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giovedì, Febbraio 22, 2024

Buone pratiche di economia circolare, il report di Icesp ne indaga la replicabilità

ICESP, attraverso le attività coordinate dal GdL6, propone un’analisi di un campione di buone pratiche e di tutti i fattori che ne permettono la replicabilità per trasferire le esperienze circolari di imprese innovative ad altre. Il 4 luglio il webinar dedicato

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Redazione EconomiaCircolare.com

Analizzare il modello di buone pratiche e verificare che questo possa essere replicato, in parte o del tutto, in diversi luoghi, settori e contesti senza essere rivoluzionato e solo apportando piccole modifiche. È questo lo scopo che si pone il report “Analisi della replicabilità delle buone pratiche e quantificazione dell’impatto ambientale, economico e sociale a scala nazionale”, curato da Gruppo di Lavoro Buone Pratiche e approcci integrati (GdL6), composto da professionisti di ENEA, ISPRA, Politecnico di Bari e dell’Università degli Studi di Catania e CDCA.

Per “buona pratica” (BP), spiegano nello studio, si intende generalmente una procedura e/o metodologia il cui obiettivo è migliorare la qualità e la sicurezza di una determinata attività. La buona pratica deve avere come effetto un miglioramento netto rispetto alla situazione di partenza e l’evidenza della sua efficacia deve essere, laddove possibile, misurabile

Replicabilità delle buone pratiche: il webinar

Il tema verrà esplorato anche nel corso del webinar “Analisi di replicabilità delle buone pratiche: un motore per la circolarità”, organizzato da organizzato dallo stesso gruppo di lavoro GdL6, che si terrà online martedì 4 luglio dalle 10 alle 12 . Attraverso il racconto della metodologia strutturata per l’analisi di replicabilità e dei risultati della sua applicazione su alcuni casi studio, l’evento mira a fornire spunti oggettivi per mettere a sistema soluzioni circolari già sperimentate da altri soggetti, considerando sia i punti di forza che le criticità. 

“La piattaforma ICESP – racconta Grazia Barberio, responsabile Sezione Supporto al coordinamento delle attività sull’Economia Circolare di ENEA e coordinamento tecnico ICESP – nasce come mirror di quella europea ECESP per dare vita ad un hub nazionale che persegue gli stessi obiettivi di ECESP di promuovere la diffusione della conoscenza sull’economia circolare, favorire il dialogo e le sinergie multistakeholder e mappare le buone pratiche. Si intende, inoltre, far convergere le diverse iniziative italiane, mettendo a disposizione uno strumento operativo permanente che possa promuovere e facilitare il dialogo e le interazioni intersettoriali, favorendo la diffusione delle eccellenze italiane ed il modo italiano di fare economia circolare a partire dalle tradizioni e dalle tipicità del nostro Paese e dai relativi modelli culturali, sociali ed imprenditoriali. Questo è possibile grazie alla mappatura e diffusione delle BP, come ICESP fa grazie ad uno specifico database, ma soprattutto grazie ad un attento lavoro di analisi ed elaborazione delle stesse”.

Leggi anche: Le buone pratiche di economia circolare sono replicabili? Le indicazioni del rapporto UNI

Le buone pratiche come strategia circolare

Ad oggi, in un numero crescente di settori vengono adottate strategie che includono buone pratiche e azioni sinergiche ed integrate con applicazioni a livello aziendale e territoriale. Sono sempre più le iniziative nei centri urbani che si occupano di introdurre buone pratiche riguardanti il tema dei rifiuti, della mobilità sostenibile, dell’uso efficiente dell’energia o di progetti per la promozione sociale.

Ma cosa hanno di così efficace le buone pratiche da meritare questa particolare attenzione? Secondo Icesp il carattere innovativo – ovvero la capacità di produrre soluzioni nuove o che interpretino in modo creativo soluzioni già sperimentate –, la trasferibilità, e soprattutto la replicabilità. 

La replicabilità

La replicabilità – vale a dire la possibilità di trasferire e riprodurre la buona pratica, o alcuni aspetti del modello proposto, in altri contesti – si rivela utile in quanto fa riferimento a casi di successo già sperimentati e ad una conoscenza già acquisita e ne consente l’allargamento ad una platea più ampia, aumentandone l’impatto positivo a livello collettivo.

Le analisi qualitative sulle buone pratiche collezionate nel biennio 2018-2019 e presentate da Icesp nel report 2020, oltre a identificare casi virtuosi di applicazione reale della circolarità, si proponevano di fornire una panoramica sullo stato dell’arte e sul livello di maturità delle pratiche sviluppate, evidenziandone limiti e barriere all’implementazione. Nel biennio 2021-2022 il gruppo di lavoro si è concentrato in particolare sulla replicabilità delle buone pratiche. Partendo dall’analisi dei modelli circolari individuati il report ne affronta la loro replicabilità, con l’intento di diffonderne la conoscenza e generare un effetto moltiplicatore che renda il nuovo modello economico volto alla sostenibilità comprensibile ed accessibile a tutte e tutti. 

“Replicare una buona pratica – spiega Tiziana Beltrani, ricercatrice del Laboratorio Valorizzazione delle Risorse nei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA e co-coordinatrice GdL6 ICESP – significa cogliere le opportunità e i vantaggi che derivano, da una parte dal poter utilizzare un pacchetto pronto di soluzioni già sperimentate con successo in un contesto di riferimento assimilabile, dall’altra di poter raggiungere risultati su larga scala. Questo è stato il lavoro fatto dal GdlL6 che ha individuato una metodologia semplice ed efficace in grado di valorizzare e diffondere le buone pratiche di economia circolare presenti sull’intero territorio italiano, con lo scopo di stimare l’impatto delle tante buone pratiche per il sistema economico italiano“.

Ma perché una pratica sia replicabile è necessario un’altra importante caratteristica: la scalabilità. Si tratta della possibilità della buona pratica di essere applicata a diverse scale o dimensioni di processo/territoriali, purché mantenga inalterate le proprie caratteristiche e quelle del contesto in cui è inserita. 

Leggi anche: Tornare alle buone pratiche di riuso: la campagna di Zero Waste Europe

Metodologia e analisi di maturità

La metodologia del report si è articolata in tre step finalizzati a valutare il grado di replicabilità della buona pratica: dopo l’individuazione della popolazione e del target, l’impatto è stato quantificato sulla  “magnitudo” della buone pratiche in termini dei risultati raggiunti e dei benefici economici, ambientali e sociali ottenibili e, infine, si è proceduto con l’analisi di maturità.

L’analisi di maturità consente di definire più precisamente i potenziali utilizzatori delle buone pratiche, evidenziando in quale fase si trovano i soggetti che potrebbero adottarla. Questo modello inoltre, spiegano nel report, consente di stabilire a quale stadio di maturità appartiene il soggetto e il percorso da percorrere per raggiungere lo stadio di ottimizzazione della buona pratica.

modello di maturità - buone pratiche
Modello di maturità. Grafica “Analisi della replicabilità delle buone pratiche e quantificazione dell’impatto ambientale, economico e sociale a scala nazionale”

In particolare per pianificare le azioni da attuare con la maggiore trasparenza e il minor rischio possibile occorre fare una valutazione quantitativa sul livello di circolarità in ciascuna fase del proprio processo produttivo o di servizio e lungo l’intera catena del valore, ma anche gli obiettivi che si intende raggiungere ed il percorso migliore per farlo.

I risultati

Il documento prende in esame un campione ristretto di buone pratiche provenienti dal settore tessile e dell’abbigliamento, da quello delle costruzioni e dalla filiera agro-alimentare, in particolare: 

Per quanto riguarda gli indicatori economici che permettono l’analisi dei risultati economici e forniscono informazioni sull’andamento dell’attività economica di un’impresa e sulle previsioni di prestazioni future, si registra una riduzione di costo derivanti dalla riduzione di trasporti, rifiuti, utilizzo di materie prime, uso di energia e acqua. E, d’altra parte, maggiori ricavi derivanti dallo sviluppo di nuovi prodotti con materia prima seconda, incremento dell’immagine e della reputazione aziendale.

Gli Indicatori ambientali vedono invece la riduzione: della produzione di rifiuti, di gas a effetto serra, del consumo di risorse non rinnovabili (acqua, materie prime, suolo), del materiale per imballaggio, del fabbisogno energetico e l’incremento nell’uso di materie prime seconde.

Infine, gli indicatori sociali che valutano in maniera indiretta il livello di un fenomeno sociale complesso hanno riportato un miglioramento della qualità della vita e delle condizioni di lavoro, l’aumento dell’occupazione, la fidelizzazione del cliente e la sensibilizzazione ma anche consapevolezza dei consumatori.

Leggi anche: Buone pratiche circolari, l’impegno della piattaforma italiana ICESP

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