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lunedì, Febbraio 26, 2024

Imballaggi, la Commissione Ue risponde ai dubbi della Camera sulla bozza di regolamento

Alle obiezioni che Montecitorio aveva espresso nelle valutazioni negative approvate a giugno, risponde la Commissaria Kyriakidou in una lettera al presidente della Camera: il regolamento incentiva il riciclo, ma non sarà sufficiente

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, un passato nell’associazionismo e nella ricerca non profit, collabora con diverse testate

Dopo i fortissimi dubbi espressi dalla Camera dei deputati e dal Senato sulla proposta di regolamento sugli imballaggi (Packaging & Packaging Waste Regulation – PPWR) ecco la risposta della Commissione. È arrivata pochi giorni fa da Stella Kyriakidou, Commissaria alla Salute e sicurezza alimentare, a Lorenzo Fontana, presidente della Camera.

Nella seduta del 28 giugno scorso, le commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera hanno infatti espresso una valutazione negativa (di fatto analoga alla bocciatura del Senato) sulla proposta di regolamento (la si può leggere qui; in calce al documento anche le due proposte alternative di valutazione, quella del Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, entrambe positive).

Primato nazionale nell’industria del riciclo, risultati importantissimi già raggiunti su questo fronte, contrapposizione riciclo e riuso, prevalenza dell’obiettivo rispetto al mezzo per raggiungerlo (neutralità tecnologica) e preoccupazioni sanitarie legate al riuso: questi gli argomenti centrali del giudizio della Camera. Ve li raccontiamo nel dettaglio, mettendo una di fronte all’altra le obiezioni dei deputati e gli argomenti portati in risposta dalla Commissaria.

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Camera dei deputati: Italia campione nel riciclo, perché dobbiamo cambiare?

Nella valutazione è evidente una lettura di riuso e riciclo come due attività contrapposte: “L’intervento normativo prospettato, incentrato sul riutilizzo degli imballaggi a scapito del loro riciclo, viene motivato dalla Commissione europea principalmente con l’esigenza di assicurare una gestione efficiente degli imballaggi e dei rifiuti in quegli Stati membri più in difficoltà nel rispettare la normativa vigente e che rischiano di non raggiungere l’obiettivo generale di riciclaggio degli imballaggi fissato per il 2025”. Una scelta fatta senza chiarire “per quali ragioni gli Stati membri che già registrano elevati tassi di riciclo dovrebbero mutare completamente l’approccio sinora seguito con successo e non potrebbero conseguire gli obiettivi sottesi alla proposta mantenendo il sistema attuale o scegliendo altri strumenti e modalità appropriate”.

Per questo la Camera dei deputati chiede alla Commissione che “si escludano dagli obblighi relativi al riutilizzo degli imballaggi, all’istituzione di sistemi di riutilizzo e di deposito cauzionale quegli Stati membri che riciclano elevate quantità di rifiuti da imballaggio”.

Montecitorio entra anche nel merito delle percentuali minime di materia riciclata nei nuovi imballaggi previste dalla proposta di regolamento. Chiede infatti che la quota di contenuto riciclato minimo obbligatorio “sia riferita alla media di tutti gli imballaggi in plastica di una certa tipologia o venduti da un medesimo operatore economico, e non alla singola unità di imballaggio”. Ottenendo quindi una quota di riciclato media che difforme da quella effettiva dei singoli prodotti. Si chiede poi di escludere dalla norma sul contenuto riciclato minimo obbligatorio “gli imballaggi in PET o altri polimeri per alimenti e bevande”. L’alternativa proposta è “l’avvio di una sperimentazione in cui impiegare plastiche riciclate provenienti dal riciclo di imballaggi già impiegati per prodotti alimentari”. Si chiede anche la modifica delle “disposizioni finalizzate a ridurre gli imballaggi eccessivi ed in particolare la conformità al rapporto di spazio vuoto del 40 per cento per gli imballaggi destinati al commercio elettronico, precisando che esse si riferiscono alla media di tutte le spedizioni effettuate per e-commerce da uno stesso operatore economico e non alla singola unità di imballaggio” (come per la percentuale di riciclo di cui si è detto).

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Anche attuando le misure proposte per ridurre i rifiuti di imballaggio, afferma la Commissaria, “si prevede una crescita del 19% entro il 2030”. A fronte della quale “le infrastrutture disponibili, anche in Italia, non saranno sufficienti a trattare tutti i rifiuti di imballaggio”. La proposta di regolamento, si legge ancora nella lettera al presidente della Camera, “cerca di rimanere neutrale dal punto di vista materiale e tecnologico e non intende sostituire le soluzioni tecnologiche esistenti con altre. Tuttavia, data la crescita passata e prevista dei rifiuti di imballaggio nell’UE, sono necessarie misure per affrontare il problema, che vadano oltre il riciclaggio”. La proposta della Commissione, sostiene Kyriakidou, “mira a migliorare e sostenere ulteriormente il riciclaggio e, a tal fine, affronta gli ostacoli alla circolarità degli imballaggi, come le caratteristiche di progettazione che impediscono il riciclaggio”.

Infine, per quanto riguarda i sistemi di deposito e restituzione, la Commissaria ricorda che “si tratta di una delle principali misure per raggiungere gli obiettivi della proposta. Attualmente, una grande percentuale di bottiglie di plastica e di lattine di metallo finisce incenerita, messa in discarica o addirittura gettata nei rifiuti. Si tratta di materiali di scarto di alto valore, che possono essere riutilizzati negli imballaggi se i sistemi di raccolta ne garantiscono una sufficiente purezza”. E sottolinea che per gli Stati membri che raggiungono un alto tasso di raccolta differenziata di questi imballaggi “viene introdotta una flessibilità per garantire una deroga a questo obbligo”.

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Camera dei deputati: Proposta manchevole di valutazioni ambientali, economiche e sociali

Il maggiore punto debole della proposta di regolamento sugli imballaggi, affermano le due commissioni delle Camera, è la mancanza di dati e analisi a supporto della norma. Secondo il parere delle commissioni, se la proposta di regolamento sugli imballaggi “persegue obiettivi generali in larga misura condivisibili”, tuttavia “essa stabilisce strumenti, modalità e tempistiche che non appaiono fondati su una adeguata analisi costi-benefici degli effetti della proposta sul piano economico, sociale ed ambientale ed ignorano le esperienze e le specificità dei singoli Stati membri”. I documenti a supporto della norma non sono adeguati, affermano i deputati: “La valutazione di impatto che accompagna la proposta […] appare infatti gravemente carente e parziale sotto numerosi profili”.

La Commissione europea, si legge nella valutazione, “senza dimostrare adeguatamente i benefici ambientali che si potrebbero ottenere dalla normativa proposta, non stima specificamente le conseguenze del nuovo approccio sulla progettazione e produzione degli imballaggi, sul consumo di materie prime, sull’impiego di risorse, sugli aspetti igienico-sanitari e quindi sui rischi del riuso stesso per la salute umana, sulle filiere nazionali degli imballaggi e della gestione dei rifiuti già esistenti”.

Ancora: “Analogamente, si intende vietare il ricorso a imballaggi monouso, compresi quelli, impiegati per uso alimentare, con elevato contenuto di materia prima rinnovabile e riciclabili in compostaggio assieme agli scarti di cibo residui, per passare al riutilizzo, senza quantificare la maggiore produzione di emissioni di CO2, il maggiore impiego di materie prime per realizzare imballaggi più pesanti e robusti, il maggiore consumo di acqua potabile, energia e prodotti chimici, per la necessaria fase di pulizia e sanificazione, senza tenere conto in alcuna misura dei rischi per l’igiene, la sicurezza alimentare e il contenimento degli sprechi”.

E così la maggioranza dei deputati delle due commissioni chiede di sopprimere l’articolo (il 26) “che stabilisce una serie di obiettivi in materia di riutilizzo e ricarica per diversi settori e formati di imballaggi per alimenti e bevande, alla luce dell’impatto negativo su ambiente, igiene, sicurezza alimentare e contenimento degli sprechi”.

Commissione europea: Abbiamo valutato impronta ambientale. Molti studi indipendenti confutano le LCA dell’industria

La Commissione prende atto della posizione della Camera dei Deputati, ma rivendica il lavoro scientifico dietro la proposta: “La metodologia applicata nella valutazione d’impatto che accompagna la proposta si basa sui principi dell’impronta ambientale. Il modello ha calcolato le variazioni dei flussi di massa derivanti dall’attuazione delle misure proposte. Sono state modellate misure concrete di riutilizzo. I risultati del modello di flusso di massa sono stati utilizzati per calcolare gli impatti finanziari, ambientali e sociali. Anche se alcune recenti analisi del ciclo di vita commissionate dall’industria mettono in discussione in particolare gli obiettivi di riutilizzo e il divieto degli imballaggi monouso, molti altri studi indipendenti disponibili sostengono queste misure”.

La Commissione rassicura la Camera riguardo l’impatto del regolamento sulla sicurezza alimentare e sullo spreco di cibo: “Queste questioni sono state prese in considerazione nella relativa valutazione d’impatto e le misure proposte raggiungono un attento equilibrio tra i diversi interessi. La Commissione osserva che l’uso degli imballaggi non aumenta in genere la durata di conservazione dei prodotti e ha un ruolo minore nella prevenzione dei rifiuti alimentari, tranne che per gli articoli fragili. Per questo motivo, le restrizioni proposte sugli imballaggi monouso per frutta e verdura fresca non si applicano a questi prodotti delicati”.

Camera dei deputati: Dal regolamento imballaggi un impianto economicamente devastante per l’Italia

L’applicazione della normativa proposta avrebbe un impatto “fortemente negativo e paradossale” per l’Italia, che ha raggiunto con molti anni di anticipo gli obiettivi europei di riciclo fissati per il 2025 e per il 2030: “Verrebbero fortemente penalizzate, con gravi ricadute economiche ed occupazionali, circa 800.000 aziende attualmente attive nel settore degli imballaggi con oltre 6,3 milioni di dipendenti ed un fatturato di circa 2.000 miliardi di euro”. Per di più, la scelta di puntare sul riutilizzo “a scapito” del riuso, secondo la maggioranza dei deputati, è paradossale, visto che il Pnnr, approvato e finanziato dalla Commissione, “destina 2,1 miliardi di euro all’ulteriore miglioramento infrastrutturale per la raccolta e il riciclo dei rifiuti”. Investimenti, che secondo il parere della Camera, “non sarebbero coerenti con la normativa proposta che, favorendo il riutilizzo degli imballaggi, comporterebbe minori quantità di riciclaggio”. Per questo sarebbe necessaria “una maggiore flessibilità, che tenga conto degli investimenti effettuati dai singoli Stati e della loro capacità di gestire e riciclare anche particolari e innovativi materiali di imballaggio”, e che consentirebbe all’Italia di salvaguardare la filiera di raccolta, recupero e riciclo.

Commissione europea: L’aumento dei rifiuti da imballaggio garantirà il ritorno degli investimenti 

La Commissaria alla Salute e sicurezza alimentare ricorda il citato aumento di rifiuti da imballaggio previsto nonostante le misure di contenimento per sottolineare come questo comporterà “che una quantità ancora maggiore di rifiuti di imballaggio sarà disponibile per il riciclaggio, il che significa che i ritorni sugli investimenti effettuati nelle infrastrutture di gestione dei rifiuti di imballaggio saranno pienamente garantiti”.

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Camera dei deputati: Una direttiva sarebbe più appropriata di un regolamento

Montecitorio contesta anche la scelta dell’atto giuridico impiegato dalla Commissione: il regolamento, quindi un atto immediatamente operativo, amplificherebbe gli “effetti dirompenti” della proposta, a causa della “mancata previsione di un periodo di transizione che consenta alle imprese di adeguarsi, nonché per l’eccessivo ricorso nella proposta ad atti delegati della Commissione”.

Per questo motivo la richiesta avanzata alla Commissione è che “sia rivista la scelta dell’atto giuridico, ricorrendo ad una direttiva anziché ad un regolamento o, in subordine, si introducano nel regolamento proposto misure di flessibilità, rispettose delle diverse caratteristiche socio-economiche e condizioni di partenza degli Stati membri”. E poi sarà necessario, “al fine di consentire alle imprese un congruo periodo di transizione”, prevedere che la normativa proposta trovi applicazione “non prima di 48 mesi” dopo la sua entrata in vigore.

Commissione europea: Regolamento necessario per il buon funzionamento del mercato

La Commissione ritiene che la modifica dello strumento giuridico, dalla direttiva al regolamento, “con obblighi applicabili allo stesso modo e direttamente a tutti gli operatori economici”, sia “necessaria per raggiungere gli obiettivi della proposta: preservare il mercato interno degli imballaggi e garantire al contempo imballaggi più sostenibili”, leggiamo nella missiva. La Commissione ritiene che la richiesta di maggiore flessibilità agli Stati membri possa essere soddisfatta “definendo nelle disposizioni giuridiche i limiti di questo intervento. La Commissione ha già inserito una formulazione specifica a questo scopo in diversi articoli della sua proposta, ma rimane aperta a ulteriori miglioramenti”.

Quanto ai tempi per consentire alle imprese di adeguarsi alle norme, scrive Kyriakidou: “È stata considerata la necessità di un tempo adeguato per l’adeguamento del comportamento dei consumatori. Ad esempio, gli obiettivi proposti per il riutilizzo in settori specifici, che dovrebbero essere applicati a partire dal 2030, partirebbero da un livello molto basso”. Per quanto riguarda la preoccupazione che alcuni requisiti relativi alla riciclabilità siano definiti da atti delegati in prossimità delle date in cui gli obblighi dovranno essere rispettati, la Commissione “desidera chiarire che tali requisiti si baseranno sui criteri di progettazione per il riciclaggio già esistenti o in corso di sviluppo da parte dell’industria. La Commissione ritiene che un approccio rigoroso alla riciclabilità sia necessario per garantire un’economia veramente circolare per gli imballaggi”.

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