venerdì, Febbraio 26, 2021

Junker, l’app che aiuta il riciclo e guarda al futuro

“Quando un imballaggio complicato incontra una app-utility ben progettata, lo spreco è un costo morto”. Vi raccontiamo il piccolo miracolo della realtà che tra georeferenziazione, intelligenza artificiale e collage dei mille sistemi locali aiuta le persone a fare la differenza

Roberto Pietrucci
Roberto Pietrucci
Roberto Pietrucci è nato a Roma nel 1981. Giornalista freelance e video maker, laureato in Sociologia con una tesi sul cinema italoamericano, negli anni ha lavorato per radio, web-tv, e reti televisive nazionali in qualità di autore e nell’organizzazione di eventi musicali con i più importanti artisti italiani. Autore di documentari a tema politico-sociale, numerosi videoclip, e corrispondente politico da Palazzo Chigi, ha anche pubblicato diversi racconti brevi.

Bene differenziare, ma bisogna farlo al meglio altrimenti il “netto” dell’operazione, cioè l’effettivo riutilizzo dei materiali raccolti, rischia di non raggiungere quantità soddisfacenti. Ad oggi – pur se in un panorama poco uniforme – anche il nostro Paese si è dimostrato capace di  raggiungere ottime performance arrivando al 70 e 80% del riciclo. In realtà particolarmente virtuose si arriva addirittura attorno al 90 con percentuali di spreco minime. Aggiungere qualità a quantità non è semplice, ma Junker, l’app che aiuta il riciclo dà il suo piccolo importante contributo.

Leggi anche: “Siamo troppo poco circolari per salvare il Pianeta”. I dati del Circularity Gap report 2021

Cosa chiede l’Europa

Nel settembre 2020 sono state recepite due delle direttive Europee – approvate nel giugno 2018 – basate sulla riduzione degli scarti e sul recupero di risorse dai rifiuti. A partire dal 2023 la raccolta differenziata dei rifiuti organici diventerà obbligatoria. Si chiede inoltre all’Italia di raggiungere entro il 2025 il 55% di riciclo dei rifiuti urbani, mentre già nel 2030 per i soli imballaggi bisognerà aver raggiunto complessivamente il 70%. Entro il 2035 poi, il tetto massimo per lo stoccaggio in discarica dovrà essere del 10%.

Leggi anche: Rifiuti e imballaggi, parola d’ordine: prevenire

La tecnologia può venirci in aiuto

Non è un segreto che molta plastica sembra carta e viceversa, che alcuni involucri assolutamente “green” nel marketing e nella grafica poi lo siano ben poco nei fatti e che scendendo o risalendo le coste del nostro paese, anche a poche decine di chilometri, leggi e protocolli per disfarsi dell’organico cambino più velocemente dei dialetti.

“Ogni materiale con relativa filiera ha una storia a sé, in quella pur virtuosa della plastica, per esempio, è ancora poca la consapevolezza presso l’utenza di cosa sia un imballaggio e cosa non lo sia, per non parlare del Tetra Pak per riciclare il quale esistono solo due impianti in tutta Italia” ci dice Noemi De Santis di Junker

Sono più di 800 i comuni italiani abbonati a Junker, da nord a sud. Quasi un milione e mezzo di utenti raggiunti, spesso anche persone anziane che non avevano familiarità con i dispositivi elettronici. Si inquadra l’imballaggio ed immediatamente il sistema specifica in modo chiaro ed intuitivo la natura del prodotto ed il modo in cui smaltirlo. Qualunque sia il materiale, in qualunque parte del territorio nazionale ci si trovi mediante geolocalizzazione. Il tutto possibile grazie ad 1,6 milioni di prodotti in database, 225.000 dei quali aggiunti dalle sole segnalazioni dei fruitori, che possono anche segnalare inefficienze, ricevere notifiche ed informazioni puntuali sui calendari di raccolta, mantenendo un rapporto diretto e trasparente con le amministrazioni del territorio.

Continua Noemi De Santis: “Junker funziona perché oltre ad aiutare le amministrazioni, riesce anche ad evitare molte grane agli enti gestori, intervenire a monte del processo di riciclo, minimizzando sprechi ed inefficienze”.

Leggi anche: Il riciclo della carta in Italia spiegato con i numeri

Il nuovo regolamento ARERA

L’Autorità di Regolazione per Energia Reto e Ambiente, impone alle amministrazioni  di erogare strumenti che permettano all’utenza di poter eseguire al meglio la raccolta differenziata (evitando così multe e richiami), nonché esprimere opinioni, richieste di servizi aggiuntivi, critiche o consigli alle pratiche in essere sul territorio. Junker sostituisce in tempo reale qualunque pannello informativo o produzione fisica di istruzioni da parte dell’amministrazione.

Secondo l’opinione di Alessio Ciacci, storico sostenitore del riciclo in Italia, ed attuale presidente di Minerva, il consorzio pubblico  che gestisce in modo sostenibile i rifiuti del Comune di Colleferro ed altri otto Comini limitrofi: “Sostenibile fa quasi sempre rima con efficace, ed in un contesto come quello attuale in cui ancora si produce, e soprattutto si imballa, in modo sbagliato, tecnologie del genere risultano preziose per arginare guasti e sprechi ancora inevitabili”.

La sfida insomma,  non è  solo creare meno rifiuti per quanto differenziati, ma dare una seconda vita ai materiali, e aggiunge: “Quello che dobbiamo immaginare per i prossimi anni è una riprogettazione totale, fin dalle fasi produttive, di tutti gli imballaggi. Immaginare nuove filiere e scenari di sviluppo sui territori al fine di creare benessere. Tecnologia, scienza dei materiali, design, sembrano le parole d’ordine per un auspicabile futuro. Più fine è la selezione delle materie in entrata, più fine e “pulito” sarà il prodotto riutilizzabile, in una logica di qualità e non quantità. È in quest’ottica, che gioca un ruolo decisivo il filtro iniziale”.

Leggi anche: Cartoni per bevande, le difficoltà nella catena del riciclo

Verso una tariffazione puntuale e personalizzata

Sono sempre di più i Comuni che scelgono di muovere passi verso la tariffazione puntuale per l’imposta dei rifiuti, calcolata sull’effettiva quantità dei rifiuti prodotta, con risparmi esponenziali per tutta la comunità. “Per questo Junker è gratuita, per scelta etica certo, ma anche perché fa risparmiare le amministrazioni e non scarica nessun costo sull’utenza”, aggiunge De Santis. E a giudicare dai numeri di richieste, fatturato e potenziale creazione di opportunità lavorative, tutti in continuo aumento, appare chiaro che le buone pratiche potrebbero rivelarsi presto anche un ottimo affare.

© Riproduzione riservata

 

Scopri la piattaforma ICESP

Potrebbe interessarti

Ultime notizie