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lunedì, Maggio 27, 2024

Ecco la graduatoria MITE per i progetti faro di economia circolare

Il MiTE ha reso noto le tabelle per l'investimento da 600 milioni di euro previsto dal PNRR e destinato ai progetti faro delll'economia circolare. Si tratta di progetti innovativi per il trattamento dei rifiuti delle filiere produttive strategiche. Una boccata d'ossigeno per tanti settori, dal tessile al riciclo

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Redazione EconomiaCircolare.com

I progetti faro di economia circolare, previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, cominciano ad acquisire corpo e sostanza. Si tratta di un investimento di 600 milioni di euro, previsto dalla Missione 2 Componente 1 del PNRR, che dovrebbe dare respiro ad alcune filiere, particolarmente in difficoltà a causa della crisi energetica di questi mesi, puntando a “promuovere l’utilizzo di tecnologie e processi ad alto contenuto innovativo nei settori produttivi individuati nel Piano d’azione europeo di economia circolare“.

Il Ministero della Transizione Ecologica in queste ore ha reso pubblica – attraverso la diffusione online dei decreti dipartimentali con i quali rende note le proposte – la graduatoria e le relative tabelle di concordanza dell’investimento destinato alle imprese per la realizzazione di progetti innovativi per il trattamento dei rifiuti delle filiere produttive strategiche. Ambizioso quanto necessario, un nuovo modello che ripensi al ciclo dei rifiuti in chiave circolare potrebbe avere una reale e concreta risposta dal punto di vista dei finanziamenti pubblici.

Ridurre l’obsolescenza degli attuali sistemi di gestione dei rifiuti attraverso il miglioramento e la meccanizzazione della rete di raccolta differenziata e la creazione di strutture di trattamento più efficienti, anche al fine di ridurre il numero di procedure di infrazione Ue e le disparità regionali, diventa dunque fondamentale. Le graduatorie sono consultabili a questo link.

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Le tre linee di intervento previste dai progetti faro

La graduatoria, ad oggi, riguarda tre linee di intervento (B, C e D) per i progetti faro di economia circolare, per un maggiore e migliore riciclo di carta, cartone, plastica e tessile, così suddivise:

Linea B – Ammodernamento e realizzazione di nuovi impianti per il miglioramento della raccolta, della logistica e del riciclo dei rifiuti in carta e cartone;

Linea C – Realizzazione di nuovi impianti per il riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclo meccanico, chimico, plastic hubs), compresi i rifiuti di plastica in mare (il fenomeno noto come marine litter);

Linea D – Infrastrutturazione della raccolta delle frazioni di tessili pre-consumo e post consumo, ammodernamento dell’impiantistica e realizzazione di nuovi impianti di riciclo delle frazioni tessili in ottica sistemica (è il cosiddetto “Textile Hubs”)

Il Piano d’azione per l’economia circolare varato dall’Unione europea ha individuato le filiere strategiche per il trattamento e il riciclo dei rifiuti provando a immaginare – e di conseguenza a chiedere e finanziare – soluzioni che puntassero sulla reale innovazione, affinché i cicli di produzione possano essere chiusi.

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Cosa sarà finanziato (e cosa no) dai progetti faro

A riprova di ciò, quantomeno nelle intenzioni, c’è una esplicita esclusione per proposte che restano non finanziabili e che riguardano:

• discariche;
• impianti TMB/TBM/TM/STIR;
• inceneritori;
• combustibili derivati da rifiuti;
• acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti;

In questa direzione sono stati scelti progetti per realizzare nuovi impianti di riciclo della carta e del cartone (linea B), oltre a quelle per intervento, miglioramento, ampliamento e potenziamento degli impianti di riciclo già esistenti. Gli investimenti riguarderanno anche l’acquisto di tecnologie in grado di estrarre le fibre disperse nello scarto (pulper) attraverso il trattamento e il lavaggio dello scarto stesso. Il tutto dovrà passare attraverso l’ammodernamento delle dotazioni già esistenti, proprio in funzione delle circolarità necessaria, oggi resa raggiungibile grazie a migliorie tecnologiche che potranno essere introdotte con linee di investimento ben definite.

Per quanto riguarda i rifiuti plastici (linea C), gli investimenti riguarderanno per lo più impianti specializzati in processi industriali giudicati virtuosi (pirolisi, depolimerizzazione termica, depolimerizzazione chimica, solvolisi, depolimerizzazione enzimatica, dissoluzione, gassificazione), mentre una parte sarà rivolta alla creazione di una rete capillare ed efficiente per la raccolta e il riutilizzo dei sottoprodotti derivati dal riciclo della plastica, anche per beni ad alto valore aggiunto.

L’ultima parte di questo elenco è dedicata al comparto tessile (linea D), con investimenti diretti a impianti finalizzati alla raccolta e alla cernita operativa; impianti per il trattamento delle frazioni tessili; creazione di una rete capillare ed efficiente per la raccolta e il riutilizzo dei sottoprodotti derivati dal riciclo della frazione tessile.

Una quarta linea di investimento, la A, riguarda anche i RAEE e include pale eoliche e pannelli fotovoltaici, la cui proposta di graduatoria si attende per il prossimo 28 ottobre.

Le imprese che saranno coinvolte in questa fase dovranno trovare risposte credibili ed efficaci per la creazione di una rete per la raccolta e riutilizzo professionale dei RAEE, nonché realizzare sistemi per il riciclo della plastica contenuta nei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Infine sarà privilegiata la realizzazione di nuovi impianti o l’ammodernamento di impianti esistenti per il trattamento dei pannelli fotovoltaici dismessi. Un intervento fondamentale per non essere totalmente dipendenti dall’estero, come ci insegna la vicenda del gas.

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