e infrastrutture per chiudere il ciclo dei rifiuti. Appena prenderà le mosse il nuovo esecutivo scopriremo se resterà questo il contenuto della futura Strategia o se sarà modificato, magari anche per prendere atto dell’orientamento alla prevenzione che caratterizza il nuovo Piano appena approvato.

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